Bruno Arcari, l’imbattibile. Dieci mondiali, altrettante vittorie…

Tutta la sua carriera è stata caratterizzata da una suggestiva, ma spesso fraintesa ricerca della coerenza: da uno struggente bisogno di semplicità, di cose umili, vere. Ecco come e perché il più grande dei nostri pugili [ … ] è risultato il meno applaudito.
(Franco Dominici)

Questa mattina navigando su Internet ho visto una foto di Bruno Arcari. Mi è tornato alla mente un pezzo di Franco Dominici, uno dei tanti splendidi ritratti fatti da quel grande giornalista. L’avevo letto su “Storia del pugilato” scritto nell’82 da Orlando “Rocky” Giuliano. E allora ho sentito il desiderio di fare qualcosa, di riproporre in piccolo le imprese di quel campione, perché Bruno Arcari è stato un fenomeno della boxe mondiale.

Un pugilato particolare il suo, tutto giocato sulla corta distanza. Una boxe per intenditori. Un demolitore che sgretolava la resistenza degli avversari. Mancino, picchiava duro anche di destro.

Ha chiuso la carriera con un record di 70-2-1, con 38 successi per ko. Le due uniche sconfitte sono arrivate entrambe per ferita: all’esordio contro Franco Colella e nel match tricolore contro Massimo Consolati. La fragilità delle arcate sopracciliari era il suo unico punto debole.

 

Campione italiano, europeo (sopra la conquista contro Johann Orsolics) e mondiale.

Ha conquistato il titolo dei superleggeri Wbc il 31 gennaio 1970 (sotto il match contro Pedro Adigue), lo ha abbandonato imbattuto il 16 febbraio 1974 dopo averlo difeso nove volte. Dieci sfide mondiali, altrettante vittorie, sette prima del limite.

Il 3 aprile del ’76, aveva 34 anni, ha affrontato il ventiduenne Rocky Mattioli al limite dei superwelter. Match pari in dieci riprese. Diciotto mesi dopo Mattioli conquistava il titolo dei superwelter Wbc mettendo ko in cinque round Eckhard Dagge a Berlino.

Alfonso Speranza e Armando Causa, maestri alla Palesta G. Mameli di Genova, il manager Rocco Agostino (sopra con Arcari) e l’organizzatore Rino Tommasi ne hanno guidato l’intera carriera.

Si è ritirato il 7 luglio 1978.

È nato il giorno di Capodanno del ’42 ad Atina, nel frusinate. Si è trasferito piccolissimo a Genova.

Un grandissimo.

Non avendolo molto amato, la gente lo ha subito dimenticato; avendolo dovuto sopportare, molti critici non lo hanno più cercato. Bruno Arcari è rimasto nei suoi silenzi e nelle sue abitudini, ma è stato, nella storia moderna del nostro pugilato, l’unico imbattibile.
(Franco Dominici)

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