Il calcio femminile e le colpe dei giornali

kover

Leggo su Twitter un post di Fabrizio Bocca e mi si accende una lampadina.

È accaduto di nuovo.

Il mondiale di calcio femminile fa il pieno di spettatori ai Mondiali in Canada e qualche giornale punta il dito contro l’indifferenza generale che accompagna questa disciplina. Arriva ad accusare i quotidiani sportivi rei di pubblicare solo “trafiletti” sulle loro pagine durante le giornate del nostro campionato.

Non è vero, gli archivi sono lì a testimoniarlo. Per carità, niente speciali. Piuttosto un’attenzione sporadica, ma comunque concreta.

E soprattutto gli attacchi alla malastampa avrebbero avuto maggior peso se gli accusatori si fossero rivolti a loro stessi. I giornali di informazione ignorano totalmente il calcio femminile, a meno che non ci sia qualche pregevole uscita di un presidente che inquadri quel mondo come un universo “popolato da quattro lesbiche”.

bocca

Adesso è il calcio femminile, a gennaio (tutti colpevoli, nessuno escluso) era il doppio nel tennis. Bolelli-Fognini, in ordine alfabetico, vincevano il loro primo Slam in Australia e tutta la stampa italiana (che fino a quel momento aveva negato ai praticanti e agli appassionati anche il semplice risultato) si esaltava a colpi di intere paginate. Niente prima, quasi il nulla dopo. Ma in quel momento sembrava che avessero centrato il Grand Slam in singolare.

Zoeggeler vinceva sullo slittino olimpico e ci sentivamo tutti pronti a gareggiare al suo fianco, Antonio Rossi e la sua canoa conquistavano Atlanta e Sydney (a proposito, perché viene citato sempre d solo lui: Daniele Scarpa e Beniamino Bonomi non meritano cittadinanza sui giornali?) e noi di colpo diventavamo un popolo di canoisti, Enrico Fabris stupiva nel pattinaggio velocità a Torino 2006 ed ecco che l’Italia era in pista a pattinare con lui.

L’ebrezza però dura sempre lo spazio di un sospiro, al massimo quello di una gara. Poi il buio avvolge ogni cosa. Ciclicamente ogni quattro anni ci innamoriamo di un eroe dello sport. Immancabilmente, con la cerimonia di chiusura dei Giochi si chiude anche il nostro interesse.

1

Tutto questo ci sta, può essere capito. Ma evitiamo ogni volta di puntare il dito, contro chi poi?, su questo mondo della stampa cinico e baro. In questo campo siamo tutti uguali, organi di informazione e sportivi. Facciamocene una ragione. In Italia vince solo la cultura che ha come centro vitale la vittoria. Se vinci finisci sul giornale e, come tutti sanno, la tua gloria dura da 15 minuti a 24 ore. Se perdi diventi invisibile. Lo eri, lo sei, lo sarai. Sino a quando non riempirai gli stadi, strapperai un oro, demolirai un record.

Ma sarà sempre e comunque una fiducia a tempo determinato. Passata l’ubriacatura, tornerai nel dimenticatoio.

I protagonisti fissi saranno quelli di sempre. Calcio, con tutte le sue enormi brutture e il suo innegabile fascino, e motori. Magari con un occhio sadico che si esalta a ogni partenza (decidete voi perché). I dati dell’audience sono lì a testimoniarlo.

Tutte le altre discipline sono destinate a vivere di momenti.

Deve pur esserci una ragione per cui lo sport più praticato in Italia è quello del tifo. Sedentari, obesi e poco propensi a capire le ragioni dei rivali. Anche lì siamo fuori categoria. Tifiamo contro gli altri, non per il nostro club.

Lo sport per noi vive nel deserto, lontano il più possibile dalla cultura, o in un’isola dove poterci insultare senza pagarne le conseguenze.

Perché mai dovremmo dedicare attenzione a discipline o eventi di cui ignoriamo realtà, regole, addirittura valori?

Sbagliare è umano, perserverate diabolico. E noi, si sa, siamo un popolo di diavoletti…

 

Advertisements

One thought on “Il calcio femminile e le colpe dei giornali

  1. Hai centrato il problema…quando ero ragazzo io (parliamo degli anni 50) m’interessavo al pugilato, al calcio, al ciclismo, all’automobilismo, al motociciclismo, al Tennis, alla lotta, alla Pallacanestro, al Rugby e anche al Sollevamento pesi. Oggi conosciamo tutti il calcio e poi?
    Forse è una forma di pigrizia come dici tu…ma anche chi si cimenta nel giornalismo sportivo vede solo il calcio, perchè pensa di fare carriera in questa professione…ma come può farsi largo in uno sport che tutti conoscono. Una volta c’era il giornalista specializzato nel pugilato…ma chi dei giovani giornalisti di oggi è specializzato di pugilato come eri e sei rimasto tu…tanto per fare un nome. Sono tutti specializzati nel calcio…e per giunta maschile.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s