Il gancio sinistro arriva a segno, ma è quello di Bute e Di Luisa va giù…

Jpeg

Per tre riprese Lucian Bute e Andrea Di Luisa (sopra negli spogliatoi a fine match) hanno portato avanti un match fatto più di intenzioni che di fatti.

Contratto, teso, mai fluido nei suoi tentativi l’italiano.

Imballato, addirittura impacciato il rumeno canadese che si è portato sul ring una montagna di dubbi. Aveva paura, anzi temeva che diciannove mesi lontano dal combattimento potessero essere una pausa troppo lunga a 35 anni. E in quei tre round i suoi dubbi sono stati leggittimati da una condotta estremamente prudente, mai sbilanciata alla ricerca del colpo giusto. Ha lasciato che fosse Di Luisa a cercarlo, che fosse lui a prendersi i rischi di un incontro d’attacco.

Ma anche nella testa del nostro pugile c’era qualche incertezza di troppo. Ci ha provato, ma senza troppa convinzione. Ha sentito che i pugni dell’ex campione del mondo non lasciavano poi segni così pesanti e ha provato a capire se potesse davvero esserci lo spirargli per realizzare la grande sorpresa.

Tutto è cambiato nel corso della quarta ripresa. Andrea ha preso confidenza, ha portato per la prima volta qualche buona combinazione e il match che viaggiava sul filo dei pochi colpi per round si è improvvisamente acceso.

Il gancio sinistro, quello a cui il campano aveva affidato tutti i suoi sogni è andato a segno. Ma non è stato decisivo. Lo è stato invece quello di Bute che ha fatto un’oscillazione sul tronco e poi ha sparato d’istinto il suo gancio sinistro.

Pam!

Preciso, veloce, potente. Di Luisa non l’ha proprio visto e si è ritrovato giù al tappeto. Knock down senza essersene neppure accorto. Si è rialzato prima che l’arbitro chiudesse il conteggio e ha ripreso a combattere. Ma le gambe non erano più solide e sotto l’occhio sinistro c’era un ematoma che si stava gonfiando. Un colpo di striscio del rumeno canadese lo aveva pizzicato nel round precedente e adesso quel gonfiore di sangue rischiava di aprirsi complicando assai di più le cose.

Erano passati 1:53 della quarta ripresa quando dall’angolo è volata un’asciugamano rossa. L’ha lanciata Michele Di Luisa, coach e papà.

Non valeva più la pena. L’ematoma e soprattutto la condizione di Andrea mi hanno fatto prendere la decisione che sono certo sia stata quella giusta”.

Ha meno certezze Salvatore Cherchi.

Si è fatto sorprendere proprio nel momento in cui stava cominciando a crederci. È rimasto fermo sul colpo, faccia in avanti ed è finita lì. Ma io credo che sarebbe potuto andare avanti, non mi sembrava così malmesso da non poter continuare”.

E lui, Andrea Di Luisa cosa dice?

Non faceva così male. Sono finito giù senza vedere il colpo. Ora sto bene, mi sentivo ancora solido. Ma rispetto la decisione del maestro, che poi è anche mio padre”.

Lucian Bute a match finito si è lasciato andare ad un pianto commovente. Ha potuto finalmente scaricare la tensione accumulata in tutti questi giorni di vigilia. Fosse andata male l’avrebbe chiusa qui. Il successo prima del limite, anche se non ottenuto al termine di una grande prestazione, gli regala probabilmente la possibilità di sfidare James DeGale per il titolo supermedi Ibf.

Io dico che a vedere queste quattro riprese mi è sembrato che le probabilità della famosa sorpresa annunciata da Andrea fossero più consistenti di quanto si potesse pensare. Bute mi è apparso lontano parente di quello dei tempi d’oro. Purtroppo la tensione per la grande occasione, il fatto di dovere combattere in un ambiente infuocato, contro ogni pronostico e con un pugile dal passato importante hanno condizionato Di Luisa togliendogli un po’ di quella serenità di cui avrebbe avuto bisogno.

Peccato, l’avventura non è finita come aveva sognato.

 

 

 

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