Haye, il bullismo, le minacce, il dito medio alzato. La boxe ha davvero bisogno di tutto questo?

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David Haye è un bullo.

bullo (settentr. bulo) s. m. e agg. [etimo incerto], region. – 1. Giovane arrogante, violento, teppista, bravaccio: un giovinastro di mala vita, uno di quelli che si chiamavano «buli» (Bacchelli); Lui disse da vero bullo: «Ma a te che te ne frega?» (Moravia). Come agg., non com., sfrontato, spavaldo: con aria bulla. (Vocabolario Treccani)

Al pugile inglese non era bastata la sceneggiata in conferenza stampa.

Ricordo per gli smemorati.

rissa

Dovrai adattarti a standard di vita diversi dopo il nostro match. Non avrai più i denti per godere di un buon pasto. Tu e tutta la tua squadra sarete distrutti. Ehi, voi due (Eddie Hearn e Dave Coldwell, ndr), lo state mettendo in una situazione troppo pericolosa. La sua vita è in pericolo.”

Haye diceva questo poche settimane dopo la morte di Mike Towell, dopo le operazioni al cervello di Nick Blackwell e Eduard Gutnecht.

Adesso è tornato a interpretare il ruolo preferito, quello appunto del bullo.

Tony Bellew, il suo avversario il 4 marzo sul ring della O2 Arena di Londra, lo ha visto divertirsi a bordo di uno yacht da 27 milioni di sterline, lo ha visto in alcune foto postate su Instagram e gli ha detto che forse non si sta allenando abbastanza.

yacht

Lui ha replicato con un’altra foto, ancora sul suo profilo Instagram.

È a bordo di una Rolls Royce convertibile, assieme al rapper Dizzee Rascal e all’allenatore Shane McGuigan. Il saluto rivolto a Bellew è elegantemente rappresentato dal dito medio alzato.

Siamo davvero sicuri che lo sport abbia bisogno di questo?

La boxe ha quasi sempre trasmesso valori di lealtà. Chi la ama si è più volte vantato di come il pugile sia diverso dagli altri proprio per il rispetto assoluto nei confronti dell’avversario.

rolls

Non nascondiamoci dietro un dito e soprattutto non puntiamo il medio contro nessuno.

Ricordo perfettamente le lamentele ogni volta che un giornale identifica il pugilato solo e soltanto con la violenza. Il diritto allo sdegno bisogna meritarselo. Se accettiamo il pugile bullo, non possiamo più accampare diritti.

Avevo già scritto sul tema per il comportamento di Derek Chisora. Uno che ha schiaffeggiato Vitali Klitschko al peso, ha sputato a Wladimir Klitschko prima dell’inizio del match, ha tirato un tavolino sulla testa di Dillian Whyte nella conferenza stampa della loro sfida e minacciato di morte lo stesso Haye.

palestra

La boxe va gestita con coerenza. Niente sconti ai bulli. Se anche chi le vuole bene dovesse schierarsi con un teppista, saremmo messi male. Rispetto delle regole e dell’avversario, lealtà. Massima competitività, uso della forza e dell’intelligenza, oltre che del talento e della tecnica. Questo è il pugilato. Non c’è spazio per uno che si crede sempre e comunque in dovere di accendere una rissa solo per far crescere il suo personaggio, per soddisfare il proprio ego.

La boxe è uno sport condannato, per la sua natura, a difendersi. Deve lottare per fare capire che la sfida nasce, viene sviluppata e si conclude fra le corde di un ring. Fuori, aggredire un avversario, sputargli in faccia, colpirlo con una bottigliata, mostrargli il dito medio, insultarlo, minacciarlo di morte rappresenta un reato comune.

E va condannato, non esaltato.

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