Parte il calcio, 500 euro per vederlo in tv. Tagliato fuori il 70% degli italiani…

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Sabato parte il campionato di calcio e l’informazione in blocco ci sta raccontando dove e come potremo vedere lo sport nei prossimi mesi.
La realtà è che la copertura televisiva dell’evento rischia di diventare uno spettacolo per un numero sempre più basso di spettatori. Perché? Costa.
Non è una novità, vero. Ma in un Paese che secondo il rapporto Jp Salary Outlook 2015 ha lavoratori con stipendio medio mensile di 1.560 (cifra scaturita, come tutte le statistiche da salari altissimi e salari da fame), un tasso di disoccupazione del 12,7% che sale al 44,2 % per la fascia di età 15-24 anni, in un’Italia in cui è calato il consumo della spesa alimentare e che si è già vista triplicare negli ultimi anni i costi per l’abitazione e i trasporti, il peso di un canone televisivo diventa sempre meno sostenibile.
Paghiamo 113,50 euro l’anno alla Rai per avere, sportivamente parlando, davvero poco.
Ora ci dicono che dovremmo versarne quasi 500 a Mediaset Premium o Sky solo per vedere il calcio.
Qualcuno si è chiesto dove porterà tutto questo?
I due colossi stanno attraversando un momento di tensione.
L’investimento di 700 milioni di euro per avere l’esclusiva triennale della Champions League pesa come un macigno sul futuro del canale per ora fermo a 1,75 milioni di abbonati. Se la Coppa non porterà almeno 300.000 nuovi clienti, quella mossa potrebbe trasformarsi in un vero flop.
Sky conta 4,72 milioni di abbonati, ma è una cifra che non cresce come Murdoch sperava e, anzi, sta dando segnali di leggera flessione mentre i ricavi complessivi sono calati.
Il prossimo triennio potrebbe dunque essere vitale per entrambe le aziende.
Lo spettatore invece sa, già da questo momento, che per lui le cose andranno male.
Almeno il 70% della popolazione non ha accesso diretto alla pay tv, se la cava all’italiana. Andando a vedere la partita in casa di un amico, guardandola al bar, riuscendo in qualche modo a godere dell’evento. I numeri, rispetto alla tv generalistica, restano comunque bassi.
Il calcio è diventato un bene per pochi.
Per sua fortuna ci sono ancora giornali e radio a fare da cassa di risonanza conservando a questa disciplina un alto indice di popolarità. Ma la storia insegna che limitando sempre di più l’accesso all’informazione (in questo caso alla visione del fenomeno) alla lunga si paga dazio.
Prendete la pay per view negli Stati Uniti.

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La boxe era uno sport di grandissima popolarità sino a metà degli anni Ottanta. Poi la ppv ha fatto un salto di qualità e all’inizio degli anni Novanta con HBO e Showtime è diventata in pratica l’unica possibilità per godersi lo spettacolo pugilistico.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
La popolarità  del pugilato in generale è calata, come è calata quella di grandi campioni (da Roy Jones jr a Floyd Mayweather jr) che non hanno avuto riscontri pari ai loro risultati. Un tempo in chiaro li avrebbero visti decine di milioni di persone, oggi tranne alcune eccezioni 1,5 milioni rappresentano già un grande successo.
Laggiù, in America, è in atto un’inversione di tendenza. Al Haymon, il più importante manager/promoter americano di oggi, ha chiuso un contratto con la NBC riportando in chiaro il grande pugilato.
Da noi il calcio si sta spingendo sempre di più verso l’evento a pagamento. Come in ogni altro aspetto sociale arrivamo con un ritardo medio di 15/20 anni rispetto agli States, degenerazioni comprese.
Riusciamo a vedere ancora in chiaro Olimpiadi, Mondiali ed Europei di calcio, GP Italia di Formula 1 e Moto. Ma solo perché la legge 6/99 modificata nel 2012 assegna questi eventi alla Rai. È infatti obbligatorio che i grandi avvenimenti che coinvolgano atleti italiani siano trasmessi in chiaro da un canale con copertura dell’80% della popolazione.
Per il resto bisogna pagare.
Il che in assoluto mi sembra giusto, ma in pratica stabilire una “tassa” di circa 500 euro l’anno per vedere una partita di pallone in un Paese disastrato come il nostro credo significhi ridurre sempre di più la popolarità del calcio. Le cifre di abbonamenti, spettatori, sponsorizzazioni, costo dei diritti televisivi nazionali confrontate con quelle degli altri Paesi lo dimostrano ampiamente.

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Tutto questo senza considerare il fatto che il 70% della popolazione resta fuori dalla fruzione di un evento popolare come il gioco del pallone che (solo i fatti dell’ultimo anno basterebbero a dimostrarlo) forse proprio per la sua involuzione sta degenerando con sempre maggiore frequenza in atti criminali. Dai fallimenti, alla violenza, alle truffe, al razzismo.
Come diceva Nanni Moretti, continuiamo così facciamoci del male…

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One Comment Add yours

  1. zz says:

    Grazie per la lettura, ho letto con piacere. Posso segnalare una cosa? Hanno oscurato la Champions su Sky, ma chi ha Astra la champions la vede #gratis eccome!

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