Ewa scrive dalla Polonia. Spera che un giorno gli italiani tifino per lei…

Sabato scorso Ewa Brodnicka (13-0), polacca di 32 anni, ha conquistato il titolo interim Wbo dei superpiuma, dopo avere vinto quello europeo dei leggeri. Due anni fa, quando aveva alle spalle solo sei match, mi ha scritto una lettera presso il sito con cui collaboro. Mi sembra l’occasione giusta per riproporre quelle parole, ci aiutano a conoscerla meglio.

Caro Boxeringweb ti scrivo,
voglio farmi conoscere un po’.

Mi chiamo Ewa Brodnicka, ho trent’anni e pratico il pugilato da professionista.

Ricordo ancora la notte in cui ho tirato il mio primo pugno. Stavo festeggiando, con alcuni amici e mio fratello, l’ultimo dell’anno in un locale. Un ragazzo ubriaco mi ha fatto delle avance, io l’ho respinto e lui è diventato sempre più aggressivo. Ha cominciato a spingermi. Mi spingeva forte, così per difendermi ho tirato un destro di puro istinto. È finito in terra con il naso rotto.

Mio fratello non era abbastanza vicino per aiutarmi, ma aveva comunque visto la scena e il giorno dopo l’ha raccontata a mio padre. Avevo paura. Papà era sempre stato contro la violenza. Non mi ha sgridato, con mia grande meraviglia mi ha invece portata in una palestra di Varsavia.

Se proprio vuoi picchiare qualcuno, fallo dentro le regole del pugilato. Hai steso uno che era il doppio di te, se hai dentro il talento del guerriero il ring è il posto migliore per mostrarlo.”

Ero una ragazza vivace. I miei genitori dicevano che era impossibile vedermi giocare con le bambole, mentre era molto più facile che mi lanciassi dagli alberi facendo bow jumping.

All’epoca vivevo a Zakroczym, una cittadina sulle rive del fiume Vistola nelle immediate vicinanze di Varsavia e della foresta di Kampinos. Una comunità agricola, famosa per la produzione di frutta e verdura. Un ambiente naturale, con boschi, corsi d’acqua e qualsiasi altra cosa un bambino possa desiderare per divertirsi.

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Ma non avevamo una palestra. Ogni giorno dovevo fare cinquanta chilometri per andare a Varsavia ad allenarmi. Avevo cominciato a spostarmi col treno, ma d’inverno dalle nostre parti il termometro scende anche a – 25 gradi. A Natale, quando avevo già compiuto i 21 anni, ho avuto in regalo una vecchia macchina. Era messa male, mi faceva temere che da un momento all’altro mi avrebbe lasciato per strada e invece ha fatto sino in fondo il suo dovere. Andavo a scuola al mattino, nel pomeriggio mi allenavo a Varsavia, la sera tornavo a casa a studiare.

Lo sport ha sempre fatto parte della vita della mia famiglia. Da bambina ho praticato il basket, forse per questo adoro Michael Jordan. È il mio idolo. Ma ho anche fatto nuoto, corsa, ciclismo, danza moderna ed equitazione.

Ecco, andare a cavallo è un’altra delle cose che amo. Ricordo con grande piacere le ore passate cavalcando lungo le rive del fiume Vistula. Quando riesco ad avere un po’ di tempo libero, lo faccio ancora. Mi sento libera e felice mentre galoppo in sella ad April, il cavallo di mio zio.

Non ho mai avuto paura del primo pugno in faccia. Ero abituata a giocare con i ragazzini, a lottare con loro: colpi quindi ne avevo già presi. Quando hanno saputo che avrei praticato la boxe, gli amici mi hanno detto: “Lascia perdere: ti romperanno il naso, distruggerai il tuo volto.”

Io invece pensavo che le difficoltà sarebbero venute dal disciplinare la mia voglia di reagire quando venivo colpita, dal non farmi condizionare dalla rabbia. Nella boxe devi usare la testa ancora più delle mani.

Fino a qualche anno fa quando dicevo a un ragazzo che ero una pugile professionista, lui si sorprendeva. Adesso ci sono molte più donne che cercano di farsi strada in quegli sport che sembravano monopolio degli uomini. Così ora i ragazzi non mi chiedono più se ho paura di rompermi il naso, ma domandano se anche facendo uno sport così duro io riesca a restare donna, femmina.

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Lo sono sicuramente nell’animo, credo anche di esserlo nel modo in cui affronto la vita. E il mio fidanzato dice che nel modo di comportarmi e nel look non ho mai perso la femminilità.

Ho cominciato a tirare seriamente di boxe nel 2007, quando ho perso solo in finale nel campionato polacco, categoria pesi leggeri. Dopo qualche anno da dilettante, nel 2011 sono passata alla kick boxing. Ho vinto il bronzo nel light contact e l’argento nel full contact alla Coppa del Mondo. A febbraio 2012 ho debuttato nel pugilato professionistico.

In Polonia era difficile trovare qualcuno che accettasse di darmi una possibilità. Il pugilato femminile non va di moda. Per questo avevo pensato di trasferirmi in Germania. Poi ho trovato il promoter Mariusz Grabowski  della Tymex Boxing Promotion e le cose sono cambiate. Anche se, a dire il vero, il primo match ho dovuto pagarmelo da sola. Gli amici pensavano che intascassi chissà quale borsa, invece ero lì a spendere i miei soldi.

A convincermi a rimanere nel mio Paese è stato l’arrivo di uno sponsor, la B.ILO Poland di Marco Beniamino Brioschi. Potevo cominciare a inseguire i miei sogni.

Dopo tre successi, ho ottenuto una chance per battermi sui dieci round, nei superleggeri, per l’Intercontinentale della World Boxing Federation. Ero all’esordio su quella distanza. Ho sconfitto con decisione unanime la bulgara Kremana Petkova.  Il nostro era l’incontro principale della serata. Una grande emozione, ma anche la consapevolezza che avevo cominciato a fare sul serio.

Sì, faccio dei sacrifici. Ma non mi lamento, ho scelto io questa vita. Mangio regolare, non faccio tardi la sera, non vado alle feste, non bevo alcolici. Mi alleno due volte al giorno, due ore per ogni seduta. Due volte alla settimana insegno Aerobox. Mi sono laureata all’Accademia di Educazione Fisica di Varsavia, dove per cinque anni ho vissuto nel campus universitario. Sono maestra di educazione fisica con specializzazione in nuoto, sci e pugilato.

Quando smetterò di boxare, mi piacerebbe realizzare un sogno: lavorare come giornalista. Penso anche di formare una famiglia, sempre che il mio uomo accetti una compagna a cui non piace cucinare. Vorrei avere un bambino e renderlo felice.

La boxe mi ha insegnato ad avere fiducia in me stessa, a essere umile. Mi ha dato una visione migliore della vita. E’ per questo che non finirò mai di ringraziarla.

Spero che dopo questa lettera gli italiani abbiano la curiosità di conoscermi meglio, che vogliano seguire i miei incontri, e che magari un giorno arrivino addirittura a tifare per me.

Un saluto a tutti. Ora siamo amici, perché chiunque ami la boxe è un mio amico.

Ewa Brodnicka

P.S. Le foto (molte delle quali si riferiscono alla conquista del titolo interim Wbo dei superpiuma contro Irma Balijagic Adler) sono tratte dalla Facebook Official Fanpage della campionessa.

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