Il CIO ordina un’inchiesta, il New York Times pubblica il rapporto. E adesso l’Aiba…

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Alla fine è intervenuto il CIO.

Mark Adams, portavoce del Comitato Olimpico Internazionale, ha chiesto all’Aiba di effettuare una verifica completa, trasparente e indipendente delle sue finanze.

E qui sono cominciati i guai.

Il presidente Ching-kuo Wu ha affidato l’incarico all’agenzia PricewaterhouseCoopers.

Ora i risultati sono stati resi noti . Non da parte di Wu che non li avrebbe rivelati neppure al suo Comitato Esecutivo, ma del New York Times che illustra i contenuti delle 39 pagine del documento nell’edizione di oggi attraverso un dettagliato articolo dei giornalisti Ken Belson e Ognian Georgiev.

Il rapporto è stato consegnato al prestigioso quotidiano da un membro dell’Esecutivo, stanco dell’atteggiamento di Wu.

L’inchiesta ha rivelato irregolarità finanziarie così diffuse da suggerire all’Aiba di assumere un avvocato penalista.
Si ignora se Wu l’abbia fatto.

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L’indagine si è concentrata soprattutto sul prestito di 10 (dieci) milioni di dollari fatto da una società privata, la Bekons MMC con sede a Baku in Azerbaijan, nel 2010 e mai restituito. Debito aumentato di 500.000 dollari nel 2013 per interessi di mora e cresciuto in percentuale negli anni successivi. Questi soldi sarebbero dovuti servire a finanziare il progetto delle World Boxing Series nel Nord America.

Progetto fallito, dal momento che non ha generato interesse e ha accumulato debiti. Con l’aggravante che 4,5 di quei 10 milioni di dollari non sarebbero mai stati spesi e che l’Aiba non sarebbe stata in grado di fornire spiegazioni su dove siano finiti.

L’Ente Mondiale non avrebbe riportato correttamente sui propri libri contabili le perdite, infrangendo probabilmente (come suggerisce la PricewaterhouseCoopers) molte leggi svizzere, dove l’Associazione ha sede legale.

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È stato lo stesso predidente del CIO, Thomas Bach, a chiedere risposte precise sui movimenti finanziari del governo di uno degli sport olimpici con maggiori tradizioni e popolarità.

Ha anche chiesto risposte al come e perché si sia arrivati a un prestito di quell’entità da parte di un’azienda che non ha alcun legame con il pugilato.

Qualche contestatore all’interno della dirigenza Aiba, intervistato dagli ispettori della PricewaterhouseCoopers, avrebbe associato l’intervento della finanziaria azera all’aumento dei successi della squadra: 1 oro, 2 argenti e 5 bronzi nei precedenti otto Mondiali contro 4 ori, 2 argenti e 3 bronzi negli ultimi tre (a partire dal 2011, un anno dopo l’arrivo del prestito). Le medaglie sono aumentate, rispetto al passato, anche ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e Rio 2016.

Wu, per ora, non avrebbe fatto dichiarazioni in proposito. Si sarebbe limitato a dire che “Kim aveva una larga libertà di manovra”.

Il coreano Ho Kim è stato il suo braccio destro fino allo scorso anno quando i rapporti si sono improvvisamente interrotti e Kim è stato allontanato dall’Aiba.

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Sulla gestione delle WSB in NordAmerica si attendono anche altre risposte, una delle quali è sull’assunzione di Abe Lin, ex generale dell’esercito a Taiwan (amico e connazionale di Wu) che avrebbe dovuto gestire dal punto finanziario l’invasione americana. Per questo avrebbe ricevuto un compenso di 90.000 dollari. I risultati sono stati estremamente deludenti. Spese esagerate, incassi ridicoli, diffusione dal punto di vista dell’immagine assai limitata.

Il CIO ha chiesto un rendiconto, la PricewaterhousCoopers ha svolto l’indagine e consegnato il rapporto. Wu avrebbe tenuto i risultati per sé. Il New York Times ha tolto il coperchio e adesso sembra proprio che l’Aiba sia finita in guai seri.

 

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