Buffa racconta Ali in tre tappe, una storia da non perdere in onda su Sky

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Non ho grande simpatia per i critici cinematografici.
Mi sembrano troppo pieni di sè, incapaci di capire quale sia il gusto del pubblico, impegnati a raccontare quello che loro vorrebbero fosse il film da recensire e poco attenti a quello che davvero il film racconta.
Non mi piacciono, eppure ho rischiato di scivolare nel loro stesso errore.
Sono venuto a Milano per vedere l’anteprima di Federico Buffa racconta Muhamad Ali, una produzione Sky Sport, e al primo impatto mi son detto che non era poi così entusiasmante come mi sare aspettato che fosse. Ho commesso lo stesso peccato di chi ho sempre accusato di non essere in sintonia con il mondo in cui vive.
Ho visto la pagliuzza ma non la trave.

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Mi sono detto: ma queste cose già le sapevo, dimenticandomi che appartengono a una nicchia. Quella dei malati di pugilato. Buffa invece parla a una platea molto più vasta. E lo fa in modo decisamente brillante, colto, interessante. Il lunghissimo applauso che ha chiuso ieri la proiezione della prima puntata era da brividi.
E poi sarebbe stato davvero difficile raccontare episodi inediti di un personaggio che è stato protagonista di decine di libri e altrettanti film, di trattati sociologici, analisi politiche. Ogni momento della sua esistenza è stato vivisezionato sotto qualsiasi angolazione.
E allora diventava importante il modo di raccontare, la chiave di lettura che si sceglieva per andare a conoscere (per quanto possibile) ancora meglio uno dei protagonisti della nostra epoca. Senza alcun dubbio il più importante nell’intera storia dello sport.
A un certo punto mi sono anche chiesto perché tutti attorno a me dicessero che era stato il più grande pugile di sempre, quando non è stato neppure il più grande peso massimo di sempre.
Sono un inguaribile, malinconico, malato di boxe.
La visione della storia di Sky ha avuto il merito di guarire in parte la mia pugilatodipendenza.

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Buffa ha diviso il suo viaggio diviso in tre tappe.
Io sono il più grande!
Il grido di Clay/Ali è stato il mantra che si è ripetuto ossessivamente per tutta la serie.
La prima puntata ha come scenario Louisville, casa Clay.
Dal giorno della nascita alla conquista dell’oro olimpico a Roma.
Apro una breve parentesi, in platea c’era Livio Berruti. Una standing ovation lo ha salutato, le immagini della sua vittoria nei 200 metri in quei Giochi del 1960 sono state un commovente ritorno al passato. Lui ci ha messo del suo quando, a fine proiezione, ha raccontato con poche ma emozionanti parole quei giorni.
Lo sport è da sempre avanti alla politica. Nel 1963 Martin Luther King sognava un mondo in cui il bianco e il nero potessero camminare assieme. Tre anni prima Wilma Rudolph e io passeggiavamo mano nella mano nel Villaggio Olimpico. Certo, avessi saputo che anche Clay le faceva il filo sarei stato molto più attento…
Cassius Marcellus con la Rudolph ha avuto una storia. E Buffa ce l’ha raccontata.

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Abbiamo visto Louisville, la vecchia scuola, le strade che cambiano nome fino a che una non arriva a chiamarsi Muhammad Ali boulevard.
Splendide le immagini di repertorio.
Il papà di Clay che solleva in aria un piccolissimo Cassius è l’icona più intensa, a mio avviso, dell’intera prima puntata.
C’è il pugilato a fare da filo conduttore, ma è chiaramente la valenza politica e sociale di Clay che detta i ritmi.

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La mini serie televisiva vivrà dunque su tre puntate.
Nella seconda al centro della storia ci sarà Miami. La città dove Clay ha sconfitto Sonny Liston ed è diventato campione del mondo.
Miami Beach, 25 febbraio 1964. Primo match. Liston si danna l’anima nel tentativo di accorciare la distanza, di raggiungere Clay. Quello gli balla davanti, danza e tocca con il jab, lo manda a vuoto e porta una serie.
È il quinto round quando lo sfidante torna all’angolo e strilla in faccia al suo manager.
Non vedo più niente, mi bruciano gli occhi. Ha messo qualcosa sui guantoni, ha sulle spalle un unguento che mi sta facendo diventare cieco. Finiamola qui, torniamocene a casa”. Angelo Dundee lo rimanda al centro del ring. Il bruciore passa, lentamente Clay torna a vedere il nemico. All’inizio della settima ripresa, con il combattimento ancora in equilibrio, è il campione a dire basta, a ritirarsi. “Non riesco a muovere la spalla sinistra”. Tre ore dopo, il dottor Alexander Robbins della Commissione Atletica di Miami Beach diagnostica: “Lesione al tendine del bicipite del braccio sinistro”.
Il mondiale dei massimi non appartiene più alla mafia bianca.

Muhammad Ali getting his hands wrapped by trainer Angelo Dundee before training session at the 5th Street Gym. Miami Beach, Florida 10/9/1970 (Image # 2045 )

Miami è anche la città in cui ALi ha vissuto, dove si è allenato assieme al maestro e manager di sempre: Angelo Dundee. È la città dove ha annunciato al mondo la conversione all’islamismo, l’adesione ai Mussulmani Neri.
Sullo sfondo la seconda casa, la palestra.
Assieme al fratello Chris, ANgelo Dundee aveva creato la “5th St. Gym”all’angolo tra Washington Avewnue e la Fifth Street. Era il ginnaio dove si preparavano Luis Rodriguez e Bennie Paret. Dove potevi vedere Muhammad Ali in allenamento.
In ogni angolo di Miami ancora oggi si sente la presenza di un uomo che ha rivoluzionato il pugilato, ha cambiato lo sport e ha detto al mondo che uno sportivo può essere un leader. Non solo e non necessariamente nel suo campo.
Malcolm X l’ha spiegato sicuramente meglio di me.
«Un clown non potrà mai imitare un uomo saggio. Un uomo saggio potrà sempre imitare un clown. La sua energia mentale è pari alla sua energia fisica. Avrebbe potuto essere un grande politico. Sa come guidare la gente. Succhia forza dalla gente che ha attorno. Non potrebbe mai restare solo. È un uomo della sua razza, non può certo eliminare il colore della pelle. Ma la stampa e la gente l’hanno visto come una minaccia. La nostra religione rimuove la paura, il cristianesimo è impostato sulla paura».
E quando lo stesso Clay aveva dei dubbi, Malcom X glieli cancellava.
«Questa sfida (quella con Liston, ndr) rappresenta la Verità. La Croce contro la Mezza Luna che combattono in un match professionistico. Un Cristiano e un Mussulmano che si affrontano con la televisione pronta a mandare le immagini in ogni Stato, con il mondo che aspetta solo di vedere come finirà. Credi che Allah abbia messo in piedi tutto questo, pensando che tu possa lasciare il ring senza essere il campione?».
Peccato che Muhammad Ali lo tradirà.
Come ha tradito anche Joe Frazier.
Ma quale uomo non ha peccato?
Terza tappa del viaggio, Atlanta.

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Lì, il 19 luglio 1996 Ali non si è tirato indietro. Quando ha acceso il tripode olimpico non ha avuto paura di mostrare al mondo intero come fosse ridotto quel corpo che era stato il tempio della salute e della forza. Vederlo tremare mentre tendeva la mano, ricordandone la leggerezza dei gesti sul tappeto del ring, è stato terribile e commovente allo stesso tempo. Ha raccontato con quel gesto una storia di coraggio e dignità. Sono i giorni della riconciliazione con quella parte dell’America che aveva odiato il suo rifiuto di partire per il Vietnam. E il gesto di pace avviene, non per caso, nella città di Martin Luther King.
La mini serie è un lungo racconto accompagnato dalla splendida colonna sonora di Massimo Oldani che sottolinea foto, scene, azioni con il timbro della black music americana.
Alla fine sono uscito dal Politecnico di Milano Bovisa certo di avere visto un’opera che merita di essere condivisa. Il narratore Federico Buffa ha saputo sottolineare con annotazioni, aneddoti, retroscena ogni passaggio. Muhammad Ali ha fatto il resto.
Impossibile non rimanere affascinati.
Io sono il più grande!
Come dargli torto…

LA PROGRAMMAZIONE

Louisville Day

Sabato 10, ore 23:45 SkySport 1 HD (canale 201), Sky Sport Mix HD (canale 106).
Domenica 11 ore 19:00 SkySport 1 HD
Dal 6 dicembre su Sky on Demand, Primissime, riservato ai clienti da più di tre anni.

Miami, the Glory

Sabato 17, ore 24:00 Sky Sport 1 HD

Atlanta, the Hero

Giovedì 22, ore 24:00 Sky Sport 1 HD

Sabato 24, ore 23:00 Sky Sport 1 HD

Speciale

Muhammad Ali’s Greatest Fight (produzione HBO)
Mercoledì 7 dicembre, ore 22:50 Sky Cinema Cult HD (canale 314)

 

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