Stiverne dieci chili sopra il peso forma. Wilder lo mette ko in un round

I pesi massimi continuano la loro corsa verso il fondo della credibilità.
A New York abbiamo assistito all’ennesima farsa.
Bermane Stiverne, 39 anni, inattivo da due, è salito sul ring come numero 1 del World Boxing Council.
Ha affrontato Deontay Wilder, detentore del titolo e imbattuto (39-0, 38 ko). Era una rivincita, i due si erano incontrati il 17 gennaio 2015 e Wilder aveva vinto anche in quell’occasione. Ma l’aveva fatto ai punti e per tutto questo tempo Stiverne si era vantato del fatto che era stato l’unico ad averlo portato sino all’ultimo gong. Peccato che avesse perso nettamente quella sfida (118-109, 119-108, 120-107). Dopo il mondiale, Bermane aveva combattuto una sola altra volta, il 14 novembre 2015 superando a fatica ai punti (96-93, 96-93, 95-94) Derric Rossy dopo essere finito knock down nel round iniziale contro un pugile con un record non certo esaltante: 30-10-0.
Questa la strada che ha portato al titolo disputato al Barclay Center di Brooklyn.


Ma evidentemente Bermane Stiverne non ha capito l’entità del regalo ricevuto.
Lui che è alto 1.88 ha segnato un peso di 115,500, almeno dieci chili sopra il limite che indicherebbe un buono stato di forma. Pancia che non riusciva a essere contenuta nella cintura, tette abbondanti. Una vergogna. Ma come si fa a presentarsi in quelle condizioni a un match per la corona?
Deontay Wilder (2.01 per 100 chili di peso) lo ha distrutto in meno di un round.
Una vergogna per i pesi massimi, per la boxe, per la credibilità dello sport.
Il Wbc dovrebbe rispondere a una semplice domanda: come si fa a mettere al numero 1 della classifica un pugile inattivo da due anni?


Il clan di Stiverne dovrebbe dirci come si fa a presentare uno sfidante al titolo in quelle condizioni.
Ma ho finito di meravigliarmi. La boxe dei pesi massimi è riserva di caccia per chiunque non ami questo sport.
Wilder vs Joshua è l’unico match possibile. Tutto il resto è noia.

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