La verifica dei fatti, troppe parole in libertà nel mondo del pugilato…

mafalda-parole-fatti

Verifica dei fatti.

È quello che, dopo tante parole, mi è sembrato giusto fare.

fact-checking (fact checking o factchecking, verifica dei fatti) loc. s.le m. inv. Nel lavoro giornalistico, la verifica puntigliosa dei fatti e delle fonti, tesa anche a valutare la fondatezza di notizie o affermazioni riguardanti istituzioni e persone di rilievo pubblico, con particolare riferimento a quanto viene diffuso mediante la Rete. (vocabolario Treccani).

Non entro volutamente nel merito dello scambio di opinioni tra Carlo Nori e Vittorio Lai, tra Vittorio Lai e Giulio Spagnoli. Ognuno è libero di vedere le sue scelte come migliori di quelle fatte da altri. Ma la visione oggettiva del problema non può essere distorta.
Vittorio Lai mi ha detto di essere un attento lettore di boxeringweb.net. Il 23 dicembre scorso ho pubblicato l’intervista che mi ha concesso. A quasi due mesi da quel giorno ho registrato precisazioni, smentite, denuncia di incomprensioni. Peccato che neppure una sia stata fatta in forma diretta a me o a boxeringweb.net. Se si pensa di essere stati fraintesi ci si rivolge alla fonte del fraintendimento.

E allora voglio farle io alcune precisazioni in merito a quanto detto e scritto dal vice presidente.

Prima però ho una domanda da fargli e vorrei che fosse così cortese da rispondere in qualità di coordinatore del settore nazionale dilettanti AOB.

È vero o non è vero che tra le convocazioni in Nazionale al Centro Tecnico Nazionale di Santa Maria degli Angeli figurano anche atlete/i non tesserate/i o con un record decisamente non adeguato a una chiamata in azzurro?

 

(in corsivo le dichiarazioni di Vittorio Lai,
in tondo le mie precisazioni)

 

 bla-bla-bla

Il quadriennio della Federazione è stato giudicato solo considerando l’ultimo anno ed in particolare i risultati delle Olimpiadi.

Il quadriennio è stato giudicato nel suo complesso, non solo e non esclusivamente sul piano dei risultati. Ma anche e soprattutto sulla gestione politica della squadra nazionale. Sono stati commessi alcuni errori più volte evidenziati. Si è puntato solo ed esclusivamente sugli stessi atleti che con il passare delle stagioni hanno perso brillantezza e vigore sino a non riuscire più a uguagliare i risultati ottenuti in passato. Si è deciso di fare della squadra azzurra un club chiuso creando quelli che da tempo chiamo i dilettanti di Stato. Pugili che, lo ripeterò fino alla nausea, hanno fatto le loro giuste scelte. Ma chi ha dovuto subire queste scelte è stato penalizzato. La messa in atto di una nazionale sostenuta quasi esclusivamente dai corpi militari (che hanno indubbi meriti) ha fatto sì che si creasse la generazione dei soliti noti. Oltre che a non creare le condizioni per un possibile ricambio, questa scelta ha anche tolto del tutto ossigeno al professionismo che è rimasto strangolato. I risultati disastrosi dell’Olimpiade di Rio e dell’ultimo anno di gestione federale non sono il male assoluto, ma rappresentano l’inevitabile conclusione di una serie di scelte sbagliate perpretate anche nell’ultimo quadriennio.

 

Le mie parole relative all’eventuale assunzione del tecnico cubano Pedro Roque (cinque mila €. al mese) sono state oggetto di un attacco assolutamente immotivato.

Ancora con questo giochino dell’incomprensione sulla cifra. Da me intervistato Vittorio Lai, alla domanda sul cubano: Negli ultimi anni se ne è andato in giro a intascare stipendi onerosi?, ha risposto testualmente: “Assolutamente sì. Pedro Roque è sposato con una fisiologa dello sport e ha un figlio che studia in una scuola inglese dell’Azerbajan. Al di là dell’ideologia cubana, guadagna dai 13.000 ai 15.000 dollari al mese”.

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Io ho semplicemente affermato che in una situazione di caos come quella che si era venuta a creare negli ultimi mesi, consideravo una buona idea affidare per un anno la responsabilità tecnica ad una figura super partes che avrebbe potuto creare un clima nuovo e più disteso. Nessun giudizio negativo o preclusione verso tecnici italiani.

Nella stessa intervista telefonica Lai, tra le altre cose, si è così espresso sul tema, cito testualmente: “È difficile fare l’allenatore in Italia senza essere contestati. Da noi ogni allenatore si crede il migliore di tutti. Per questo ho contattato Pedro Roque, un personaggio che spariglia i giochi”.

 

Il CF è stato d’accordo, avrebbe potuto addirittura chiamare subito il tecnico. Per rispetto per chi verrà dopo, non l’abbiamo fatto

Il cubano è stato contattato prima della fine dello scorso anno. Dalle informazioni in mio possesso, fornitemi da un personaggio molto attendibile, in un primo momento Lai, assieme ad altri consiglieri federali, voleva fargli firmare subito il contratto, dimenticando che le elezioni del 25 febbraio potrebbero anche designare un presidente diverso da lui. Un deciso intervento di Brasca ha evitato che fosse commesso l’errore. Ma su questo concetto sono consapevole che esista il beneficio del dubbio.

 

I nostri allenatori sono tra i migliori al mondo e non lo dico solo ora, l’ho sempre pensato e sostenuto. A questo proposito vorrei dire che come soluzione “interna” ho già un paio di nomi in mente che farò chiaramente al momento opportuno.

Inversione a U. Dopo avere parlato per due mesi solo e soltanto di un tecnico cubano, alla vigilia delle elezioni spuntano un paio di anonimi allenatori italiani.

 

Nessuna preclusione chiaramente per gli altri organizzatori, ma serve gente seria, capace, affidabile e competente.

A parte la chiara contraddizione in termini, vorrei riportare (testualmente) la dichiarazione fattami da Lai sul tema: “Sul settore professionistico sono molto critico. Mancano veri imprenditori, manager come quelle che ci sono in Germania o Gran Bretagna. Non c’è gente che investa su un pugile, non ci sono contratti da svariati quattrini. Prendiamo Lomachenko, negli Stati Uniti hanno creduto in lui, ci hanno messo dei soldi. Bisogna resettare tutto”. Appunto, prendiamo Lomachenko: vincitore di due ori olimpici e mondiali che firma con la Top Rank di Bob Arum che ha (tra l’altro) un contratto con la HBO television e al secondo incontro gli ha offerto l’occasione per conquistare il titolo, vinto nel match successivo…

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Quello che rivendico è però il diritto a difendermi da attacchi strumentali che hanno generato confusione ed una non corretta informazione nella testa di chi ama il pugilato e si aspetta un legittimo cambio di marcia.

Quando si fa un’accusa è lecito attendersi nomi e cognomi di chi si indica come colpevole di un misfatto. Chi sono le persone che hanno generato confusione e una non corretta informazione? Lo slogan della Federboxe recita “Io ci metto la faccia“. Io ce la metto firmando ogni articolo che pubblico. Spero lo facciano tutti gli altri personaggi coinvolti in questo sempre più pesante avvicinamento al raduno di Santa Maria degli Angeli. E, per chiudere in bellezza, perché dopo un quadriennio decisamente negativo dovrei aspettarmi un cambio di marcia da chi in questo quadriennio è stato un protagonista attivo? Calma. Non provate ancora una volta a scaricare su Alberto Brasca tutte le colpe del mondo. Del resto le parole dello stesso Lai nell’intervista in questione smentiscono questa eventuale linea difensiva: “La solidarietà c’è stata fino all’ultimo Consiglio Federale”. Questo vuol dire che c’è stata condivisione di intenti nell’intero periodo 2013-2016, o sbaglio?

 

 

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