Burns in otto round distrugge il sogno mondiale di Di Rocco

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Il jab sinistro ad anticipare ogni intenzione di attacco di Michele Di Rocco.  Il colpo è risultato buono, ottimo per impedirgli di creare azioni pericolose. Il diretto destro per provocare danni seri. Obiettivo raggiunto. Due atterramenti, nel terzo e nell’ottavo round, una conclusione prima del limite. Così Ricky Burns è riuscito a portare a casa la terza cintura di campione del mondo. Dopo superpiuma e leggeri, ha conquistato anche quella Wba dei superleggeri.
Ha comandato la sfida con il diretto destro, un colpo che l’italiano è riuscito raramente ad evitare. Ha vinto il titolo con una conduzione perfetta dal punto di vista tattico e con una tecnica di buon livello. Non ha lasciato mai aperture dove Di Rocco avrebbe potuto infilarsi. Sarebbe servita una maggiore velocità e la ricerca della giusta misura, due elementi che sono totalmente mancati al pugile umbro.
Sono sincerto quando ho letto le quote dei bookmaker britannici (pagavano Burns a 2/7 e Di Rocco a 11/4) ho pensato che fosse arrivato anche per me il momento di scommettere. Mi sembravano esageratamente punitive nei confronti del nostro pugile. Il match ha detto che ancora una volta bisogna fidarsi dei bookmaker.
Incontrista naturale, Burns si è trovato davanti uno che ha cercato di dare battaglia, che ha provato ad attaccare. Ma che è riuscito solamente a scatenare qualche bagarre senza riportare risultati apprezzabili. Meglio di così non gli poteva andare.
A questo punto c’è da chiedersi cosa possa avere ridotto le possibilità di Michele in modo così importante. Forse era troppo teso, forse ha pagato l’ennesima guerra per rientrare nei limiti della categoria, forse ha pesato negativamente la lunga preparazione. Cinque mesi in palestra, preceduti da almeno altri quattro in allenamento per un match che è poi sfumato.
Non so cosa possa averlo frenato. Di certo il Di Rocco che ho visto sul ring di Glasgow non mi ha ricordato quello ammirato in precedenti combattimenti.
E non ci sono appigli a cui aggrapparsi per attenuare la delusione.
Certo, il colpo basso con cui Burns ha centrato l’umbro ampiamente sotto la cintura nella terza ripresa avrebbe potuto meritare un richiamo ufficiale, certo le continue trattenute dello scozzese non hanno provocato neppure una ramanzina da parte dell’arbitro inglese Terry O’Connor. Ma sono piccole cose che non hanno minimamente influito sull’esito dell’incontro.
Michele aveva un sogno, in una brutta serata di maggio davanti a tredicimila tifosi urlanti ha avuto la conferma che spesso i sogni non si realizzano.
Peccato.

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