Nori risponde con cifre, fatti e statistiche alle parole di Lai sulla Lega Pro

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Ricevo e pubblico questa lettera inviatami da Carlo Nori (Direttore generale
Lega Pro Boxe dal 2010 al 2012; Presidente Lega Pro Boxe dal 2014 al 2016)

Leggendo un’intervista rilasciata alla testata giornalistica LoSport24 lo scorso 30 gennaio da Vittorio Lai, attuale Vice Presidente della Federazione pugilistica italiana e candidato Presidente nell’ Assemblea Elettiva del prossimo 25 febbraio, sono stato particolarmente colpito da una sua affermazione. Cito testualmente: “Oggi, grazie alla responsabile decisione dell’AIBA di riconsegnare il professionismo all’organizzazione federale, possiamo riprendere una collaborazione con i promoter che con la Lega Pro hanno toccato il punto più basso di interesse sia mediatico che economico.”

Sento la responsabilità di dover rispondere al candidato, non solo per riportare a beneficio di tutti alcuni indicatori inerenti al periodo in cui la Lega ha operato, ma anche e soprattutto perché mi rendo conto che c’è una non conoscenza del comparto Lega Pro Boxe da parte del Vice Presidente Lai.

Non comprendo come a dispetto di una evidente disinformazione si possano esprimere giudizi totalmente non corrispondenti alla realtà dei fatti.

La Lega Pro Boxe è sempre stata struttura della Federazione dotata di autonomia organizzativa e finanziaria, quindi non autonoma per quanto concerne l’attività come riportato nell’articolo n. 3-bis, comma 4 dello Statuto della FPI che recita: “La Lega ha il compito di coordinare, secondo le direttive federali, il sostegno, la promozione e l’organizzazione delle manifestazioni agonistiche, ferme restando le competenze federali in materia di affiliazione e tesseramento, di assegnazione dei titoli, di funzioni arbitrali, medico sanitarie e di giustizia sportiva. La Lega gode di autonomia organizzativa, amministrativa e funzionale nell’ambito delle attività demandate e definite in apposita convenzione.”

Alla luce di questo, in questi 4 anni, non ho mai constatato un particolare interesse verso la Lega Pro Boxe e i suoi associati, neanche in risposta alle mie sollecitazioni di confronto, da parte di alcun consigliere federale ad eccezione del Presidente Alberto Brasca con cui c’è stata la possibilità di collaborare in maniera costruttiva essendo sensibile al mondo dei professionisti.
L’ AIBA di fatto non ha riconsegnato il professionismo alla Federazione, ma ne ha evitato lo scorporo dal mondo della FPI che sarebbe dovuto avvenire in data 1 gennaio 2017.

Tra l’altro il fatto che l’AIBA sia tornata indietro ha creato un effetto negativo sul piano industriale della Lega redatto e approvato nel 2014 che doveva prevedere l’indipendenza economica. Il raggiungimento di questo obiettivo di indipendenza non era procrastinabile perché in accordo con la FPI e come riportato nello statuto della Lega Pro Boxe dal 1° gennaio 2017 saremmo diventati Federazione Pro Boxe indipendente.

In risposta all’aver “toccato il punto più basso” faccio presente con orgoglio di aver amministrato un’associazione che attraverso i suoi associati ha sviluppato dal 2011 al 2015:

  • 101 Campionati d’Italia organizzati attraverso i propri promoter contro i 69 dell’analogo periodo ante Lega;
  • 29 Campionati d’Europa contro i 14 dell’analogo periodo ante Lega;
  • 35 Campionati dell’Unione Europea contro i 22 dell’analogo periodo ante Lega;
  • 6 Mondiali Silver WBC contro “zero” dell’analogo periodo ante Lega;
  • 1 Mondiale IBF contro “zero” analogo periodo ante Lega (A. Sarritzu vs M. Mthalane (Saf) Pesi Mosca – Cagliari, 28 ottobre 2011)

Mi sono limitato a citare i dati più significativi.

Approfitto anche per comunicare un altro importante risultato riferito al fatturato di tutto il periodo sopracitato. La Lega Pro Boxe ha operato sempre in assenza di contributi pubblici, quelli erogati dal CONI, previsti per l’attività olimpica, giovanile o di alto livello.

Quindi si è sempre auto sostenuta generando ricavi medi da TV e sponsor in 4 anni e mezzo (1 luglio 2011/31 dicembre 2015) per circa un milione di euro l’anno, con in aggiunta una quota marginale proveniente dalla FPI relativa per altro alle tasse, affiliazioni e tesseramenti generate dal mondo PRO durante l’anno.

Discorso diverso è stato il 2016 quando la congiuntura di due accadimenti, forte calo del fatturato e cambio di marcia dell’AIBA, ha ridotto l’importanza strategica della Lega Pro Boxe nel proseguire sulla strada intrapresa in accordo con la FPI che avrebbe dovuto portare alla nascita della “Federazione Pro Boxe” nel gennaio 2017.

Tale circostanza ha sostanzialmente vanificato gli investimenti e le spese effettuate dalla Lega Pro Boxe in vista della prevista autonomia gestionale, creando delle difficoltà economico-finanziarie, per massima parte in capo ai soci della Lega Pro Boxe stessa.

Tali difficoltà non hanno comunque scalfito, a mio modo di vedere, il valore che la Lega Pro Boxe ha generato per tutto il movimento pugilistico fino al 31 dicembre 2016.

In fede
Carlo Nori

 

 

 

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2 Comments Add yours

  1. aleimpe says:

    Chi può rilanciare questa boxe che vive il peggior periodo della sua storia, putroppo ai match in Italia non viene nessuno, vedi gli spalti vuoti a Brindisi per un match titolato con Di Rocco qualche anno fa. La Boxe non attira nessuno, vero ?

    1. La boxe oggi ha un pubblico ristretto, è diventato quel che si dice “uno sport di nicchia”. Pochi spettatori dal vivo, pochi davanti alla televisione. Non so se il rilancio sarà possibile, ma so che per tentare l’ultima carta serve un manager. Uno che sappia trattare con sponsor e media, che abbia criteri moderni di gestione del pugilato. Non mi sembra che i candidati della vecchia guardia, sia alla presidenza che al Consiglio Federale, possano identificarsi in questo identikit.

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