Calcio malato grave, travolto da corruzione, scommesse e violenza

calcio_malato4Domani, 29 maggio 2015, ricorre il trentennale della tragedia dell’Heysel: 39 morti e 600 feriti.

Il calcio continua a essere malato.

Altri morti, città militarizzate.

Milleduecento agenti per l’ultimo derby Lazio-Roma. Ponti chiusi e traffico limitato. Interi quartieri in stato di assedio.

feritoGuerriglia, scontri, due accoltellamenti, bottiglie molotov, sequestarata una bomba con 50 granni di polvere da sparo e riempita di chiodi.

È la violenza da stadio. Non appartiene a Napoli, Roma, Bergamo, Milano o Verona. E’ democraticamente trasversale, è dell’Italia intera. Sarebbe un errore limitarne i confini, faremmo il loro gioco. Un’entità piccola fa meno paura, può continuare ad agire senza essere disturbata.
E smettiamola di dire sono criminali, cretini, irresponsabili che non appartengono al calcio. Non è vero. Sono all’interno del tessuto di questo sport, ne fanno parte integrante.

Gli scontri da stadio devastano, impauriscono, minacciano. Lo sappiamo tutti prima. Eppure ogni volta facciamo finta di stupirci quando ne vediamo le conseguenze.

violenzaUn Paese che non si scandalizza del fatto che 1.200 agenti di sicurezza siano impiegati per una partita di calcio è un Paese che non può guardare al futuro.

Ogni volta leggiamo e sentiamo per giorni e giorni condanne alle varie mafie che gestiscono l’affare disonesto, al calcio violento, allo scempio fatto delle istituzioni, alla pochezza del governo pallonaro, ai giornalisti che non stigmatizzano. Poi tutto finisce e si riprende a giocare come sempre, sino alla prossima tragedia.

Negli ultimi tempi è tornato a farsi sentire lo scandalo scommesse. Il capo degli “zingari” ha cominciato a parlare e le ipotesi hanno preso corpo. Era già accaduto in passato, è accaduto oggi, accadrà in futuro.

Scommesse truccate, violenza anche in Lega Prò e Serie D.

scommesseCome se non bastasse è esploso anche lo scandalo legato ai diritti televisivi. I nuclei investigativi speciali della Guardia di Finanza hanno fatto irruzione nei locali della Lega Nazionale Professionisti, Infront Italia, Sky Italia, Reti Televisive Italiane, Mediaset e Mediaset Premium. L’ipotesi investigativa è che nel triennio 2015-2018 la vendita dei diritti televisivi sia stata alterata da un accordo restrittivo della concorrenza.

In Italia lo sport del pallone è in piena crisi. Sono sette anni che le società continuano ad accumulare perdite, fino ad arrivare a un indebitamento netto di 1,5 miliardi di euro. E il futuro non genera certo ottimismo. La nostra Serie A non è più considerata appetibile per gli investimenti da chi ha a disposizione ingenti risorse finanziarie, a parte sporadiche eccezioni.

Gli sceicchi hanno preferito Francia e Inghilterra. Al Paris St Germain in tre anni hanno realizzato +400% di ricavi. Da noi non sarebbe stato possibile.

La sponsorizzazione globale delle venti squadre del campionato non arriva a 90 milioni di euro, in Inghilterra supera abbondantemente i 200.

Conti in rosso. Calano gli incassi.

statiovuotoGli stadi sono vecchi, il 50% ha più di sessant’anni. Sono inutilmente grandi. Molti riescono al massimo a riempirsi per il 50% della capienza, quando le cose non vanno peggio e ci si assesta al 20%.
Il crollo della vendita degli abbonamenti è un segnale inquietante anche per il futuro: -75% la Lazio, -66% il Napoli. Ne ha persi ottomila il Milan, tradizionalmente legato a doppio filo con la tifoseria. Solo Roma, Atalanta e Torino possono rallegrarsi su questo fronte.
La difficoltà nel raggiungimento dell’impianto, la mancanza di parcheggi, la scomodità dei posti sono tra le cause della disaffezione. Poi c’è la brutta visibilità delle fasi di gioco. Molti dei nostri stadi sono circondati da una pista di atletica da sei a nove corsie. Questa allontana lo spettatore, lo costringe all’uso del canocchiale soprattutto se si trova in una delle due curve.

Le sponsorizzazioni sono in discesa e il marketing si muove su livelli ridicoli se confrontati con l’estero. Da noi un freno è dato anche dalla tolleranza del taroccamento. Impensabile replicare l’esempio del Real Madrid che dopo l’acquisto di James Rodriguez ha venduto in una settimana 15 milioni di magliette con il suo nome. In Italia si trovano nelle bancarelle, per strada, in negozi senza alcun contatto con le società. Ovunque insomma. La protezione del marchio è inesistente.

Ma il calcio non è malato solo dalle nostre parti, è un’epidemia mondiale.

Domani dovrebbe essere eletto il presidente della Fifa.

Ieri sette dirigenti sono stati arrestati a Zurigo, assieme ad altri otto sono stati accusati di corruzione per reati commessi negli ultimi venti anni. Con speciale riferimento all’assegnazione dei Mondiali (Russia 2018 e Qatar 2022), della gestione del marketing e dei diritti televisivi. L’ammontare della corruzione toccherebbe i 150 milioni di euro.

Le accuse vengono dal ministro della giustizia americana Loretta Lynch e dal capo dell’Fbi James Comey.

Tra gli accusati ci sono due vice presidenti e un ex membro del Comitato Esecutivo.

Il calcio sprofonda. Ma Fifa, Uefa e (nel nostro piccolo) Federcalcio si dichiarano parti lese. Continueranno ad andare avanti così, fino al giorno in cui il Titanic del pallone affonderà definitivamente portando con sè uomini che non sanno cosa sia il rimorso.

 

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