Lo strano caso di Ugo e della Pornonana, storia di un equivoco

sportdoc

Avvolto in un mantello nero, con cappuccio dello stesso colore, altezza più o meno di un comodino, l’esorcista si muove sicuro. Con la mano destra scansa Marilyn e a rapidi passi raggiunge la stanza dove Ugo sta declamando l’intero “Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta”. Roba da far accapponare la pelle.

Elvis è terrorizzato. E quando è terrorizzato, cominciava a cantare.

It’s now or never

Bastaaa. Amore, non ce la faccio più. Almeno tu, aiutami. Stai zitto!

L’esorcista si chiude la porta della stanzetta alle spalle. Non vuole nessun altro lì dentro.

Le pareti della camera di Ugo raccontano l’appartenenza a una setta. I colori sono sempre uguali e si ripetono ritmicamente. Giallo e rosso. Giallo e rosso. Vietata qualsiasi altra tonalità. Giallo anche il lenzuolo, rossa la coperta.

I quadri appesi al muro ritraggono un uomo adulto in maglietta e pantaloncini corti. E con un dito in bocca. Deve essere l’abbigliamento e la gestualità richiesta agli adepti.

Su un’enorme bandiera accanto alla finestra è ritratta una lupa. I membri della setta devono essere devoti a quell’animale.

L’esorcista si leva mantello e cappuccio. Davanti a Ugo appare una donna. Ha belle tette, sedere sodo, non più di 1.53 di altezza.

È la Pornonana.

Arrotonda le entrate accettando lavori ad altrui domicilio. Le hanno parlato di un tizio che pagherebbe bene pur di fare sesso con lei. Ma vorrebbe farlo in modo strano, in un ambiente particolare.

Sarebbe tutto perfetto, se la Pornonana non sbagliasse casa. Va dai Ceccarelli. L’esorcista, quello vero, suona invece ai Cesaroni. I dirimpettai.

Gli apre Mariuccio detto “er Caccola”. Meglio non indagare sul perché. Quando vede l’uomo in nero, Mariuccio comincia a urlare cercando contemporaneamente di chiudergli la porta in faccia. Ma padre Adolf Goebbels è un duro. Con un colpo secco, rimanda la porta indietro centrando er Caccola proprio sul naso. Il giovanotto finisce steso sul pavimento e perde sangue.

Mariuccio tenta di tirarsi su, ma padre Adolf lo prende per il collo e lo porta nella stanza da letto, dove trova quello che il poveretto ha preparato per la donna che avrebbe dovuto regalargli piacere. Una frusta con frange in pelle nera, un paio di manette, un inginocchiatoio che tale non è, un mini abito in vinile lucido con aperture e lacci.

Il povero Caccola lotta con tutte le forze per evitare la tragedia che sente incombere sul suo immediato futuro. Il sacerdote lega al letto polsi e caviglie di quello pensava fosse l’indemoniato. Er Caccola è in balia di quel pazzo vestito di nero che l’agenzia gli ha mandato in casa. Vero, aveva chiesto di farlo strano. Ma doveva essere lui a comandare il gioco. E poi aveva chiesto una donna!

L’uomo in nero comincia a urlare.

Ti ordino Satana,

seduttore del genere umano:

riconosci lo Spirito di verità e di grazia,

lo Spirito che respinge le tue insidie

e smaschera le tue menzogne

Esci da questa creatura

Prima di perdere i sensi, Mariuccio er Caccola riesce a urlare la sua disperazione.

Tu non stai bene!

La Porononana, dopo il mantello, si toglie anche camicetta, gonna, reggiseno e scarpe. Indosso ha solo il perizoma e si avvicina, minacciosa e ancheggiante, verso il letto dove Ugo sta da qualche minuto immobile e con gli occhi sbarrati. Per restare concentrato ripete ad alta voce versi amici che pensa appartengano di diritto al momento che sta vivendo.

“Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata

Voglio fare con te

Ciò che la primavera fa con i ciliegi”

La Pornonana rimane conquistata dalla musica di quelle parole. Un tipo strano, ma così romantico. Merita il trattamento di lusso.

Salta sul letto. L’uomo è attaccato con le spalle al muro, le gambe flesse, spinte dalle braccia verso il petto. Anche così raggomitolato, è grosso. Ma ha la faccia da buono. E quei versi raccontano di un animo gentile. Gli occhi di Ugo sembrano fissare il vuoto, in realtà guardano il poster di Totti sulla parete di fronte.

“A capita’, damme forza. Nun me tradì. Capisci a me, è come se te chiedessero de giocà co’ la Lazio”.

Poi, torna aulico.

“Amore, ch’al cor gentil ratto s’apprende

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Amor condusse noi ad una morte”

Di nuovo cittadino della Garbatella.

“A capita’ nun voglio morì. Porteme via de qui. Questa c’ha brutte ‘ntenzioni”.

La Pornonana è ormai decisa a portare a termine il lavoro.

Adesso basta romanticherie. Il sesso va fatto con passione. Al mio via, scateniamo l’inferno”.

Si toglie il perizoma e comincia la battaglia.

Racconto tratto dallo spaghetti noir “E MO T’AMMAZZO” di Dario Torromeo (edizioni Absolutely Free)

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