Quando l’America celebrava Mazzinghi vincitore di Don Fullmer

Stavo cercando un libro, ne ho trovato un altro.
“La grande boxe in copertina” di Vincenzo Belfiore, l’uomo che possiede la più vasta collezione di riviste, libri, ricordi cartacei che appassionato di pugilato abbia mai visto.
Una volta, tanti anni fa, ero in giro a caccia di cimeli per capire se fosse possibile mettere in piedi il progetto per il Museo della Boxe che avrebbe dovuto essere ospitato a Santa Maria degli Angeli.
Alla fine quel progetto l’avevamo fatto (Daniele Redaelli e Gianfranco Colasante erano gli altri due coraggiosi coinvolti nell’ardua impresa) e quello che avevamo visto in casa di Vincenzo aveva rappresentato una spinta importante, un’immagine che sarebbe rimasta per sempre nei nostri occhi.
Il Museo si è fatto, il nostro progetto è stato tenuto (parzialmente) in considerazione.
Torniamo al libro.
Belfiore vi ha raccolto le copertine regionali, nazionali e internazionali che illustrano storie di pugilato. Tra queste ne ho scoperta una americana, Boxing Illustrated con cui ho anche collaborato, che celebrava la vittoria di Sandro Mazzinghi (all’epoca 25-1-0, 25 anni) al Vigorelli di Milano contro Don Fullmer (30-7-1, 24 anni) per kot a 2:59 dell’ottavo round.
Di quel match ne ho parlato in “Anche i pugili piangono“, la storia drammatica e magica della vita del campione toscano.
“Don Fullmer viene dallo Utah, ha chiuso la carriera da dilettante con 65 vittorie e nessuna sconfitta. Appartiene a una famiglia di pugili. Il fratello Gene è stato campione del mondo dei pesi medi e anche l’altro fratello Jay ha avuto una discreta carriera. La voglia di combattere l’hanno ereditata dal papà.
Lawrence Fullmer, detto Tuff, è stato capace di affrontare contemporaneamente sei colossi ubriachi di birra. Li ha messi tutti knock out all’interno di un saloon. Dalle sue parti è diventato una leggenda.
Ha chiamato Gene il secondo dei quattro figli perché tifava Gene Tunney quando ha sconfitto Dempsey. Avesse perso, il nome del campione del mondo sarebbe stato Jack Fullmer.
Don lavora, fa il muratore e allo stesso tempo è pompiere part time. Ogni mattina si sveglia alle sei, fa footing, poi va al cantiere. Il pomeriggio, puntuale, arriva in palestra. Fisico un po’ troppo robusto per entrare nei limiti di peso dei superwelter,  quando è sotto match mangia solo fiocchi di latte e lattuga, si disseta succhiando cubetti di ghiaccio.
Contro Mazzinghi non ce la fa ad andare alla distanza. Finisce kot in meno di otto riprese, l’arbitro Giovanni Pedrazzoli ferma il match. L’americano non è più in grado di continuare, è completamente groggy.”

 

Advertisements