In arrivo una nuova categoria di peso. I mali della boxe…

Sembra che il World Boxing Council voglia introdurre una nuova categoria di peso, i supermassimi.
Sembra che voglia farlo entro i prossimi sei mesi.
Da diciassette si passerebbe così a diciotto.
Nel 1913 erano solo otto.
Mosca fino a 50,802 kg.
Gallo 53,525.
Piuma 57,153.
Leggeri 61,235.
Welter 66,678.
Medi 72,574.
Mediomassimi 79,378.
Massimi oltre i 79,378.

La categoria regina ha continuato ad accumulare chili.
Jack Broughton nel 1738 aveva fissato il limite oltre i 72,700.
Nel 1920 la NYSAC (New York State Athletic Commission) l’aveva portato a oltre i 79,378.
Il Wbc nel 1979, la Wba nel 1982 e l’Ibf nel 1983 l’avevano fissato a oltre i 90,718.
Adesso il Wbc sta pensando di scindere i massimi e creare i supermassimi per chiunque ecceda un limite che non ha ancora definito.

Si preoccupano, dicono, per la salute degli atleti.
E allora perché non intervengono in maniera seria sulla disidratazione del corpo.
È di ieri la nota emessa dal Wbc durante il Congresso di Baku.
Il World Boxing Council raccomanda i pugili di portare un piccolo regolatore in tasca per controllare il colore delle loro urine, sarà quel colore a determinare se sono correttamente idratati. Il precursore “Pee pee”, o auto-regolatore, ha un grafico a colori che va da un giallo pallido che indica buona salute a un argento profondo o addirittura marrone che evidenza una grave disidratazione e la necessità di un’attenzione medica tempestiva”.
Pensano che questo basterà a risolvere il problema?
Ogni pugile dovrebbe sapere quali siano i rischi che corre non seguendo una dieta equilibrata, aiutandosi con la medicina, seguendo pratica assurde.
E se non lo capisse da solo, bisognerebbe indurlo a ragione con regole precise e punizioni adeguate.

E poi, si occupassero anche del catch weight.
Qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale motivo due pugili possano accordarsi per un mondiale fissando loro stessi un limite di peso della categoria, pur avendone a disposizione quasi due decine stabilite dai regolamenti.
Dico, fate pure un match a un peso concordato, ma per quale stramaledetto motivo deve essere considerato campionato di una categoria che prevede un altro limite?
Oggi ne abbiamo diciassette.
Paglia fino a 47,627 kg.
Minimosca 48,988.
Mosca 50,802.
Supermosca 52,163.
Gallo 53,525.
Supergallo 55,225.
Piuma 57,153.
Superpiuma 58,967.
Leggeri 61,235.
Superleggeri 63,503.
Welter 66,678.
Superwelter 69,850.
Medi 72,574.
Supermedi 76,203.
Mediomassimi 79,378.
Massimi leggeri 90,892.
Massimi oltre 90,892.

Quattro Enti mondiali (Wbc, Wba, Ibf, Wbo) distribuiscono titoli. Nel migliore dei casi ci sono quattro campioni per categoria. Il pugilato è l’unico sport al mondo a non avere un unico Ente che lo gestisca e un solo campione che lo rappresenti. La World Boxing Association nei supergallo, piuma, medi, mediomassimi e massimi leggeri ha addirittura tre detentori del titolo: il campione del mondo, il supercampione del mondo e il campione a interim.

Qualcuno ha provato a rendere meno caotica la situazione creando una classifica unica che prendesse in considerazione i risultati e il valore dei pugili, chiamando campione solo chi abbia realmente i titoli per definirsi tale. Il Transnational Boxing Rankings Board (TBRB) l’ha fatto con professionalità e competenza, per questo merita rispetto. Ma, non per sua colpa, è un organismo noto esclusivamente all’interno dell’universo specifico a cui si rivolge. Non lo conoscono gli appassionati in generale e (purtroppo) anche molti maestri o pugili ne ignorano l’esistenza e gli scopi.

Penso che tutto questo accada perché molti di noi camminano senza curarsi di quello che hanno attorno, adattandosi alle nuove situazioni senza chiedersi perché avvengano e chi ci guadagni, fingendo di non vedere i cambiamenti perché preferiscono subirli. Oggi più che mai dovrebbe valere il vecchio detto: non è l’etichetta appiccicata su un match a stabilirne il livello, è la bravura dei due pugili a imprimere il marchio del valore assoluto.

La frantumazione dei titoli, stanno per diventare settantadue mondiali per diciotto categorie!, ha rivoluzionato la boxe.
Ora per essere credibili e vendere meglio il prodotto si tende a cercare di salire sempre più di livello.
Quest’anno abbiamo visto Joshua vs Klitschko, Alvarez vs Goovkin, Ward vs Kovalev, Crawford vs Indongo, Husyk vs Huck, Brook vs Spence jr, Thurman vs Garcia, Bellew vs Haye. Avremo Lomachenko vs Rigondeaux. Bello, fantastico sul breve. Inquietante sulla lunga distanza.


Sono sfide che hanno portato e porteranno popolarità all’evento e ricche borse ai protagonisti. Ma hanno anche evidenziato come gli organizzatori siano costretti ad alzare il livello delle proposte, lasciando a pochi personaggi i grandi guadagni e offrendo al resto del gruppo compensi decisamente medio/bassi.
L’offerta ha dovuto riaffidarsi alla qualità per garantirsi successo economico e richiamo popolare. Così facendo ha però destabilizzato il mercato. In troppi si trovano a battersi per un titolo ricevendone in cambio (relativamente) pochi soldi.
Alla qualità bisognerebbe abbinare la credibilità, lo spessore del titolo in palio, il ritorno all’unico campione, un solo regolamento valido per qualsiasi combattimento. Un solo Ente a decidere classifiche, sfidanti, arbitri e criteri di valutazione. Il campione dovrebbe tornare ad essere un punto di riferimento assoluto, riconosciuto e riconoscibile da tutti. Mi fermo qui, da una decina di righe ho sconfinato nell’utopia.
Siamo destinati a navigare a vista e quando i veri campioni da esibire saranno finiti, si sprofonderà tutti nella stessa noia che ha già avvolto la categoria regina.
Non ditemi che Ortiz, Stiverne, Pulev, Parker, Bellew, Povetkin vi fanno sognare…

 

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