Una triste storia di omofobia, violenza sui social network, voglia di farsi giustizia da soli…

yusaf-mack

Questa è una triste storia in cui si mescolano alcune brutture della vita moderna.
L’omofobia, l’uso verbalmente violento dei social network, la voglia di farsi giustizia da soli, lo schermo di bugie dietro cui spesso ci si nasconde lungo il cammino della vita.

Tutto comincia più di un anno fa.

Mack

Metà ottobre 2015, Yusaf Mack passeggia verso casa della nonna, tra la 40th Street e Lancaster Avenue a Filadelfia. Un gruppo di ragazzi comincia a fissarlo. Nessuno di loro dice una parola, ma non gli staccano gli occhi di dosso.

Yusaf è un signore di 35 anni dal fisico esuberante. Un metro e ottantacinque per ottanta chili. È stato pugile con un discreto record: 31-8-2, 17 ko e due tentativi mondiali andati male nei mediomassimi e supermedi Ibf contro Tavoris Cloud e Carl Froch.

Si gira in continuazione, vuole capire se ce l’abbiano con lui e nel caso così fosse è curioso di sapere il perché. Yusaf non era più un pugile in attività un anno. Una sconfitta ai punti in sei riprese contro Cory Cummings l’ha convinto a scendere dal ring. Non è certo una celebrità. E allora perché quelli continuavano a fissarlo?

È uno che lo conosce, un amico, a farsi avanti. La storia la racconta per primo il sito americano philly.com.

-Ehi amico, te la devi passare proprio male!

Che dici? Perché mi parli così?

-Solo uno che se la passa davvero male può accettare di girare un film porno con scene di sesso gay tra tre uomini.

Ma che dici? A me piacciono le donne. Ho dieci figli, ho fatto il primo che avevo poco più di quattordici anni. Mi prendono in giro perché dicono che non perdono, mi chiamano il fornicatore. E tu mi vieni a parlare di scene di sesso con altri uomini? Sei pazzo oltre che bugiardo”.

-Forse sarò pazzo, ma c’è un film che ti inchioda. Quello che si ammucchia con altri due uomini sei tu. Non ci sono dubbi.

NYDN

Il video circola ancora su Internet. E sembra proprio che uno dei tre protagonisti sia Yosaf. In quanto a sesso, non c’è il minimo dubbio che lo stiano facendo.

Lui cerca di spiegare la vicenda in un’intervista al Daily News.

-Yusaf, come è andata?

A gennaio ho letto su Facebook un’offerta per girare un film porno dietro buon pagamento. Ho risposto, ma non mi hanno fatto più sapere nulla”.

-E poi?

A giugno mi hanno chiamato, mi hanno detto di presentarmi. Ho preso il treno, poi il bus e sono arrivato nel Bronx. Avevo l’indirizzo in tasca. Sono andato. Mi hanno aperto e appena entrato nell’appartamento ho visto tre, quattro ragazze nude che giravano per le stanze. Allora mi sono detto: qui bisogna prepararsi. Ho chiesto qualcosa che mi aiutasse. Ho preso una pillola e l’ho buttata giù con l’aiuto della vodka”.

Fin qui sembra il normale approccio per girare una scena hard.

Il fatto è che da quel momento in poi non ricordo più niente. Il buio totale. La prima immagine che mi viene in mente dopo aver mandato giù la pillola è quella che mi immortala sulla banchina della stazione ferroviaria sulla 30th Strada. In tasca avevo 4.500 dollari. Il resto è nebbia, buio, niente”.

Alla perdita di memoria, Yosaf associa il fatto di come non sia più riuscito a entrare nella sua pagina di Facebook. Ha perso la parola chiave ed ha dovuto cambiare account. Il sito che manda su Internet il video porno gay non ha mai risposto alle sue chiamate.

yusaf_mack3

Il Daily News ipotizza la possibilità che Mack, noto nel giro con il soprannome di Mack Attack, sia stato drogato. Magari con una pillola di GHB, gamma-Hydrobutyric acid. Una pasticca che abbatte le inizibioni e favorisce la pratica sessuale. La chiamano anche date rape doping, in altre parole la usano gli stupratori quando vogliono rendere arrendevoli le vittime.

Le uniche volte che ho toccato un uomo è stato durante un match” dice Yosaf Mack che rimanda a tempo indeterminato il matrimonio con l’ultima fidanzata.

È cresciuto a Filadelfia, ai Mill Creek Apartments nella zona ovest della città. Si è diplomato alla University City High School. Il pugilato è da sempre il suo grande amore, è entrato per la prima volta in palestra a sette anni. Ha guadagnato buone borse, anche se non eccezionali. Ma evidentemente non è riuscito a farle fruttare.

In crisi di soldi ha accettato di girare quel film porno.

Ora che anche i suoi figli gli chiedono perché abbia fatto sesso con altri due uomini e perché il tutto sia visibile in un video, ha capito di trovarsi in un grosso pasticcio.

Il sito DawgPoundUSA confuta ogni sua affermazione, scrive che era perfettamente consapevole di quello che stava facendo. Yusaf rilascia una dichiarazione ammettendo che è bisessuale e ha mentito quando ha affermato di essere stato drogato.

Una settimana dopo confessa di essere gay e si scusa con la moglie e la famiglia.

Ma la storia non si chiude. Un twitter troll tormenta Yusaf Mack che oggi ha 37 anni.

tròll s. m. – In Internet, utente che interagisce con gli altri con atteggiamento fastidioso e provocatorio per disturbare la normale convivenza delle community e dei social network, al fine di causare conflitti interpersonali e polemiche online. Il rimedio generalmente adottato contro un simile comportamento è l’isolamento del t., per non alimentarne le aspettative. Il termine deriva da una figura della mitologia scandinava, ripresa a sua volta dalla letteratura fantasy degli ultimi decenni (per es. nelle opere di Tolkien), rappresentata come un umanoide rozzo, irsuto e maleodorante che vive principalmente di notte (vocabolario Treccani).

Hector Echevarria è il troll in questione. Posta continuamente su Twitter insulti e commenti omofobici. Mack è l’obiettivo dichiarato. Martedì i due si incontrano casualmente in un negozio di barbiere e l’ex pugile decide di farsi giustizia da solo. Picchia a calci e pugni il provocatore.

Echevarria si rialza e fa una promessa.
No, non promette di smettere di usare Twitter per la sua guerra contro Yasaf Mack. Promette di rendere quella guerra ancora più violenta.
La storia continua, per ora ci sono solo sconfitti.

 

 

Advertisements