Salvatore Cherchi: Takam è veloce e potente, può battere Joshua

Salvatore Cherchi è da una vita nella boxe.

L’ho conosciuto alla fine degli anni Settanta, nello scantinato di una vecchia palestra romana dove ero andato per intervistare Rocky Mattioli.

È stato a lungo al fianco di Umberto Branchini e quando il Cardinale se ne è andato per sempre, Salvatore si è messo in proprio.

Ha gestito i campioni del mondo Giovanni Parisi, Vincenzo Nardiello, Stefano Zoff, Michele Piccirillo, Christian Sanavia, Silvio Branco, Simona Galassi, Giacobbe Fragomeni.

È a capo della OpiSince82, società che ha le sue origini nella vecchia Opi inventata da Umberto Branchini, quella in cui si muoveva da protagonista un giovanissimo Giovanni Branchini oggi tra i più importanti procuratori di calcio del mondo.

Negli ultimi tempi avevo sentito Salvatore carico di nuovo entusiasmo. Stava inseguendo un sogno. Quando me ne parlava ascoltavo, ma dentro di me pensavo fosse di difficilissima realizzazione.

E invece ieri notte ce l’ha fatta.

Un suo pugile, Carlos Takam (35-3-1, 27 ko), si batterà per il titolo più prestigioso. Quello dei pesi massimi. Il 28 affronterà nello stadio di Cardiff l’imbattuto Anthony Joshua (19-0, 19 ko) per i titoli Wba e Ibf.

 

Salvatore, quale è il tuo rapporto di lavoro con Takam?

“Sono il suo promoter”.

Da quanto tempo lo hai sotto contratto?

“Due anni”.

Quando avete saputo che si sarebbe battuto per il mondiale?

“Eddie Hearn ci aveva detto di tenerci pronti nel caso in cui Pulev non potesse rispettare l’impegno. In pratica sapevamo di essere la prima scelta in caso di forfait sino dalla firma dell’accordo tra il campione e lo sfidante ufficiale. Se Pulev avesse affrontato Joshua, Takam avrebbe combattuto il 4 novembre a Montecarlo”.

Dove si sta allenando Carlos?

“A Parigi con il suo maestro Joseph German, lo stesso che ha portato JeanMarc Mormeck a battersi a livello assoluto”.

Match terribile quello contro Joshua, pensi che Takam abbia una possibilità di vittoria?

“Ne sono convinto”.

E cosa ti spinge ad essere così ottimista?

“Carlos sul ring ha una grande intelligenza tattica, è veloce e potente. E ha un sinistro che potrebbe creare qualche problema al campione. È esperto, si muove bene e picchia. L’altro è un grande pugile, ma qualche difetto in difesa ce l’ha. Sarà durissima, ma credo che il mio assistito possa uscirne vincitore”.

Che tipo è Carlos Takam?

“Una persona seria. Uno che non ha vizi. Non beve, non fuma e la sera va a dormire presto come ogni atleta che voglia arrivare al massimo. Vive da solo a Parigi, non ho mai avuto alcun dubbio su di lui”.

Quale è il suo peso attuale?

“Centodieci, centododici chili”.

Non è un po’ troppo per uno che non arriva a 1,90?

“No. Se lo vedi sul ring ti sembra un armadio. È compatto, muscoloso, resistente”.

Quando ti sei convinto che potesse puntare al massimo?

“Fin da quando l’ho preso. Ho subito avuto fiducia in lui. E poi l’ho visto contro Joseph Parker. Il match era suo, poteva vincerlo prima del limite. Ha dato una grande dimostrazione di sostanza pugilistica”.

Credo sia quasi impossibile che possa battere Joshua. Ma se invece dovessi avere ragione tu, cosa accadrebbe dopo?

“Cercherei di fargli fare tre difese e poi mi farei da parte. Giro il mondo per passione, mi danno l’anima, lavoro sodo. È tempo di rallentare. Se dovesse davvero andare come sogno, mi ritaglerei un ruolo da supervisore e lascerei campo libero ai miei figli. Christian e Alessandro sono bravi, stanno facendo la giusta esperienza e sapranno farsi valere”.

In bocca al lupo, Salvatore.

“Dario, io il lupo me lo mangio…”

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