La Gazzetta titola “pugile suonato” riferendosi allo sfidante mondiale Dierry Jean

coverDierry Jean ha 33 anni, un record di 29-2 con 20 vittorie per ko. È nato ad Haiti, ma risiede a Montreal in Canada.
Sabato ha perso per kot 10 contro Terry Crawford nel mondiale Wbo dei superleggeri.
La Gazzetta dello Sport sul suo sito lo ha definito “pugile suonato“.
L’ha fatto perché Jean, scosso dai colpi di Crawford, ha sbagliato angolo nel quarto round.
È un po’ come se davanti a un titolo non esatto qualcuno commentasse “giornalista suonato” sbaglia titolo. E accade, eccome se accade. Come reagirebbe il collega?
Ancora una volta si prende a schiaffi il pugilato.
Non ho mai letto “quella pippa del centravanti sbaglia un gol a porta vuota“.
Nell’era in cui si misurano le parole e ci si avvita giustamente sui “non” per definire nel modo più soft chi già soffre di suo per una menomazione fisica, il più venduto quotidiano italiano non ci pensa due volte e spara “pugile suonato“.
Stavolta si è passato il limite. Le parole pesano. Un titolo può essere più violento di un pugno.

2Perché la stessa aggressività non c’è davanti ai santoni del pallone?
Perché non si usano parole pesanti come macigni anche davanti a una partita di calcio?
Non ho mai letto “calciatore macellaio” (con tutto il rispetto per i macellai) riferito a quei giocatori che entrano in modo da causare danni permanenti agli avversari.
Non sarebbe giusto, non è nella deontologia professionale, nell’educazione, nel vivere civile. Sono quindi contento che non accada, ma perché la boxe deve fare eccezione?
E pensare che alla radice di questo sport c’è il rispetto, parola di cui non tutti sembrano conoscere il significato.