Wu si dimette, Falcinelli lo propone come presidente onorario…

Il comunicato con cui l’Aiba annuncia le dimissioni del presidente Ching-Kuo Wu, per la sdolcinata scelta dei termini usati, merita di essere gustato nella sua interezza.
Il bollettino è stato pubblicato, in un primo momento all’interno del sito e non in homepage, con l’anonimo titolo “Aiba e Ching-Kuo Wu, dichiarazione congiunta”.

“L’International Boxing Association e Ching-Kuo Wu hanno annunciato oggi di aver accettato amichevolmente di risolvere i problemi di gestione all’interno dell’AIBA e di ritirare e chiudere tutte le relative procedure pendenti davanti ai tribunali civili e alla Commissione disciplinare dell’AIBA.

Entrambe le parti hanno convenuto che in questa fase non vi è alcuna indicazione di comportamenti non etici da entrambe le parti.

Dopo undici anni come presidente dell’AIBA, Wu ha deciso di dimettersi dalla sua posizione di presidente.

Wu ha detto che ha preso la decisione “Per lo sport che amo e a cui ho dedicato la mia vita. Ho a cuore l’interesse sia dell’AIBA che della boxe, continuerò a impegnarmi per garantire un passaggio senza problemi alla nuova leadership. Sono grato per il tempo che mi è stato concesso di servire il nostro sport, l’AIBA e la comunità del pugilato.”

Per il momento, l’italiano Franco Falcinelli conserverà il suo ruolo di Presidente AIBA ad interim esercitando tutti i poteri del Presidente in conformità con lo Statuto.

Falcinelli ha dichiarato: “Desidero ringraziare Ching-Kuo Wu per il contributo dato allo sport del pugilato e all’AIBA per molti anni, gli auguriamo tutto il meglio. Il nostro obiettivo è ora il futuro. Ci concentreremo sulla nostra missione principale di promuovere e sviluppare il nostro sport in collaborazione con le 202 federazioni nazionali.”

Falcinelli chiederà al Comitato Esecutivo di votare a favore di una raccomandazione per assegnare il ruolo di presidente onorario AIBA a Wu, previa ratifica del Congresso.

L’AIBA convocherà un Congresso Straordinario con tutte le federazioni nazionali il 27 gennaio 2018 a Dubai per prendere in considerazione in particolare i cambiamenti di governance proposti.”

Fin qui il Comunicato.

Ricordo brevemente alcuni recenti passaggi della guerra tra ilil presidente Ching-Kuo Wu e il Comitato Esecutivo, composto da Franco Falcinelli (Italia), Terry Smith (Galles), Pat Fiacco (Canada), Alberto Puig De La Barca (Cuba), Mohamed Moustahsane (Marocco).

Il CE ha accusato negli ultimi mesi (a partire dal 24 luglio in occasione del Congresso di Mosca) Wu di aver causato problemi finanziari, di avere accumulato debiti dai tredici ai trenta milioni di dollari, di non avere mai risposto alle domande di ordine amministrativo, di avere creato all’interno dell’organizzazione un clima difficile instaurando la cultura della  paura.

Il CE ha votato la sfiducia del presidente e ne ha chiesto le dimissioni.

Wu ha replicando definendo false tutte le accuse e accusando a sua volta il CE di avere agito tentando di mettere in atto un vero e proprio colpo militare contro di lui.

E adesso ci raccontano che sono tutti bravi, belli e buoni. E il presidente a interim propone Wu come presidente onorario…

Se tanto mi dà tanto, c’è da aspettarsi un futuro del tutto uguale al passato.

Un passato che con Wu (in carica dal 2006) ha portato il pugilato ai disastrosi Giochi di Londra 2012, la peggiore Olimpiade della storia(a pari merito con Seul 1988) per quel che riguarda la gestione di arbitri e giudici dei tornei.

Wu è stato anche l’artefice del capolavoro dei professionisti trattati come appestati, minacciando squalifiche e sanzioni ancora più gravi per chiunque non evitasse il contatto, costringendo tutte le Federazioni a disfarsi del settore. L’Italia è stata in prima fila a muoversi su questa linea. Salvo poi, a pochi mesi dai Giochi di Rio 2016, cancellare qualsiasi abiura e portare di peso il professionismo all’Olimpiade. Alla fine solo pochi pugili, non di primissimo piano, hanno aderito al programma.

È stato quello che ha cambiato i criteri di giudizio. Cinque arbitri, le macchinette, tre arbitri, i cartellini. Mancava il lancio della monetina e la morra ed eravamo al completo.

L’Aiba ha toccato il fondo sotto questa amministrazione. Ma il modo con cui le parti si sono salutate, tra baci e abbracci e promesse di presidenza ad honorem, mi ha convinto che cambiare non sarà difficile, sarà impossibile.

Tempi duri ci aspettano.

 

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