Il caso Roy Jones jr, perché nessuno lo ferma? Adesso è davvero in pericolo

jones giù

Roy Jones jr corre seri pericoli ogni volta che sale sul ring.
La sconfitta contro Enzo Maccarinelli è stata devastante, un ko brutale. Da troppo tempo il campione di Pensacola rischia di trasformare ogni suo match in una tragedia.
Mi ero già spaventato quattro anni fa guardandolo contro Denis Lebedev. Avevo pregato perché la punizione non fosse più severa di quello che era già stata. Un ko devastante. Dieci colpi consecutivi, due dei quali terribili. Jones a terra per qualche minuto, la moglie che trema e piange sul ring. Ma era tutto già scritto. L’ex campione del mondo, che è stato il miglior pugile pound for pound degli anni Novanta e ha dominato la scena sino agli inizi del Duemila, al peso aveva segnato 90 chili. Quasi undici in più del match precedente, quasi due e mezzo in più rispetto al mondiale dei massimi contro John Ruiz. Non ha più velocità di braccia, non ha più mobilità, non incassa più niente.
Lo stesso peso lo ha segnato, etto più etto meno, contro Maccarinelli sabato scorso.

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Mi ero intristito vedendolo combattere cinque mesi dopo Lebedev all’Atlantic Civic Center davanti a meno di mille spettatori, senza televisioni nazionali a riprenderlo e con la pay per view offerta in saldo a 9,99 dollari. Un’arena indegna del campione che è stato. Lui diceva: “Ho vinto e vado avanti”. Certo aveva messo su un successo ai punti dopo tre sconfitte consecutive, due delle quali per ko. Aveva ottenuto la prima vittoria dall’agosto 2009. Ma aveva battuto il signor Max Alexander che negli ultimi sette match vantava un record di sei sconfitte e un pari. Uno che non saliva sul ring dal 3 ottobre 2009, ventisei mesi di inattività. Ci sarà pur stato un motivo. E neppure contro questa sorta di sparring partner, Jones era riuscito a fare qualcosa di accettabile.
Da quel momento altri sette birilli. Vittorie contro un tale Courtney Fry in Latvia, Hany Atiyo in Russia, Eric Watkins o Paulo Vasquez in Nordamerica. Successi tanto per giustificare un folle prolungamento di carriera. Roy Jones jr il prossimo 16 gennaio compirà 47 anni.
L’inizio della fine è datato 15 maggio 2004, la notte in cui ha perso per kot contro Antonio Tarver. Poi sono arrivate altre tre sconfitte in otto incontri.


Dice di volere il titolo dei massimi leggeri, ma nelle uniche due occasioni in cui si è battuto al limite della categoria è stato messo knock out da Danny Green e Denis Lebedev. Aveva raccontato in giro che il suo combattimento con Maccarinelli sarebbe stato valido per il mondiale Wba della categoria. Il presidente Mendoza si era affrettato a smentire.
Roy Jones jr, l’uomo che ha vinto il mondiale in quattro differenti categorie di peso, adesso fa la “spalla”. Aiuta gli altri a dare credibilità al loro record. E’ tutto decisamente molto triste.
La prestigiosa rivista Sports Illustrated sostiene lo faccia per soldi. Ricorda i due contratti con la televisione HBO: 60 milioni per sei anni e poi 20 milioni per tre match. Ma rammenta anche il fallimento della compagnia discografica, il furto da parte di un impiegato della sua azienda, le spese folli per l’entourage e i familiari, la difficoltà a gestire le operazioni immobiliari in Florida.
E così, eccone un altro. Ha guadagnato cifre con cui vivere da re e si ritrova a dover combattere per sopravvivere. Attenzione, non è la boxe a rovinare gli uomini. Sono alcuni pugili a rovinare se stessi. Chi non è capace di fermarsi in tempo non rischia solo le finanze, ma corre anche il pericolo di avere pesanti problemi con la psiche e con la tutela delle proprie condizioni fisiche. E parlo di grandi campioni, non di mezze figure.
Nel 2011 un sito online americano ha rivelato che Roy Jones aveva problemi di equilibrio e frequentava un neurologo per cercare di limitare i danni cerebrali che due decenni di attività professionistica gli avevano provocato. Quattro anni dopo continua a salire sul ring.

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Un tempo Roy era il padrone dello spettacolo. Era l’uomo che vendeva da solo milioni di contratti per la pay per view, ora non riesce a darli via neppure sottocosto. E per fare attività è costretto a viaggiare migliaia di chilometri lontano dagli Stati Uniti o accettare di esibirsi in piccoli centri.
Qualcuno lo fermi. La boxe è uno sport pericoloso. Bisogna essere al meglio della condizione fisica per limitare al minimo i rischi.
Ha moglie e tre figli. E continua a sfidare la sorte.
Qualcuno gli dica basta, lo facciano scendere dal ring per sempre.
La HBO lo paga 250.000 dollari l’anno per fare il commentatore. Mestiere meno rischioso e decisamente più adatto a uno che negli ultimi anni non ha mai dimostrato di poter reggere il confronto con qualsiasi pugile di medio livello.
È una vicenda triste e pericolosa. Spero proprio che quella contro Maccarinelli sia stata l’ultima fermata.

 

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