Quindici anni fa il ciclone Tyson travolge la Gran Bretagna. Storia di quei giorni…

Mike TysonQuindici anni fa Mike Tyson travolgeva Lou Savarese sul ring dell’Hampden Park di Glasgow. Prima aveva travolto l’intera Gran Bretagna. Questo è il racconto di quei giorni.

Il fatto è accaduto al Grosvenor House Hotel di Londra, in una suite da due milioni e mezzo a notte. Due avvocati si sono presentati in albergo, hanno bussato alla porta del signor Mike Gerald Tyson e gli hanno presentato un’ingiunzione di pagamento (le cifre sono in lire):

1. Orologio con diamanti e zaffiri: 420 milioni

2. Braccialetto di smeraldi e diamanti: 510 milioni

3. Due orologi tascabili con diamanti: 340 milioni

Totale: 1.270 milioni (a cui vanno aggiunti gli interessi)

L’ingiunzione era stata depositata all’Alta Corte di Londra dallo studio Kerman&Co, uno dei più famosi della città. La rivendicazione veniva da Laurence Graf, proprietario di una gioielleria in Bond Street. Il pugile aveva fatto spese lo scorso gennaio, quando era venuto in Inghilterra per il suo primo match europeo. Non aveva mai pagato. Era certo che lo avesse fatto Frank Warren, l’organizzatore della riunione di allora e di quella di domani. Per convincerlo a saldare i suoi debiti, aveva anche minacciato di lasciare l’Inghilterra a 24 ore dalla sfida con Julius Francis. Il promoter lo aveva rassicurato. Non ha mai messo mani al portafoglio.

warrenRicevuta l’ingiunzione, Tyson ha chiamato Warren. La ricostruzione di quello che sarebbe avvenuto nella suite dell’ex campione del mondo è stata fatta dal quotidiano scozzese Glasgow Daily Record. Iron Mike avrebbe urlato ogni tipo di insulti, picchiato l’organizzatore, minacciato di lanciarlo dalla finestra (la suite è al settimo piano). Solo l’intervento della sicurezza dell’albergo avrebbe evitato guai peggiori. «Pensavamo volesse ucciderlo» ha detto un testimone oculare al quotidiano. L’autista di Warren avrebbe accompagnato il promoter in un ospedale privato dove gli sarebbe stata riscontrata la frattura di quattro costole e della mascella destra. Fin qui il giornale.

«E’ tutta immondizia, denuncerò li denuncerò» ha dichiarato in un comunicato Frank Warren, dopo di che è scomparso e per la prima volta non ha presenziato alla conferenza stampa che precede una sua riunione.

Ieri Mike Tyson, per gioco, si è diverto a ballare (vestito con un kilt rosso e blù) sul tetto della Mercedes da 120 milioni che l’organizzatore gli ha messo a disposizione. Il danno? Sei milioni di lire.

-Tyson, cosa c’è di vero nelle voci di una rissa con Warren?

«Non vendo e non fumo crack».

-Ma ha minacciato di lanciarlo dalla finestra?

«Se non ho lanciato dalla finestra Don King, non lancerò dalla finestra nessuno».

arbitroa terraE’ più arrogante che mai il vecchio Mike («Io sono due volte più uomo di tutti quelli che parlano di me»). Se ne va in giro con un cappelletto beige di Armani, maglietta nera e pesante giubotto a ripararlo dal clima autunnale di questa città grigia. Davanti all’albergo stazionano una cinquantina di persone che vogliono un suo sguardo, un autografo, un saluto. Lui sorride e per un attimo dimentica di essere inseguito da drammi e tragedie.

Se la vita di Mike Tyson è un inferno, per lui e soprattutto per quelli che lo incrociano, quella di Lou Savarese è la storia di un bravo ragazzo di famiglia. Origini italiani nel passato (il nonno era di Sorrento), tradizioni di casa nostra nel presente: ha fatto il viaggio di nozze tra Pescara, Milano e Como; ha chiamato Ciro, in onore del papà, il primogenito che è nato otto settimane fa. E’ vegetariano, ha una moglie che l’adora. Luisa fa la maestra elementare e vorrebbe venire a lavorare un anno in Italia con quegli scambi culturali che sono frequenti tra i due Paesi. Luisa lo ama, ma non vedrà il match alla tv. Non ce la fa, soffrirebbe troppo. Non guarderà l’incontro neppure la mamma di Lou, è stata operata pochi giorni fa: quattro by-pass per dare forza al cuore. E’ a lei che dedicherà un’eventuale successo. E sì perchè, se Tyson rimarrà tranquillo, all’Hampden Park di Glasgow ci sarà una riunione.

Steve Fitch urla. L’uomo chiamato coccodrillo riempie di parole il salone del peso dove mille persone si danno spintoni e strillano improperi per rubare un centimetro di spazio e vedere Mike Tyson salire sulla bilancia. Fitch è un ex galeotto, uno dei tanti che affollano il clan di Iron Mike. Ha passato otto anni in prigione per omicidio preterintenzionale, sequestro di persona e rapina a mano armata. Adesso fa il buffone di corte, minacciando i nemici dell’uomo che paga i suoi viaggi in giro per il mondo. E’ un copione già visto decine di volte, ma in questa occasione ha i toni sfumati, tutto sembra più finto di sempre.

fitchMike Tyson è di buonumore, sale sulla bilancia e segna 100.600. E’ il segnale di una preparazione più curata di quanto tutti noi crediamo.

La burrascosa vicenda con Frank Warren, il promoter non si è visto neppure ieri, ha portato Iron Mike all’ennesimo capolinea della sua vita. Ora Shelly Finkel dovrà fare miracoli per riuscire a trovargli altri teatri dove esibirsi.

Mike lo sa, ma per la prima volta sente di avere qualcuno veramente vicino. «Allah mi ha dato quest’ultima occasione. Posso riprendermi quello che è sicuramente mio: il mondiale dei pesi massimi. Lo so, sono stato io a rovinare tutto. Ma Lui mi ha riportato sulla giusta strada e, un piccolo passo alla volta, sto andando a recuperare quello che era mio». Ha un’idea precisa anche dei tempi in cui l’evento dovrà tenersi. «A settembre voglio definire la questione e togliere a Lewis quel titolo che mi appartiene».

Anche Lou Savarese, come era già accaduto in passato a tanti avversari di Tyson, diventa un protagonista passivo. E’ grande e grosso, ma la sua presenza viene appena avvertita. E lo sguardo con cui ha lasciato ieri la sala non era esattamente quello di un indomito guerriero pronto alla battaglia. La scheda ufficiale fornita dall’organizzazione (che ha tutto l’interesse a magnificare le doti dei duellanti) dipinge in modo chiaro il valore dell’italo-americano: «I suoi punti deboli? Scarsa capacità difensiva; mancanza di velocità; poca resistenza ai colpi: è andato al tappeto sei volte; prolungata inattività: non combatte da dieci mesi». Perchè mai dovrebbe battere Iron Mike?

pesoCome sempre, Holyfield escluso, l’unico che può sconfiggere Tyson è Tyson stesso. La sua mente, di questo ne sono certo, è sotto stress. Non prende più gli antidepressivi ordinatigli dal medico per curare i problemi psicologici che lo accompagnano in ogni ora della sua vita. Questo lo rende irascibile, violento, poco razionale. Potrebbe fare del male a se stesso.

Sembra siano stati venduti trentamila biglietti. Ha ragione Tyson quando dice che il mondiale di Lewis contro Grant ha fatto fatica a trovare acquirenti, mentre a lui per riempire il Madison Square Garden basterebbe masturbarsi sul ring. Per chiudere sulle dotte citazioni di Iron Mike, riporto quella contro la regina Elisabetta: «Io l’ultima volta che sono venuto in questo Paese ho lasciato qui l’80% dei miei guadagni e lei non è venuta neppure all’aeroporto a salutarmi».

Lou Savarese lascia il salone senza che nessuno si curi di lui. Iron Mike è ancora sul palco a giocare, a ridere e scherzare.

Tyson non sa incanalare, nei limiti posti dalle regole, la sua violenza esplosiva. Ha distrutto in 38″ i sogni e la resistenza di Lou Savarese, aggrendolo con una furia devastante, togliendogli forza e lucidità. E poi ha continuato a colpire, ignorando il tentativo di fermare il match fatto dall’arbitro John Coyle, finendo con il picchiare anche lui. Ho visto la faccia di Mike trasformarsi, diventare feroce, quando ha capito che l’avversario stava soffrendo. Era un animale che sentiva l’odore del sangue della preda. Era un uomo pericoloso.

Ha detto a Jim Gray, di Showtime-Tv: «Voglio uccidere la gente, voglio squartare i loro stomaci e mangiare i loro bambini».

In conferenza stampa hanno chiesto a Shelly Finkel, il suo manager: «Come commenti questa dichiarazione?»

Quel tranquillo signore ha risposto: «A Mike piacciono i bambini»,

«Sì, ben cotti» ha urlato dal fondo il giornalista Mike Katz.

La sala è stata scossa dalle risate.

Quel bravo figliolo di Lou Savarese è riuscito a tirare un solo pugno, un jab sinistro, neppure andato a segno. Dopo 11″ era già a terra, ce lo aveva mandato un gancio sinistro alla tempia. Dopo 38″ era ko.

Adesso tutti parlano di Lennox Lewis.

«Voglio il tuo cuore, voglio mangiare i tuoi bambini. Voglio strapparti il cuore e fartelo mangiare», queste il pacato messaggio lanciato dal signor Mike Gerald Tyson subito dopo il match.

0Lennox Lewis ha detto che potrebbero incontrarsi all’inizio del prossimo anno. La Commissione Atletica del Nevada ha confermato che molto difficilmente concederà la licenza a Tyson. La Gran Bretagna, bastava leggere i giornali di ieri, è terra bruciata. Showtime e Hbo non hanno ancora cominciato a trattare. Frank Warren (l’occhio destro rosso e la camminata rigida) sembra abbia deciso di non denunciare Iron Mike per l’agressione rivelata dal Glasgow Daily Record. «Shelly Finkel gli ha fatto dimenticare tutto con cinque milioni di dollari» ha detto Mike Marley: giornalista, manager, ex uomo di fiducia di Don King. Sarà anche così, ma lo stesso Warren non ha promesso nulla: «Non so se tornerò ad organizzare un match di Tyson. Dovrò pensarci a lungo».

«Sono il più brutale e spietato pugile di sempre» insiste l’ex campione del mondo.

«Mike è salito sul ring carico di rabbia, il match è durato troppo poco per smaltirla tutta» limita i danni Finkel.

Tutto sommato mi è andata bene, poteva picchiare me e tutti i trentamila spettatori che hanno preso acqua e freddo allo stadio di Hampden Park.

«Sono Sonny Liston» urla Tyson. Come lui, è l’anima nera del mondo. Ex galeotto, pugile di grande potenza e infiniti problemi. Solo sul ring sapeva gustarsi la vita. Pugni, violenza. Un unico modo di esprimersi. Liston è finito ucciso in un triste albergo di Las Vegas. Hanno fatto credere che fosse vittima di un’overdose. Ma lui aveva il terrore degli aghi, la verità andava cercata da un’altra parte.

«Scopriremo la morte di Tyson leggendo su un giornale che lo hanno accoltellato in un vicolo di New York» ha detto Larry Holmes. Molti la pensano come lui.

«Sono il pugile più brutale e selvaggio di sempre» urla Iron Mike.

Le sue grida volano nel vento umido di pioggia di una Glasgow sempre più triste.