Con il titolo massimi Wba la boxe rotola sempre più all’indietro

I fatti separati dalle opinioni. Così ci ha insegnato Lamberto Sechi storico direttore di Panorama, vecchio maestro di giornalismo.
Ci provo.
Apro dunque, come è giusto che sia, con i fatti.
Domani notte 25 novembre, in diretta dalla Koenig-Pielsener Arena di Oberhausen in Germania, il network a pagamento BoxNation trasmetterà in diretta il match per il vacante titolo Wba dei pesi massimi. Sul ring Alexander Ustinov e Manuel Charr.
Proseguo con i fatti.
Manuel Charr negli ultimi sette match ha perso tre volte, due delle quali per ko: contro Povetkin e contro Mairis Briedis: sei centimetri più basso e 14,5 chili più leggero.  Non combatte dal 17 settembre 2016, è reduce da un’operazione di sostituzione dell’anca in maggio.

In questo periodo ha ottenuto quattro vittorie contro Michael Grant (42 anni all’epoca), Alex Leapai (36), Andrei Mazanik (31 anni, 574 per BoxRec che non sarà la bibbia del pugilato, ma un’idea del valore del pugile riesce comunque a dartela) che due mesi prima di quella sfida era stato messo ko da Smir Nebo e il massimo leggero albanese Sefer Seferi, a fatica tra i migliori cento della categoria.

Charr non figura nei primi 200 di BoxRec; nei Top 15 di Wbc, Ibf e Wbo; e ovviamente non è nei migliori dieci del Transnational Boxing Ranking Board e di The Ring.
La Wba, l’Ente governato da trentatrè anni dalla famiglia Mendoza, gli aveva promesso un match per il titolo entro il 2017 ed è stata di parola.
Alexander Ustinov festeggerà 41 anni tra due settimane. È rimasto inattivo per diciassette mesi, dal 12 dicembre 2015 al 19 maggio 2017. In questo periodo, in cui non ha disputato neppure un match, è salito dal numero 7 al numero 2 della classifica.


La Wba ha Anthony Joshua come supercampione mondiale.
Ora Ustinov e Charr si batteranno per il titolo di campione mondiale.
E già questo basterebbe a chiudere l’articolo. Ma vado avanti.
Prima di passare ai commenti, mi piace segnalare un altro paio di stranezze realizzate dai gestori dell’Associazione.


Luis Ortiz era numero 2 della classifica quando è stato trovato positivo (anabolizzanti) nel match dell’11 settembre 2014 contro Lateef Kayode. Squalificato per 12 mesi, ha visto la pena ridotta a nove e al suo rientro è stato inserito al numero 11 del ranking. Posizione che ha tenuto davvero poco. Gli è bastato un match facile facile per salire nuovamente al numero 8 (ha sconfitto Byron Polley, 27-18-1). Poi ha battuto Matlas Ariel Vidondo (20-1-1, un record costruito con rivali di medio/basso livello) ed è arrivato al numero 1, sfidante ufficiale. Quest’anno è ricaduto nel peccato del doping (diuretico) ed è momentaneamente uscito di scena.
Fres Oquendo, attuale numero 3 della Wba, ha 44 anni. È fermo dal 6 luglio 2014, dopo la sconfitta contro Ruslan Chagaev in un match in cui è stato anche trovato positivo al controllo antidoping. Inattivo dunque da tre anni e quattro mesi, è sceso dapprima al numero 6 per poi riguadagnare posizioni sino ad assestarsi al terzo gradino. Come ci sia riuscito nell’impresa senza mai combattere, resta un mistero.
Questi dunque i fatti.


Spesso mi chiedono perché il pugilato abbia perso quella grande popolarità che aveva in passato. La risposta richiederebbe un discorso articolato, impostato su diverse concause. Ma davanti a questi fatti mi cadono le braccia e dico: godiamoci quello che di bello è ancora rimasto di questo sport (il prossimo Lomachenko vs Rigondeaux ad esempio, gli show di Terence Crawford e altro ancora) e cancelliamo dal nostro cono di interesse tutto il resto.
Per quel che mi riguarda continuerò a sottolineare, con una frequenza che ad alcuni potrà sembrare irritante, le nefandezze degli Enti Mondiali. Sperare che qualcosa cambi è utopia allo stato puro…

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