Oliva: Vi racconto chi mi ha entusiasmato a Rio 2016. E chi mi ha deluso…

kover

Patrizio Oliva, chi è il pugile che ti ha più impressionato ai Giochi di Rio 2016?

“Ramirez, oro nei gallo. Avrei dato a lui la Coppa Val Barker. È completo, si adatta a qualsiasi situazione. Boxa bene dalla corta distanza, aumenta di ritmo con il passare delle riprese. Sa sfruttare la grande tecnica, ma se è il caso sa anche fare a botte. È pronto per il professionismo”.

Non condividi dunque la decisione dell’Aiba che ha assegnato il premio di miglior pugile a Hasanbay Dusmatov?

“ Il minimosca è un ottimo pugile. Completo anche lui, veloce, gran gioco di gambe. Un campione. Ma mi è sembrato ancora troppo legato agli schemi del vecchio dilettantismo”.

Quale è stata la sorpresa di questa Olimpiade?

“La squadra uzbeka. Una medaglia di bronzo a Londra 2012, sette a Rio: tre ori, due argenti e due bronzi! E poi un’uniformità di stile che mi ha colpito. La capacità di muoversi con grande elasticità e leggerezza sul ring, un gioco di gambe invidiabile. Bravi, davvero bravi”.

Rio de Janeiro, 2016. augusztus 12. Harcsa Zoltán (kékben) és a kubai Arslen Lopez a riói nyári olimpia férfi ökölvívótornája 75 kilogrammos súlycsoportjának nyolcaddöntõjében a Rio de Janeiró-i Riocentro központ 6-os pavilonjában 2016. augusztus 12-én. Harcsa Zoltán kiütéssel kikapott, és kiesett. MTI Fotó: Illyés Tibor

Dal punto di vista della potenza, quale momento segnaleresti?

“Il gancio sinistro al mento con cui Arlen Lopez ha chiuso il match contro l’ungherese Zoltan Harcsa è stato di una precisione impressionante. Il cubano ha portato un pugno devastante che rimarrà per sempre nei nostri occhi”.

C’è qualche altro atleta che ha catturato la tua attenzione?

“Le donne. Quando combattono lo spettacolo è garantito. Impossibile annoiarsi come invece mi è accaduto più di una volta negli incontri maschili. Hanno carattere più degli uomini. È nei loro combattimenti che ho visto la vera boxe. Claressa Shields è forte, ha prestanza fisica, picchia per far male, è determinata e sa come muoversi sul ring. Nicola Adams è un pericolo costante. Mi ha impressionato dal punto di vista tecnico, mi è piaciuta per la capacità di cambiare marcia quando è stato necessario. Cosa che ha saputo fare in modo splendido anche la francese Mossely. Era sotto dopo due round contro la cinese Junhua Yin. Io pensavo che ormai come dono di nozze avrebbe portato l’argento, lei invece si è ripresa con grinta, orgoglio e fisicità. È stata una lezione per qualcuno dei nostri”.

shields

A chi ti riferisci?

“A quasi tutti. Se devo citarne uno, dico Russo. Dopo avere visto la finale di Tishchenko contro Levit, ho pensato che anche se Clemente avesse stravinto i tre round lo avrebbero dato sconfitto. Ma questo non giustifica il suo atteggiamento, anche perché non è andata così. Non è stato in grado di cambiare ritmo, di dare un’accellerata, di metterci un po’ di rabbia”.

I nostri si sono molto lamentati dei verdetti. I giudici Aiba hanno sbagliato molto in questi Giochi, ma per nessun match degli azzurri mi sembra si possa gridare allo scandalo.

“Sono d’accordo”.

ramirez

Shakur Stevenson ha perso una finale tiratissima contro Ramirez, eppure subito dopo la sconfitta ha detto che era colpa sua, che l’avversario era stato più bravo.

“Invece Irma Testa ha detto che era tutto stabilito a tavolino. È un errore che i campioni non dovrebbero mai commettere. Devi cercare dentro di te la ragione di una sconfitta. Se hai perso devi analizzare il match, prendertela prima di tutto con te stesso. Non puoi aggrapparti ai giudici, soprattutto in un incontro in cui sei stata decisamente inferiore all’avversaria”.

Pensi che la nostra disfatta sia figlia solo di un errato approccio mentale al match?

“Mi è sembrato mancassero le motivazioni, ma anche che non avessimo la giusta condizione fisica. Nessuno degli azzurri è riuscito ad andare in progressione. Il terzo round nel dilettantismo è fondamentale e noi li abbiamo persi quasi tutti”.

Aug 9, 2016; Rio de Janeiro, Brazil; Daisuke Narimatsu (JPN, red gloves) competes with  JR. Carlos Zenon Balderas (USA, blue gloves) during the men's light preliminaries in the Rio 2016 Summer Olympic Games at Riocentro - Pavilion 6. Mandatory Credit: Jack Gruber-USA TODAY Sports

Fuori dalle medaglie, chi ti ha lasciato il miglior ricordo?

“L’americano Carlos Balderas. È un professionista già pronto. Non guardare solo la finale dove è stato battuto dal cubano Lazaro Alvarez, guarda l’intero torneo. Boxa con tutti i colpi, porta i ganci come devono essere portati, non lascia la mano aperta, non tira schiaffi. Conosce il montante e non ha paura a usarlo. Ha fisico e maturità, ha una mentalità vincente perché è vincente dentro. Insisto, la testa è fondamentale nella ricerca del risultato. Se sei forte mentalmente, sconfiggi le paure, l’angoscia da prestazione, la stanchezza. Mi ricordo ancora la finale di Mosca ’80. Sono tornato all’angolo prima dell’ultima ripresa è ho detto a Falcinelli: Non ce la faccio più. Lui mi ha risposto: Questo è il momento in cui devi mantenere la promessa fatta a tuo fratello, vai e fallo per lui. Gli ho strappato il paradenti dalle mani e mi sono portato al centro del ring. Mi sentivo improvvisamente pieno di energie. È questo che un maestro deve sapere fare: entrare nella testa del pugile e dirgli le parole giuste”.

USA's Carlos Zenon Balderas Jr. (R) lands a punch on Kazakhstan's Berik Abdrakhmanov during the Men's Light (60kg) match at the Rio 2016 Olympic Games at the Riocentro - Pavilion 6 in Rio de Janeiro on August 6, 2016.   / AFP PHOTO / Yuri CORTEZYURI CORTEZ/AFP/Getty Images ORIG FILE ID: AFP_DX8O7

Hai parlato bene dell’Uzbekistan, c’è qualche altra squadra che ti ha lasciato un buon ricordo?

“Gli Stati Uniti. Hernandez, Stevenson, Russell, Balderas sono ottimi pugili. Ma quello che mi piace è il modo in cui sono stati costruiti. Quattro anni fa era arrivato il tonfo di Londra, bisognava cambiare tutto. Hanno messo un nuovo tecnico e gli hanno dato carta bianca. Il coach ha preso la squadra junior, tutti ragazzetti di 15/16 anni, e ha costruito un gruppo vincente. Un argento e un bronzo nel torneo maschile, forse non è tantissimo per gli Usa. Ma è abbastanza per ricominciare. Avremmo dovuto avere il coraggio di fare così anche noi”.

Perché non lo abbiamo fatto?

“Perché da troppo tempo siamo legati al “ci piace vincere facile”. Così, pensando che potesse durare in eterno, ci siamo resi conto dell’errore al momento di pagare il conto”.

olimpiadi

Era un giorno di maggio del ’96.

Franco Falcinelli aveva salutato il gruppo con cui stava chiacchierando nella palestra di Assisi, poi era salito in macchina per andare a parlare a Roma con il segretario federale Carlo Marafioti.

Cesare Frontaloni, Biagio Zurlo, Valerio Nati e il preparatore atletico Ivano Iacobelli continuavano a chiedersi il perché di quel viaggio. Al suo ritorno tutto era diventato chiaro.

Il ct aveva rassegnato le dimissioni.

Mancavano due mesi all’Olimpiade di Atlanta.

Patrizio ha preso la squadra, potendo in pratica lavorare solo per Sydney 2000, avendo come suo vice Biagio Zurlo. L’Olimpiade americana gli è caduta all’improvviso sulla testa dopo l’abbandono del collega umbro.

Nel quadriennio in cui è stato impegnato, Oliva ha ottenuto questi risultati:

Paolo Vidoz (supermassimo): bronzo ai Mondiali di Budapest ’97; oro ai Goodwill Games di New York ’98 dopo avere sconfitto lo statunitense Gavan, il russo Diagilev e il cubano Rubalcaba; bronzo ai Mondiali di Houston ’99; bronzo all’Olimpiade di Sydney 2000.

Leonard Bundu (welter): bronzo ai Mondiali di Houston ’99. Dopo avere sconfitto un bielorusso, un thailandese e un kazako, è stato sconfitto di misura e con verdetto dubbio (5-7) dal cubano Juan Hernandez Sierra: due volte argento ai Giochi, quattro volte campione del mondo.

Giacobbe Fragomeni (massimo): oro agli Europei di Minsk ’98 dopo avere sconfitto Hanke (Germania), Kuklin (Latvia), Mokarenko (Russia) e in finale il pugile di casa Sergey Dychkov.

Come allenatore dei professionisti Oliva ha vinto il mondiale massimi leggeri Wbc all’angolo di Giacobbe Fragomeni.

Recentemente è risultato secondo su quarantacinque maestri di massimo livello al corso Aiba per istruttore degli allenatori. Primo nelle discipline specifiche: tecnica, tattica e metodologia dell’allenamento.

©lapresse archivio storico sport pugilato anni '80 Patrizio Oliva nella foto: il pugile Patrizio Oliva contro Sacco

Due dati veloci sul pugile.

Da dilettante. Campione italiano, europeo junior, argento Europei senior, oro olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca 1980.

Da professionista. Campione italiano, europeo in due categorie, campione del mondo.

Fuori dal ring, commentatore tecnico di Sky e della Rai.

 

 

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