Genitori violenti, insulti e razzismo Torino-Juventus under 10 finisce in rissa

pulcini-743x535“Che tu possa incontrare la vittoria e la sconfitta, e trattare queste due bugiarde con lo stesso viso”(Rudyard Kipling)

Insulti e cori razzisti, è scoppiata anche una rissa. Si giocava a Novara il derby pulcini (bambini di dieci anni) tra Torino e Juventus. I genitori hanno atteso i “nemici” nel parcheggio dello stadio. Dopo le parole sono passati ai fatti. Le società si sono dissociate, la Juventus ha convocato i genitori accusati dell’aggressione. È l’ennesima manifestazione di intolleranza, violenza e razzismo da parte dei genitori di piccoli sportivi. Un fenomeno che non sembra riesca a trovare una soluzione.

StampaUn arbitro di calcio di 17 anni è stato aggredito dal papà di un giocatore. Il genitore ha invaso il campo e ha picchiato il direttore di gara, mandandolo all’ospedale dove è stato medicato e dimesso con una prognosi di tre giorni. E’ accaduto durante una partita del campionato Giovanissimi tra Tricase e Sogliano Cavour tra ragazzini di 15 e 14 anni. A chiedere scusa a tutti, a cominciare dall’arbitro, per il gesto violento dell’uomo è stato il figlio dell’aggressore, in lacrime. È accaduto a fine ottobre 2014. Un episodio di violenza sui campi minori, un genitore che ancora una volta tenta di farsi giustizia davanti alle presunte colpe di un arbitro.

genitori-ultrasResto sempre convinto che il problema nasca da una cultura sportiva praticamente inesistente. Non disconosco le difficoltà legate a un’impiantistica assolutamente carente a livello scolastico, all’impossibilità degli insegnanti di fare il proprio lavoro, all’attenzione pari a zero della politica, agli ostacoli che la stessa scuola pone davanti a chi abbia scelto di fare agonismo. Ma penso che fino a quando, a qualsiasi livello, l’unica cosa importante dello sport giovanile sia il risultato non si faranno passi avanti.
 Fin da piccoli, parlo dai 5/6 anni in su, i bambini vengono sottoposti a uno stress da prestazione che raggiunge il suo apice attorno ai 12/15 anni. Il gioco scompare, la gioia di divertirsi tra coetanei è affogata negli stimoli a fare sempre meglio, sempre di più.
 La generazione dei genitori ultras esiste da tempo. Ora, di pari passo con l’imbarbarimento della società, sta facendo passi all’indietro da gigante. E per i ragazzi il divertimento si trasforma spesso in un incubo.

“C’è anche da dire che è l’unica maniera ormai per diventare campione di qualche sport. Se inizi da ragazzino perché ti va è troppo tardi. I cinesi fanno così, e infatti vincono a mani basse.“ E’ il commento di un lettore all’articolo con cui il Corriere della Sera denunciava un papà condannato a due anni con la condizionale per “ossessiva attività agonistica”. Aveva fatto assumere un eccesso di sostanze e aveva assillato in modo abnorme il 14enne figlio nuotatore.

Ci sono genitori che hanno grandissime aspettative e spingono i figli verso risultati sempre migliori. Cronometrano le prestazioni dei ragazzi, analizzano lo schema tattico in cui sono stati inseriti, elencano gli errori fatti dagli altri.
Il bambino subisce questa mole di critiche e diventa ansioso, insicuro, spesso vittima di complessi di inferiorità. Così tende a rifiutare quello sport che sino a poco tempo prima lo divertiva.

volleyPartita di volley Scanzorosciate contro Aurora Seriate Under 12. I genitori ospiti insultano e minacciano l’arbitro che secondo loro stava favorendo la squadra di casa. La Scanzorosciate abbandona il campo, il giudice sportivo prima dà lo 0-3 a tavolino, poi fa rigiocare la gara a porte chiuse.

Ci sono genitori che in qualsiasi momento della vita voglio avere il totale controllo del figlio. Non importa se ottenuto attraverso punizioni, giudizi severi, comportamenti senza calore umano. Il bambino subisce una fuga dalla realtà, non ha più una sua personalità e l’unica cosa che cresce è il desiderio di scappare lontano cercando conforto, sempre e comunque, in qualche altra persona.
“Molti genitori pensano che per agevolare il figlio siano leciti anche l’astuzia e l’inganno.” Giacomo Bramè, allenatore della squadra esordienti di calcio della Verolanuova di Brescia, che ha dato le dimissioni dopo essere stato minacciato e aggredito dal padre di un bambino che lui aveva spostato dalla formazione titolare alla formazione B. 
Ci sono i genitori che considerano il figlio come un prolungamento di se stessi. Vogliono da lui il raggiungimento di quei risultati che loro non hanno neppure sfiorato. Questo produce dubbi, angosce e paure in un bambino che troverà sempre più difficile crearsi una personalità autonoma.

CorriereSera

“Vergognatevi, dovreste essere voi a dare l’esempio ai vostri figli” Alessandro Birindelli, ex calciatore della Juventus, allenatore degli esordientri del Pisa, che ha ritirato la squadra dopo che in tribuna si era scatenata una violenta rissa verbale tra genitori.

Ci sono infine i genitori portati a perdonare tutto, a ripulire da eventuali ostacoli il cammino che il loro bambino dovrà affrontare. Lo giustificano qualsiasi cosa faccia, sia questa un calcio a un avversario o l’insulto all’allenatore. Ancora una volta, incapace di affrontare e superare da solo ogni problema, il bambino diventerà insicuro e con una debole personalità.
I colpevoli degli insuccessi dei figli sono così stati identificati in ordine decrescente
1. arbitro
2. Allenatore
3. compagni di squadra
4. avversari
5. gioco scorretto
Se solo i genitori potessero far propri due concetti fondamentali, probabilmente vivrebbero meglio loro ed i bambini.
Uno.
Nello sport esiste anche la sconfitta. Non è un’onta incancellabile, ma un’occasione per ripartire più forti dopo avere capito i propri errori.

Gazza
A livello giovanile l’esaperata ricerca del successo provoca traumi che il bambino si porta dietro anche nell’età adulta.
Ma del resto quali sono gli esempi che entrano nelle nostre case? 
Pur di vincere, alcuni tra i campioni più acclamati fanno uso di doping. All’intero di ogni sport c’è spazio per la combine, l’alterazione volontaria del risultato. L’arbitro è il principale colpevole di qualsiasi negatività, raramente si riconosce la superiorità dei rivali. Non si perde mai perché si è in quel momento inferiori, ma perché qualcuno ha aiutato gli altri che sono stati anche fortunati.
Lo sport manca di infrastrutture, non c’è una volontà politica che spinga a creare le condizioni affinchè i bambini possano praticarlo. Ma un altro grande male si annida nelle società moderna. Il genitore ultras.
Viviamo in un Paese che ha dimenticato il concetto di sociale. Quello che è un bene di tutti, diventa quasi sempre un bene di nessuno. Qualcosa che è lecito calpestare, deturpare, distruggere. Gli altri non esistono, ci siamo solo noi. Per arrivare in cima molti sono disposti a tutto, buttando giù dalla torre qualsiasi rivale. Perché lo sport dovrebbe essere diverso?
A Tricase quel giorno è stato un ragazzo a restituire fiducia nel futuro dello sport. Le sue lacrime e le sue scuse hanno regalato dignità a una giornata per ogni altro verso molto triste.
Dopo quello che è accaduto al derby pulcini (giocatori di dieci anni) di Torino, conferma che la strada è ancora molto lunga e lo sport non è altro che un microcosmo della società.

 

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