Triste storia di Brandon Bennett, pugile abbonato al knock out…

Joachim Alcine, of Canada, lies on the canvas after a sixth round knockout by Daniel Santos, of Puerto Rico, during their WBA light middleweight title fight Friday, July 11, 2008, in Montreal. (AP Photo/The Canadian Press, Ryan Remiorz)

Brandon Bennett è uno dei 46.000 cittadini di Kokomo, Indiana.

Il posto che il 4 luglio del ’23 ha ospitato il più grande raduno del Ku Klux Klan, duecentomila incappucciati si sono dati appuntamento da quelle parti.

Il KKK, il gruppo razzista nato in Tennessee nel 1866. A unire i suoi componenti è l’odio per i neri, un odio che li ha portati a pianificare e realizzare più omicidi. I suoi capi si chiamavano Gran Dragone, Gran Titano, Gran Ciclope. Erano tutti alle dipendenze di uno Stregone Imperiale. Indossavano tuniche e cappucci bianchi, erigevano croci fiammeggianti sulle colline, si muovevano con spedizioni notturne per picchiare, linciare, assassinare i neri.

Brandon Bennett è nato a Kokomo 31 anni fa.

Il 18 ottobre 2008 è diventato un pugile professionista, categoria pesi massimi.

Da allora ha disputato 11 match.

Li ha persi tutti.

Li ha persi tutti per ko.

In otto anni è rimasto sul ring la miseria di 17 round.

Il 7 giugno 2013 ha firmato la sua peggiore prestazione: kot dopo trentacinque secondi contro Shaun Seymore.

Il suo record di durata l’ha segnato contro John Smith nel match d’esordio: kot dopo 1:38 della terza ripresa.
Smith aveva perso tutti e tre i match disputati sino a quel momento.

Bennett è stato sconfitto da pugili che non avevano mai vinto, da debuttanti, da rivali di medio/basso cabotaggio. Ha perso anche contro chi, parlo di Robert Mendoza, era salito sul ring con uno sconfortante record di 0-7-0.

Otto ko al primo round, tre al terzo.

Ultimo incontro disputato: il 6 luglio scorso.

Willie Jake (2-1-0) lo ha messo kot dopo 2:10 della prima ripresa.

Tomato can. Gli americani li chiamano così, lattina di pomodoro. Si spaccano in ogni match e uno schizzo rosso di sangue riempie il loro corpo di  perdenti di professione, è gente che da sempre attraversa il mondo del pugilato.

Lui, il nostro Brandon, meriterebbe una tessera di cittadino onorario di Ashtabula (https://dartortorromeo.com/2016/05/17/i-perdenti-di-ashtabula-la-citta-della-vergogna/)

Per chi non avesse tempo o voglia di leggere l’intera storia, mi spiego in un capoverso.

Nel 1996 gli Stati Uniti hanno imposto la tessera federale di riconoscimento per ogni pugile che volesse combattere sul territorio americano. Nei cinque anni successivi Ashtabula ha mandato in giro per il mondo pugili che a fine 2001 avevano un record complessivo di 25 vittorie e 379 sconfitte, 343 delle quali per knock out.

Non ho mai visto combattere Brandon Bennett, ma mi chiedo perché continui a fare una professione così dura. E mi domando anche quando qualcuno deciderà di fermarlo.

 

 

 

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