Quattro amici al bar. Internet, i giornali sportivi e quell’acqua che sale, sale…

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Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.
(Eravamo quattro amici al bar, Gino Paoli)

barlume

È passata più di un’ora da quando siamo arrivati in questo bar della Garbatella. E da più di un’ora parliamo di giornali. Siamo italiani, quindi convinti di avere la risposta a ogni perché.
Marco ha aperto la discussione.
Gli ultimi dati sono inquietanti. Anche a ottobre la Gazzetta dello Sport ha perso, è scesa dell’8,02% rispetto allo stesso mese nel 2015. E gli altri due non hanno fatto certo meglio: – 10,95% il Corriere dello Sport, -10,27% Tuttosport”.
Interviene Giorgio.
Colpa di Internet, ormai nessuno va più in edicola”.
Sottolinea Aldo.
E allora come me lo spieghi che nello stesso periodo il sito online della Gazzetta è sceso del 18,9%, quello del Corriere del 27,9% e Tuttosport addirittura del 34,9%?”.
Silenzio.
Poi, puntuale, preciso, polemico come sempre, si fa sentire Filippo.
Gli italiani non sono grandi fruitori di Internet. Il 32,6% non ha neppure la connessione in casa. Siamo al diciannovesimo posto in Europa per diffusione della banda larga”.
Da questo momento in poi si va a ruota libera, non vale neppure la pena di sottolineare chi dica che.

lettori
Il problema è un altro. I giornali cartacei hanno perso credibilità”.
“Vero. Ma io credo che l’analisi debba allargarsi. Da più di venti anni l’informazione sportiva è omologata. Il calcio occupa dal 65% all’85% dello spazio, a seconda del quotidiano di riferimento. E dal calcio non escono notizie. Le società di Serie A hanno messo il doppio lucchetto e l’allarme anti-notizie. Comunicano solo attraverso veline o il proprio sito web. Anche le interviste in esclusiva si vanno diradando fin quasi a scomparire. E quando ci sono, almeno quelle che si fanno nei confini italiani, sono sotto il taglio della censura. La presenza di un uomo dell’ufficio stampa della società è condizione indispensabile per acconsentire all’incontro tra il giornalista e il calciatore. Tutti hanno quasi sempre lo stesso materiale, partendo da questo bisognerebbe cercare almeno di diversificare la chiave di lettura dell’informazione”.
Vero, ma è anche vero che questo tipo di lavoro è difficile. Ormai il punto di riferimento per le società sono le televisioni. Gli stessi giocatori accettano più volentieri un’intervista televisiva che quella con un giornalista del cartaceo. Sia per una mancanza di cultura che li aiuti a rapportarsi con questo mezzo di comunicazione, sia perché non si fidano degli interlocutori, sia perché sponsor e società se il messaggio passa attraverso il mezzo televisivo sono più contenti”.
“E poi c’è il taglio dell’organico. Il primo passo degli editori per il contenimento dei costi è quello della riduzione del corpo redazionale. Meno a lavorare, maggiore necessità di usare collaboratori malpagati, utilizzo senza freni di materiale Internet o di qualsiasi agenzia, scadimento del livello giornalistico”.

computer
E non dimentichiamo che ogni giornale ha un bacino di utenza che non intende deludere. Se lo fanno le televisioni a pagamento che curano con infinito interesse quelle squadre che producono tifosi che comprano gli abbonamenti, perché non dovrebbero farlo anche i giornali? Perfino l’analisi delle azioni alla moviola subisce la pressione della squadra da mettere sotto la lente del regolamento. Per non parlare dei legami pubblicitari”.
“Siamo qui a chiacchierare da mezz’ora e non abbiamo neppure sfiorato gli altri sport. Adesso anche la Gazzetta, ultimo baluardo, ha preso la cattiva abitudine di non mandare sempre e comunque inviati agli eventi a cui poi dedica intere paginate. Gli altri hanno scelto questa politica da quasi dieci anni. Diceva un mio amico: si è perso il gusto del racconto. E cosa volete raccontare se non siete testimoni dell’evento, se con i protagonisti ci parlate una volta l’anno, se la vostra faccia non la conosce più nessuno tra gli addetti ai lavori?”

crisi-economica
Ma non l’avete ancora capito che qualsiasi cosa facciano, i giornali moriranno? Non c’è futuro per loro. È l’abisso culturale in cui sta scivolando l’Italia a decretare la morte della lettura. Non sono solo i giornali a farne le spese. Un italiano su dieci non ha mai letto un libro nella sua vita, ne vogliamo parlare? Il calo di vendite dei quotidiani è impressionante, non sono numeri che possano far sperare. Qui non si tratta di strategie editoriali sbagliate, continuamo a guardare la pagliuzza e non vediamo la trave. E mi parlate di altri sport che non siano calcio. Ma per favore, non vi siete ancora accorti di quanto il rapporto pubblicità-spazio sul giornale si sia allargato negli ultimi tempi? Fatemi il piacere, almeno voi datela un’occhiata ai giornali. Ragazzi, si fa per dire, è finita. Arrendiamoci”.
“In parte sono d’accordo con te. Sembriamo un gruppo di reduci, quattro vecchi garibaldini senza speranza, giapponesi che non scendono dall’albero e imbracciano il fucile anche se la guerra è finita da vent’anni. Sono consapevole di tutto questo, ma non ce la faccio ad arrendermi senza combattere. Perché ci sarà pure un modo di ritardare la fine, o no?”
Servirebbe una rivoluzione sportiva dal punto di vista culturale/editoriale. Servirebbe qualcuno che investisse pesantemente in un’industria che arranca ogni giorno di più. Mi sembra di mettere assieme una serie di utopie, non vedo futuro. Anche se…
“Anche se…”
Magari si potrebbe lasciare una formula che non dà risultati. Squadra che vince non si cambia, ma se si perdono tutte le partite qualcosa bisognerà pur cambiare. E allora perché da giorni e giorni vedo solo pezzi di calcio mercato sui giornali? E sono una esagerazione dietro l’altra. Ogni dieci nomi, al massimo uno risulta vero. Autentiche balle spaziali. Quelle notizie non sono neppure verosimili. Ho visto e letto cose che voi umani… Ecco, torniamo alla credibilità. Una volta si diceva “È vero, l’ho letto sul giornale”. Oggi si dice “È una balla, stava sul giornale”.”

acqua
Quando scocca la seconda ora di discussione, ci prendiamo una pausa. Ordiniamo pastarelle e pizzette, un paio di analcolici, un succo di frutta e un’acqua tonica. Anche a parlare male degli altri si fa fatica.
Dopo la breve interruzione, passiamo a discutere di libri.
Alzo la testa verso il grande specchio dietro il bancone del bar.
Vedo quattro ragazzi ormai vicini ai settant’anni. Pensano di sapere tutto, sanno assai poco.
Quelli che davvero sanno tutto hanno anche loro i capelli bianchi, ma girano da una televisione all’altra sparando improbabili verità e intascando generosi gettoni di presenza. Sono contro tutto e tutti, tranne i loro amici. Come noi, parlano male del cartaceo. Poi magari beccano l’offerta giusta e te li ritrovi a dirigere un giornale che una volta era al top e oggi lotta per evitare l’ultima spiaggia.
Una spiaggia deserta in cui c’è solo l’acqua che sale, sale, sale…

Sono qui con quattro amici al bar
che hanno voglia di cambiare il mondo.
E poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al Roxy Bar
o forse non c’incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai.

(Quattro amici al bar, Gino Paoli)

 

 

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