Di Luisa racconta come ha preparato una sorpresa per Bute…

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L’arrivo dei pugili è previsto per le 10 del mattino, entro nel Casino di Montreal una mezz’ora prima e trovo già una ventina di anziane signore impegnate alle slot machines. In fondo alla sala c’è un’aria riservata alla conferenza stampa. Venti giornalisti e tre televisoni sono in postazione.

Andrea Di Luisa arriva in anticipo, con lui il papà Michele e il fratello Diego. Con loro Salvatere e Christian Cherchi. Cinque uomini che inseguono un sogno.

Ci sediamo su un divanetto bianco accanto al buffet.

Andrea Di Luisa, in giro non c’è una persona pronta a scommettere su di te. L’unico nome che si sente è quello di Lucien Bute, il tuo avversario.

“Lo so ed è giusto che sia così. Lui è un ex campione del mondo, uno che ha difeso il titolo nove volte”.

Quindi il risultato è già segnato?

“E perché mai? Non sono venuto a Montreal per vedere la città”.

Come finirà?

“Con una sorpresa”.

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Quante possibilità ti assegni?

“Il 50%”.

E come pensi di riuscire a farcela?

“Facendogli subito sentire il pugno. Il mio gancio sinistro e la sua guardia bassa potrebbero essere le cause della sorpresa di cui parlavo”.

Come classifichi questo match rispetto agli altri che hai già disputato?

“È il più importante della mia vita”.

E per sorprendere tutti, come tu dici, quali possibilità pensi di avere?

“Una, chiudere prima del limite. Non posso fallire”.

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Hai mancato per strada un paio di occasioni giuste.

“Cioè?”

Contro Ali Ndiaye ad esempio…

“Venivo da un periodo difficilissimo in famiglia”.

Più precisamente?

“Dieci giorni prima dell’incontro mi sono separato da mia moglie. Non ero sereno”.

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Poi c’è stato lo stop contro Rebrasse.

“Lì il problema era fisico. Dolori alla cervicale”.

Hai già affrontato Bute da dilettante e hai perso, come è andata?

“Era la finale del Trofeo Italia a Roma. Mi ha battuto ai punti. È sempre stato un campione”.

A Montreal sei venuto un’altra volta da dilettante.

“Sì, era un Canada-Italia. Ho affrontato Pascal e ho perso ai punti”.

Quale è la cosa che ti dà più fastidio del pugilato di Bute?

“Odio i mancini, da professionista è la prima volta che ne affronto uno, ma da dilettante sono salito sul ring contro tanti pugili dell’Est e ogni volta è stato un problema”.

Con chi ti sei preparato per essere pronto ai guardia destra?

“Ho fatto due settimane di guanti con un mancino rumeno, Catalin Paraschiveanu“.

Bute è rimasto fermo diciannove mesi, credi che questo possa in qualche modo favorirti?

“No. È un pugile di grande esperienza, non sarà certo quel periodo di inattività a creare a lui dei problemi”.

Primo match fuori dall’Italia, che esperienza è?

“Bellissima. Qui tutto è organizzato in grande”.

Lo chiamano per la conferenza stampa.

Mandano un filmato promozionale. Bute sempre e ovunque, Di Luisa si vede per un paio di secondi e nulla più. Lo slogan con cui è stata lanciata la riunione è “Il ritorno di Bute”. Il giornale locale, Montreal Gazette ha dedicato un lungo articolo alla serata. Il pugile italiano è dipinto come una vittima sacrificale. Intervistato da un giornalista canadese, Andrea si è sentito fare come prima domanda: “Qui siamo tutti convinti che non potrai reggere un match duro, cosa ne pensi?”.

Sarà un sabato difficile per Andrea Di Luisa.

 

 

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