Il rugby (per soldi) rischia faccia e futuro

kovUna brutta storia.

Da qualsiasi parte la si guardi.

Volano gli stracci nel rugby di casa nostra.

La Federazione scrive un comunicato ufficiale in cui annuncia che gli azzurri hanno abbandonato il ritiro (stavano preparando la prossima Coppa del Mondo) per una questione di premi (soldi, insomma): la Fir voleva vincolarli ai risultati, gli atleti pretendevano che restassero in vigore i vecchi criteri che li legavano alle presenze.

I giocatori rispondono con un post su Facebook in cui denunciano la Federazione e l’accusano. Altro che sciopero! Sono stati cacciati dal ritiro. La Fir li avrebbe messi a disposizione immediata delle squadre (in caso di mancata presentazione rischiano una multa) disdicendo con effetto immediato le prenotazioni delle stanze. E l’argomento del contendere sarebbero stati sì i premi, ma anche la non perfetta organizzazione del piano per affrontare l’avventura in Coppa.

Posizioni dure che farebbero escludere qualsiasi trattativa.

Uscita la notizia, su Forum, social network e in genere sull’intero web, si sono scatenati i commenti.

Due le correnti di pensiero.

La prima prende spunto dal caos per ricoprire di guano il rugby.

La seconda individua i denigratori tra i calciofili e li invita a guardare dentro l’immondizia di casa propria prima di lanciare insulti.

A mio avviso entrambe le chiavi di lettura sono sbagliate.

Pallone-rugby-800x600È un male tipicamente italico quello di giustificare le proprie nefandezze additando quelle altrui, come se questo bastasse a ripulirle. E poi non è stato mai il calcio a chiedere il confronto sul piano etico. È stato il mondo del rugby a farne una bandiera.

Noi siamo quelli che affrontano lo sport nella maniera giusta, ci danniamo in campo per il risultato e quando l’arbitro fischia la fine siamo tutti amici”.

Tutti proprio no, a vedere la guerra a pallettoni tra Federazione e giocatori.

Ma non credo sia neppure giusto gridare allo scandalo per una vicenda che fa ormai parte integrante di qualsiasi sport professionistico. Etica e professionismo sembra proprio che siano diventati due sostantivi che non possono più stare nella stessa frase.

Se fossi un amante/praticante/dirigente del rugby mi preoccuperei. Ma non per il fatto in se stesso, quanto per le conseguenze che potrebbe avere.

Il successo mediatico e promozionale di questo sport si regge su un’idea. Sullo spirito che il gioco ispira, sulla capacità di veicolare il concetto base di forza/pensiero/rispetto che è al centro del sistema.

italia_olimpico_rugby_gettyIl rugby italiano infatti non può certo appoggiarsi ai risultati. Da quando è entrato nel Sei Nazioni ha perso l’84% delle partite giocate, per dieci volte è arrivato ultimo e in cinque occasioni non ha vinto neppure una gara. Rotolando all’indietro è scivolato al numero 15 della classifica mondiale dietro Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda, Inghilterra, Galles, Australia, Francia, Argentina, Samoa, Scozia, Fiji, Tonga, Giappone, Georgia. In Coppa del Mondo, a cui partecipa dal 1987, non è mai andato oltre la prima fase a gironi.

Messa via la spinta dei trionfi (che non ci sono), resta in piedi quella della Grande Bellezza del gioco, a prescindere da quale nazione lo pratichi.
Gli stadi per il Sei Nazioni sono ancora pieni, ma il segnale d’allarme avrebbe già dovuto essere ascoltato. Partito sulla Rai, traslocato su La 7, poi sulla Tv a pagamento Sky, è infine approdato su DMax, sembra con soddisfazione di tutti. Ma resta il fatto che i network che oggi sono in testa a livello nazionale lo hanno ceduto senza strapparsi i capelli.

Il lavoro promozionale forse comincia ad accusare qualche crepa, la crescita del movimento non è stata quella che la Fir avrebbe dovuto ottenere. E così a tenere in piedi tutto il castello rimane sempre la stessa geniale, ma anche incredibilmente fragile “idea”.

Se il grande pubblico si accorge che dietro queso concetto c’è della gente normale e non disincantati cavalieri senza paura, tutto rischia di crollare. A quel punto il popolo del rugby, ne sono sicuro, resterebbe fedele allo sport che ama. Ma l’intero sistema rischierebbe di confinarsi in una nicchia di audience che non potrebbe più generare quel giro di soldi sorprendente che attualmente giustifica la presenza dell’Italia nel Sei Nazioni.

Credo sarebbe il caso di darsi una calmata. Meglio discutere senza prendersi a cazzottoni, provare a uscirne alla grande attraverso l’arma del dialogo.

Altrimenti?”

Altrimenti rischiano di farsi tutti molto male.

Advertisements

One Comment Add yours

  1. alfredo says:

    Caro Dario sono al corrente di questa storia. Tutto quello che hai detto è giusto…una sorta di oracolo di Delfo. Eppure stiamo parlando, mi pare, in termini di iscritti, di uno degli sport più importanti. Uno sport capace di riempire l’Olimpico. Come si può arrivare ad una situazione come questa? Mi dispiace ma, per non saper nè leggere nè scrivere, mi piace, seguendo la politica in generale, dare ragione ai giocatori. Non voglio affrontare l’argomento all’interno. Ma quando vedo nello sport, come in altri campi la parola tagliare…capisci subito che le strutture vanno a rotoli, che i giocatori sono ormai dei volontari, degli appassionati, che cercano di tenere a galla lo sport. I dirigenti sono quel che sono…L’altro giorno hai affrontato l’argomento dello sport mantenuto da militari, polizia ecc. Senza il quale saremmo nello zero più assoluto. A Scuola fanno tutti finta di cadere dalle nuvole…per fare sport devi entrare in una palesttra per un po’ di pesi e altro pagandodalle 40 alle 100 euro mensili. Insomma fa sport chi se lo può permettere…Non vado oltre perchè è evidente che a qualcuno va bene così l’importante è ridurre il finanziamento ecc.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s