Si chiama Shakur, come il rapper assassinato. Dopo 12 anni vuole regalare un oro agli Usa

copertina

Las Vegas, 7 settembre del ’96.

Una BMW 750iL procede lentamente lungo Flamingo Road, si ferma al rosso del semaforo che è all’incrocio con Koval Lane. Dentro c’è Tupac Shakur: rapper, attore, produttore e chissà quante altre cose ancora. Viene dall MGM Grand dove sedeva a bordo ring per Mike Tyson vs Bruce Seldon, centonove secondi di poca boxe e un veloce ko di Iron Mike. All’interno dell’hotel è stato protagonista di una gigantesca rissa con una gang rivale.

Al semaforo una Cadillac affianca lentamente il lato destro della BMW, il passeggero dietro il guidatore tira giù il finestrino e spara.

Pam, pam, pam, pam.

Quattro colpi di pistola, quattro proiettili che centrano Tupac Shakur. Quello al polomone destro produce danni mortali. Ricoverato in ospedale, morirà quattro giorni dopo.

Rio de Janiero, agosto 2016.

Un altro Shakur può far tornare il sorriso sulle bocche degli appassionati di boxe americani. Si chiama così perché la mamma Malikah Stevenson adorava il rapper ucciso e il figliolo è nato proprio nove mesi dopo quell’omicidio.

FILE - In this Dec. 9, 2015, file photo, Shakur Stevenson, left, and Efren Lopez compete in the U.S. Olympic Boxing Trials in Reno, Nev. Shakur Stevenson doesn't flinch from the weight on his shoulders heading to Rio de Janeiro as the brightest candidate to win the first men's Olympic gold medal in 12 years from once-proud USA Boxing. After all, the teenager from Newark's mean streets was named after a rap great and practically raised in a boxing gym: "I was born for this." (AP Photo/Cathleen Allison, File)

Questo ragazzo oggi è un diciannovenne con la faccia da bambino. Ma non fatevi ingannare, picchia come uno grande. Ha messo i guantoni a due anni, a cinque era in palestra, a otto vinceva il primo match. Il nonno, Willie Moses, l’ha tirato su. Non tanto per farlo diventare un pugile, quanto per tenerlo lontano dalla strada.

Nove figli, Shakur è il più grande. Quello più piccolo ha solo cinque anni. La mamma ha paura, la violenza non è cosa rara per le strade di Newark, New Jersey. Un suo cugino è stato assassinato a sangue freddo con due colpi di pistola alla faccia. Non vuole che i suoi bambini corrano pericoli. È per questo che si sente felice quando il ragazzo comincia a vincere, sa che quei successi lo porteranno lontano via da Newark.

Campione mondiale junior, imbattuto contro i 23 non americani che ha incontrato finora. Ha però perso due volte contro Ruben Villa, l’incubo che avrebbe potuto strappargli il pass olimpico nei pesi gallo.

Ha trovato una foto del loro secondo match, quella in cui l’arbitro alza il braccio del vincitore mentre Shakur ha lo sguardo abbassato. Ha messo quell’immagine sul telefonino e l’ha guardata ogni minuto della sua giornata.

Ai Trial ha sconfitto due volte Villa ed ha conquistato il Brasile.

kover

La mamma odia gli aerei, ma si sa e’ figli so piezz e’ core. Per loro si fa qualsiasi sacrificio. Per lui è pronta a volare. Prima però bisognava trovare i soldi. È stata così aperta una raccolta fondi per raggiungere quei 10.000 dollari che avrebbero permesso a lei, al nonno e a Ibn (il secondogenito) di volare a Rio.

Gli Stati Uniti non vincono un oro da quando Andre Ward l’ha conquistato ad Atene 2004. Ai Giochi di Londra 2012 non sono neppure saliti sul podio!

Shakur Stevenson è la grande speranza americana in questa Olimpiade. Nella sua categoria c’è gente fortissima, a cominciare dal campione olimpico e nei mosca Robeisy Ramirez, cubano. C’è l’irlandese Michael Conlan, bronzo a Londra. C’è gente di primo livello.

Ma Stevenson è fiducioso, i giornali di casa lo descrivono come il nuovo Mayweather. Vero, a volte i reporter esagerano. Ma questo mancino diciannovenne ha un jab di grande efficacia, è veloce di braccia e si muove bene in difesa. Ce ne è abbastanza per far sognare i tifosi di boxe degli States, umiliati dagli ultimi risultati dei loro dilettanti.

Shakur vuole riportare il sorriso sulle loro facce.

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