Si riparte dal ko di Rio. I pro’ rientrano in Federazione, che futuro per i dilettanti?

podio

Il risultato di Rio è estramente deludente.

Tre vittorie e cinque sconfitte.

Nessun pugile a medaglia.

Tre eliminazioni al primo turno.

Partecipazione limitata a sei elementi su dieci categorie di peso.

Un bilancio disastroso che viene da un quadriennio che avrebbe dovuto far intuire cosa ci saremmo trovati davanti.

Europei di Minsk 2013. Zero medaglie.

Mondiali di Almaty 2013. Un oro e due bronzi.

Europei di Somokov 2015. Due bronzi.

Mondiali di Doha 2015. Zero medaglie.

Olimpiade di Rio 2016. Zero medaglie.

tommasone

In Brasile la squadra ha offerto una prestazione decisamente sotto tono. Il ritorno al sistema dei 10 punti ha colpito i pugili meno bravi tecnicamente e i nostri sono finiti nella rete.

Sono mancati anche dal punto caratteriale, il solo Carmine Tommasone si è giocato al massimo delle sue possibilità l’incontro. E davanti aveva un fenomeno come il cubano Lazaro Alvarez.

Non so cosa accadrà a questo punto.

Per quattro Olimpiadi abbiamo portato avanti gli stessi protagonisti.

russo

Clemente Russo da Atene 2004 a Rio 2016 è stato sempre presente.

Roberto Cammarelle e Domenico Valentino ne hanno saltata solo una, l’ultima. Mangiacapre, Picardi, Parrinello e Cappai ne hanno fatte due.
Hanno raccolto applausi e medaglie, da tre anni però non sono più riusciti a calcare il palcoscenico da protagonisti.

A Rio c’era qualche nome nuovo, ma l’operazione non è stata fatta nel modo migliore. Prendete Guido Vianello. Fino alla vigilia dell’ultimo torneo di qualificazione si è tentato di convincere Roberto Cammarelle a percorrere la strada che portava a Rio. Non è certo così che si costruisce un pugile per l’Olimpiade. Il piano deve essere almeno quadriennale, altrimenti non ha alcuna possibilità di risultare positivo.

Il prolungamento delle carriere dilettantistiche è un’anomalia perché blocca l’intero movimento pugilistico.

vianello

Ho detto più volte che la scelta dai pugili è comprensibile e, in alcuni casi, condivisibile. Sotto il controllo della Federazione e dei corpi militari si guadagna di più, ci si assicura il futuro e si ha un reddito garantito.

Ma sotto il profilo dello sviluppo dello sport questo sistema è altamente limitativo.

Essendo quasi sempre gli stessi a reggere il ruolo di titolari in nazionale si perdono i naturali ricambi, le alternative. È difficile convincere qualcuno ad aspettare dodici anni nella speranza di avere un posto in azzurro.

Il blocco del passaggio al professionismo ha anche svuotato il naturale serbatoio che in passato era costituito dal dilettantismo. Lo sviluppo di un pugile seguiva un percorso naturale: scoperta della boxe, dilettantismo, professionismo. Il fermo, garantito soprattutto dai corpi militari che offrono indispensabile linfa economica al movimento, ha tagliato i rifornimenti.

cappaiScheda

L’adesione totale alle disposizioni Aiba ha addirittura spinto la Federazione a interrompere il rapporto con il professionismo, a favorire la nascita della Lega Pro Boxe. Ma adesso che la commistione dilettanti/professionisti è stata velocemente e senza tante riflessioni resa nuovamente operativa dalla stessa Aiba, cosa accadrà?

Risponde Carlo Nori, presidente della Lega Pro Boxe.

Una cosa è certa. Non esistono più le condizioni che ci avrebbero consentito di diventare dall’1 gennaio 2017 la Federazione del Professionismo come era stato a suo tempo deciso in accordo con la Fpi, con cui abbiamo sempre lavorato a stretto contatto. Riporteremo le deleghe di maestri e atleti all’interno della Fpi e manterremo in vita la Lega degli organizzatori, nata nel 2014 per lavorare con fini comuni e avere un maggiore peso specifico nella trattativa con le televisioni. Nel nuovo Consiglio della Federazione il settore professionistico avrà un ruolo importante e potrà anche avvalersi di una quota parte dei contributi Coni. A fine settembre avremo un incontro in cui dovremmo definire il progetto”.

Professionismo e dilettantismo sono due facce della stessa medaglia. Due sport diversi, ma che devono marciare di comune accordo.

Manfredonia

La Fpi dovrà rivedere la politica gestionale del settore Aiba.

La mancanza di risultati, di punte su cui fare affidamento totale come era in passato, di giovani con la necessaria esperienza nel quadriennio per puntare a un ruolo di protagonista nell’ambito olimpico devono spingere a una profonda riflessione.

 

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