Il presidente Brasca difende Fpi, Aiba e Falcinelli. Oliva replica alle contestazioni…

olivaSul sito della Fpi, il presidente Alberto Brasca ha replicato a quanto detto da Patrizio Oliva in un’intervista che gli ho fatto nei giorni scorsi

Scrive Brasca. “È un attacco ingeneroso che mi ha sorpreso e amareggiato ma non posso che prenderne atto. Ognuno è libero di pensarla come vuole. Mi pare però doveroso, per chiarezza verso i nostri tesserati e appassionati, rispondere alle questione sollevate”.
1) L’Italia è fuori dalle WSB”.  Si, nella passata edizione abbiamo ritenuto di aiutare e sostenere il rilevante impegno organizzativo e finanziario della Italia Thunder perchè il torneo consentiva la qualificazione olimpica. Abbiamo qualificato infatti Manfredonia mancando di un soffio la doppia qualificazione di Mangiacapre e Vianello. Per tutti i partecipanti è stata comunque una straordinaria opportunità di misurarsi ad alto livello e quindi di crescere.
L’edizione 2016 non prevede la qualificazione olimpica e si sovrappone temporalmente al torneo continentale di qualificazione olimpica. Abbiamo pertanto deciso di concentrare la preparazione dei nostri atleti verso il torneo di qualificazione olimpica, non inserendo a calendario l’impegno delle WSB, che peraltro ha visto la stessa Italia Thunder rinunciare formalmente all’iscrizione per la prossima stagione.
Rivendico con convinzione questa scelta.
2) Il passo falso dell’APB”. Personalmente non ho mai nascosto le mie perplessità sul format APB, soprattutto sul versante della sostenibilità degli oneri finanziari di cui  l’AIBA si è fatta carico direttamente. Abbiamo consentito la partecipazione degli atleti richiestici, primo perchè sono stati offerti loro contratti molto vantaggiosi a totale carico AIBA, secondo perchè il torneo APB offriva l’opportunità della qualificazione olimpica, felicemente conseguita da Clemente Russo.
È un’affermazione infondata che la FPI abbia speso “somme ingenti per l’attività di un solo atleta”.  Sul punto preciso che i due eventi AIBA svoltisi a Milano e che hanno visto come protagonista Russo sono stati a totale carico dell’AIBA e degli organizzatori privati dell’evento. Nessuna spesa è gravata sulla FPI.
Non so se e come l’AIBA darà seguito all’esperienza APB. Di sicuro si può affermare che nessun osservatore serio può ravvisare nell’avvio dell’esperienza APB la genesi della crisi del professionismo italiano e internazionale, che ha ben altre cause e che più volte sono state illustrate. Paradossalmente mi sento di dire che forse è vero il contrario: il “rischio APB” ha stimolato una risveglio del professionismo tradizionale.
3)L’AIBA non si cura del dilettantismo, tranne che per due manifestazioni, Mondiali e Olimpiadi”. Si possono rivolgere le critiche più feroci all’AIBA o a qualunque altra istituzione pubblica e privata. La libertà di critica è per me sacra. Ma non si possono fare affermazioni che non rispondono alla realtà. Mai, dico mai in tutta la storia della boxe dilettantistica internazionale si è avuto un calendario così denso di tornei e campionati, promossi e organizzati dall’AIBA, come in questi ultimi anni. Non è una valutazione, è un fatto.
4) La FPI doveva minacciare il boicottaggio olimpico”. I due precedenti che conosco sono quelli degli USA alle Olimpiadi di Mosca e quelli dell’URSS alle Olimpiadi di Los Angeles. Furono già allora due scelte sciagurate ma in qualche modo giustificate da un duro conflitto politico tra  due grandi potenze internazionali. La FPI che boicotta le Olimpiadi per opporsi ad un progetto dell’AIBA sarebbe una sfida temeraria al comune senso del ridicolo.
In tutti gli sport ci sono organismi internazionali sovraordinati alle Federazioni Sportive Nazionali ed è una condizione ovviamente necessaria per consentire uniformità di regole a livello internazionale. L’AIBA comprende 195 federazioni e alle sue regole, peraltro democraticamente approvate nei congressi, ciascuna Federazione Nazionale è tenuta ad attenersi, se intende partecipare alle competizioni internazionali ed avere il riconoscimento di federazione olimpica.
Lo sottolineo ancora una volta perchè a qualcuno sfugge: stare alle regole internazionali non è un’opzione discrezionale ma un obbligo giuridico. A meno che non si ipotizzi un pugilato autarchico!
5) Falcinelli ha molto da farsi perdonare”. Non so quali sono le gravi colpe attribuite a Falcinelli nei confronti del pugilato italiano. Scorrendo il suo curriculum di pugile, di tecnico societario, di responsabile delle nazionali azzurre, di dirigente federale e internazionale credo che il pugilato italiano gli sia debitore almeno di un po’ di riconoscenza. Ed anche tanti campioni che ha valorizzato e portato ai massimi successi! Non credo abbia bisogno di essere difeso da me. Lo farà da solo se ritiene e se ne avrà il tempo e la voglia.
6) La FPI si è privata dei professionisti ed ha tagliato gran parte dell’attività dilettantistica”.  L’accusa è precisa e circostanziata. Ma è infondata. Stiamo ai fatti.
Sui “professionisti” rivendico con orgoglio quello che in piena sintonia con la Lega Pro Boxe abbiamo portato avanti. Abbiamo accelerato il processo di autonomia della Lega, abbiamo concertato regole nuove e più snelle, siamo usciti dalla gabbia della Legge 91/81 con forti vantaggi fiscali per le Società Organizzatrici e per l’intero comparto Pro, abbiamo semplificato i protocolli e le visite mediche consentendo una contrazione dei tempi e dei costi, riversiamo alla Lega l’intero ammontare delle quote di affiliazione e tesseramento nonché la riscossione delle tasse organizzative, ci assumiamo le spese arbitrali per i titoli italiani, provvediamo alla copertura assicurativa dei pugili tesserati, abbiamo favorito il passaggio al settore Pro che oggi è il doppio dei tesserati rispetto a dieci anni fa, valorizziamo gli eventi professionistici ed i singoli pugili su Boxe Ring e sui nostri siti web. Erano anni che non si registrava una voglia di ripresa del mondo del professionismo italiano come in questa stagione. Non ne rivendico il merito. Registro il fatto.
Sul fronte “dilettantistico” vorrei che qualcuno mi spiegasse dov’è il taglio “di gran parte” dell’attività. Sotto il profilo quantitativo negli ultimi dieci anni abbiamo raddoppiato i tesserati e l’attività: si svolgono da qualche anno in Italia circa mille riunioni con diecimila combattimenti l’anno, un plafond mai raggiunto nella storia del pugilato italiano. Sotto il profilo qualitativo siamo oggi stabilmente tra le prime dieci squadre al mondo. Partecipiamo con una intensità senza precedenti e con successi significativi a tutti i campionati internazionali junior, youth e schoolboy organizzati sotto l’egida dell’AIBA e della EUBC. Il movimento femminile ci sta regalando soddisfazioni impensate ed è in continua crescita. Nel settore giovanile mai come adesso i bambini sono al centro dell’attenzione federale. Al Trofeo nazionale del CONI, in corso in questi giorni a Lignano Sabbiadoro, siamo presenti con rappresentative di bambini provenienti da ben 15 regioni. E’ dunque evidente che non c’è stato alcun “taglio” di attività.
7)L’ammanco milionario della Federazione”. Nessuno, ma proprio nessuno, ha mai minimizzato la gravità dei fatti che hanno pesantemente colpito la nostra Federazione in quegli anni.  E’ pur vero, però, che Sino alla scoperta del misfatto nessuno ha mai avuto il minimo sospetto di quello che stava accadendo. L’abilità delittuosa della funzionaria infedele e la furbesca diluizione negli anni delle sottrazioni effettuate hanno tratto tutti in inganno. E’, per contro, altrettanto vero ed incontestabile, e lo rivendico con orgoglio, che una volta venuti alla luce i fatti vi è stata una pronta e corale reazione amministrativa e giudiziaria che ha portato in breve tempo alla condanna dei responsabili – in sede penale, civile e contabile – e recentemente anche della Banca tesoriere, per una negligente gestione dei conti correnti. E preciso che azioni per il risarcimento proseguono con rigore e, sia pure con i tempi della giustizia italiana, ci hanno già consentito alcuni recuperi ed altri significativi pensiamo siano ormai vicini all’esito finale. Credo sia da respingere fermamente, dunque, il tentativo di strumentalizzare una vicenda accaduta molti anni fa e rispetto alla quale la FPI ha posto in essere ogni dovuto e consequenziale atto. Si sono nel frattempo succeduti due Congressi e credo davvero sia tempo di chiudere quella triste pagina e guardare avanti.

Ho chiesto al campione olimpico e mondiale di rispondere alle contestazioni

Patrizio, parliamo delle Wsb.
“La Fpi, come dice Brasca, ha fatto il torneo perché consentiva la qualificazione olimpica. Risultato dell’investimento: un solo atleta qualificato, Manfredonia. Adesso l’Italia è fuori dall’edizione 2016. I fatti confermano quello che avevo detto”.

I professionisti dell’Aiba, l’Apb.
“Brasca dice che le riunioni di Milano sono stati a totale carico dell’Aiba e dell’organizzatore dell’evento e io gli credo. Ma leggendo il sito federale, per altri eventi simili, si ha un’impressione diversa. “La FPI ringrazia tutti gli Enti Patrocinanti (Regione Lazio, Assessorato Qualità della Vita Cultura e Benessere del Comune di Roma e il CONI), (Sting Sports, Boxeur Des Rues, Energetic Source, Gruppo Cita, Human Tecar, Pizza e Mortazza, Acqua Egeria) … che hanno collaborato sia all’organizzazione che alla riuscita dell’evento” (Roma, 24 ottobre 2014). “Il Campione del Mondo 2013 … si è trovato di fronte sul ring del Centro Sportivo ItalCementi (serata organizzata dalla FPI con la collaborazione della Bergamo Boxe)  …” (Bergamo, 21 novembre 2014). Sulla validità del torneo vorrei che fosse Brasca a esaminare i fatti, cioè i pugili partecipanti, e dicesse se sono il meglio che la boxe mondiale di oggi possa offrire”.

L’Aiba, dice il presidente, ha a cuore il dilettantismo.
“Oggi la federazione mondiale si chiama International Boxing Association, ha tolto la parola Amateur (dilettante) lasciandola solo nel logo. Mi sembra una chiara dichiarazione di intenti su quali siano le priorità in casa Aiba. Hanno a cuore il dilettantismo e chiamano professionisti i loro dilettanti e li fanno combattere su 3 riprese, poi su cinque da 2’, di nuovo su 3. E ancora su 6, 8, 12 e ancora su 3…”.

Brasca ha definito “una sfida temeraria al comune senso del ridicolo” la possibilità di un boicottaggio olimpico.

“Il mio era chiaramente un paradosso. Lui parla anche di democrazia. A me non sembra molto democratica la clausola che vieta ogni contatto con qualsiasi ente professionistico e impone un professionismo esclusivamente targato Aiba pena l’esclusione dalle Olimpiadi. Sono atteggiamenti che meritavano almeno una contestazione ufficiale”.

Il presidente dice che Falcinelli ha sempre operato bene.

“Non ho criticato l’operato di Falcinelli come pugile, allenatore della nazionale o presidente della Fpi. L’ho criticato come dirigente dell’Aiba. E poichè, come molti (e chissà che tra questi non ci sia anche lei), non condivido la politica di quell’Ente, ho pensato che fosse sbagliato appoggiarla in toto. L’Aiba non ha il monopolio dei mali del pugilato moderno, sarebbe ridicolo pensarlo. Speravo che il presidente avesse maggiore considerazione della mia intelligenza. L’Aiba però si muove attuando sistemi che non tengono in alcun conto altri organismi legali e riconosciuti e non offre alternative ai lavoratori professionisti. Diventarne portavoce, a mio avviso, reca solo danni al movimento pugilistico. Questo era il concetto che ho cercato di esprimere”.

La Fpi, i professionisti e i dilettanti.

“La Lega Pro Boxe sarà l’unica a gestire il professionismo dal primo gennaio 2016. E questo, è vero, sarà un risultato raggiunto grazie anche alle scelte federali. È certo presidente che sia qualcosa di cui vantarsi? Spero che lei si voglia prender gioco di noi quando dice “il “rischio APB” ha stimolato una risveglio del professionismo tradizionale”. Rischio? L’80% degli ori olimpici sono passati al professionismo tradizionale, nessun campione è passato all’Aiba. E poi augurarsi che arrivi un diluvio con la speranza che dopo ci sarà il sole mi sembra un modo diciamo insolito di vedere la realtà”.

E per ultimo la questione dell’ammanco in Federazione.

“Brasca dice che la “furbesca diluizione negli anni delle sottrazioni effettuate hanno tratto tutti in inganno”. Mi permetta presidente, colpevole è chi sottrae denaro pubblico, ma altrettanto colpevole (di inefficienza, mancato controllo, incompetenza) è chi consente che il reato sia perpretato per anni. Nell’intervista citavo Milas Kundera e “L’insostenibile leggerezza dell’essere”: “E si disse che la questione fondamentale non era: Sapevano o non sapevano?, bensì: “Si è innocenti solo per il fatto che non si sa? Un imbecille seduto sul trono è sollevato da ogni responsabilità solo per il fatto che è un imbecille?”. Non dico che i capi della Federazione fossero degli imbecilli, dico che il solo fatto di non sapere non li assolve. Non mi sembra che nessuno dei dirigenti federali che avevano l’obbligo di controllare abbia mai chiesto scusa agli affiliati. Solo a quel punto sarà arrivato il momento di chiudere quella triste pagina e andare avanti”.

 

 

 

Advertisements