Il pugilato italiano non mi interessa più. Sono un uomo fortunato, posso scegliere…

ali

Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione.
Significa che la maggioranza ha il diritto di governare
(Umberto Eco)

Chiedo scusa, ma in questo pezzo parlerò di me.
Vi ho avvertito, se deciderete di andare avanti lo farete a vostro rischio e pericolo.

Non sto qui a raccontarvi come e perché non esulti davanti all’elezione di Vittorio Lai alla presidenza della Federboxe. Su questo tema ho scritto più di un articolo negli ultimi mesi. Credo sarebbe noioso tornare su quei temi, sarebbe sbagliato prendermela con chi non li ha condivisi.

Ho ascoltato in queste ore alcuni estimatori di Eco ripetere, con il pensiero rivolto al popolo della boxe, un’altra sua celebre frase: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
Sarò chiaro.
Mi rifiuto di accompagnare chiunque si incammini lungo questa strada.
Le sconfitte vanno accettate.

oliva

Resta la tristezza di fondo.

Il pugilato italiano che ha premiato Lai (51,3% dei voti, non quella cavalcata trionfale che molti detrattori di Andrea Locatelli pensavano dovesse essere) rappresenta ai miei occhi tutto quello che non amo di questo sport.

Non sto dicendo che chi non la pensa come me sbaglia. Sarebbe un’affermazione assai simile a un dogma (Principio fondamentale, verità universale e indiscutibile o affermata come tale), quindi non mi appartiene. Sto semplicemente dicendo che accetto il risultato, ma resto fermo nelle mie convinzioni.

“Chiunque può arrabbiarsi, questo è facile; ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile” (Aristotele)

tommasogalli

Ecco, oggi sono profondamente arrabbiato perché sento che mi hanno privato di qualcosa che non ha prezzo. La passione.

Da questo momento il pugilato italiano non mi interessa più.

Non mi interessano le vicessitudini politico/dirigenziali, gli eventi, i protagonisti. Continuerò a occuparmi della sua storia, quel meraviglioso bagaglio di esperienze nessuno potrà mai togliermelo.

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A qualcuno farà piacere. E questo non farà altro che confermare la giustezza della mia scelta. Ma proprio non ce la faccio più. Non riesco a muovermi in un mondo in cui non mi riconosco, mi giro attorno e vedo solo maschere dietro cui si nascondono persone con cui non sento la necessità di relazionarmi.

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Non vivo di boxe, fortunatamente. Il pugilato oggi per me è solo una passione antica nata quasi mezzo secolo fa. Continuerò a seguirlo a livello internazionale su Boxeringweb, scriverò per Absolutely Free altri libri sui campioni di ieri (italiani o stranieri che siano), racconterò sul mio Blog (dartortorromeo.com) storie che appartengono ai cittadini del mondo. Ho la fortuna di essere un uomo libero, non devo pagare cambiali a nessuno. Posso permettermi il lusso di scegliere chi frequentare.

Il mio amico Alessandro Ferrarini dice che sono un ingenuo sognatore, uno che si illude che il mondo possa cambiare e aggiunge: il pugilato non è poi così diverso dalla società in cui viviamo. Ha ragione, in fondo ne è semplicemente parte integrante. Capisco, ma non mi adeguo. Non riesco più a muovermi in un contesto che sprigiona, a mio avviso per carità, solo segnali negativi. E allora, ho deciso.

Con la boxe di casa nostra chiudo qui.

Da oggi questo rompicoglioni non si occuperà più di voi.
Staremo tutti meglio.

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Nelle foto alcuni ricordi: Muhammad Ali, Patrizio Oliva, Tommaso Galli, Leonard Bundu, Archie Moore, Thomas Hearns, Valerio Nati, Luigi Minchillo, Mario Romersi, Emile Griffith e Rocco Agostino, Sandro Mazzinghi.

 

 

 

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