Sharapova, i cinque milioni in più che fanno infuriare Serena Williams

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L’ho vista giocare per la prima volta sul campo numero 17 di Wimbledon. Era il 2002. Aveva solo 15 anni e affrontava l’inglese O’Brien nel secondo turno del torneo juniores. I guardoni del tennis mi avevano parlato di lei dipingendola come una bomba sexy. Era poco più che una bambina. Alta, magra, ossuta. Una gazzella dalle lunghe gambe che già lanciava gemiti da Grand Slam.

Tredici anni dopo quei gemiti sono diventati suoneria per i telefonini e lei è da tempo diventata Maria Sharapova, la più pagata tennista del mondo.

Serena Williams non ha mai avuto gambe da gazzella. Ma ha un fascino tutto suo, aggressivo, invadente. In campo è una vera tigre. Se è in condizione, non c’è al mondo rivale che possa batterla. Ha vinto le ultime tredici finali che ha giocato, ha conquistato 21 Slam esattamente come tutte le altre messe assieme.

Diciotto volte su venti Serena ha zittito la gemente siberiana. Ma una sfida tra le due non è mai indolore. Non si sopportano per cento e un motivo. E non l’hanno mai nascosto.

La Williams ha messo assieme in carriera un montepremi di quasi 73 milioni di dollari.

“Calma ragazzi, la metà finisce nelle tasche dello zio Sam.”

Ma non è questo a procurarle un senso di fastidio, anche perché tutti quei soldi restano comunque un’enormità. Il fatto è che quando alla fine di ogni anno va a controllare gli introiti delle sponsorizzazioni i conti non tornano. L’altra guadagna molto di più.

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Prendiamo il periodo giugno 2014/giugno 2015, oggi l’accreditata rivista economica Forbes ha pubblicato i dati ufficiali.

Gli sponsor hanno versato 13 milioni nelle casse di Serena e 23, quasi il doppio, in quelle di Maria. Il fatto è che la russa ha una predisposizione naturale al marketing. Quando l’ho vista sull’erba londinese aveva 15 anni, ma già da quattro era legata con la IMG.

Nel 2004, il giorno in cui a Wimbledon vinceva il suo primo Slam battendo proprio Serena, mostrava già talento puro nella comunicazione mediatica. Strappava un telefonino al papà che l’applaudiva in tribuna e chiamava un numero a cui nessuno rispondeva.

Un mese dopo firmava un contratto con la Motorola.

La Williams è una della più grandi tenniste di sempre. È proprio la consapevolezza di questo suo strapotere che paradossalmente la innervosisce quando, da sola e senza testimoni, prova a fare un bilancio.

E allora si lascia andare e non ce la fa proprio a parlare dell’altra senza tirarle in faccia i suoi (presunti) difetti. Senza mai nominarla, ovviamente.

Anche la Williams ha la sua bella fila di sponsor, tredici in tutto per tredici milioni.

L’altra ne mette in fila 23 per 23 milioni.

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Serena (sopra in una foto apparsa sul New York Magazine di questa settimana) ha un servizio dirompente, come la sua personalità. Le piace vivere e non fa nulla per nasconderlo.

“Voglio essere felice, sempre più felice.”
E non necessariamente solo nello sport.
“Il mondo è molto, molto più grande di un campo da tennis.”
È conosciuta in tutto il mondo. Ma gli sponsor puntano più sulla Sharapova.
Alta, capelli lunghi e biondi, viso di porcellana, camminata austera, portamento elegante, Masha è un testimonial fantastico. L’ha capito sin da quando era poco più di una bambina. Ottenuti i primi risultati importanti, a 18 anni era già numero 1 del mondo, ha deciso che non gli bastava partecipare alla divisione della torta. Voleva per sè il pezzo più grosso. Maria Sharapova doveva diventare un brand.
È entrata nella gestione della produzione della Cole Haan quando era ancora inglobata nella Nike e ha pretesto che fra l’abbigliamento sportivo fossero incluse le ballerine che calzava da sempre. Suggerimento indovinato se si pensa che quel paio di scarpe a tacco zero, vendute a 138 dollari, sono state le più comprate della stagione 2009.
Nel gennaio del 2010 Masha ha rinnovato l’accordo con la Nike, firmando un contratto di otto anni per un compenso globale di 70 milioni di dollari. È una macchina che produce dollari. Ma è anche una giocatrice che è stata al vertice della classifica, oggi è numero 2, ed ha già vinto cinque Slam. Come funzioni il giochino l’ha sempre saputo.
A un giornalista della Hbo Tv che le chiedeva: “Preferiresti vincere Wimbledon o avere sponsor da venti milioni di dollari l’anno?” lei ha risposto con una smorfietta e tanta sicurezza: “Meglio vincere Wimbledon, perché così arriveranno anche i venti milioni!”
L’intervista è andata in onda quando di anni ne aveva appena 13.
Serena ha il mondo in mano, è ricca e si gode la vita. Ma quando vede Masha non ce la fa proprio a sorriderle. Sono troppo diverse. E poi c’è sempre quella domanda che le ronza nella testa.
“Sono la più forte, perché non devo essere anche la più pagata?”
 

 

 

 

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