Angel Robinson Garcia, il vagabondo del sesso

angelPE-PAM!

Diretto destro doppiato dal gancio sinistro, Angel finisce giù. Si alza, guarda l’altro, cerca di rubare qualche secondo in più per recuperare.

«Boxe!»

Si ricomincia.

Angel pedala all’indietro, guadagna tempo, va faticosamente avanti fino a quando non sente il gong e si avvia con passo lento verso l’angolo.

Il vecchio maestro, magro e ciondolante, sale a fatica i tre gradini di legno che portano sul quadrato e si piazza davanti allo sgabello.

Aspetta che l’altro parli, ma quello se ne sta zitto.

«Così non andrai da nessuna parte. Sei un pazzo. Continui a prendere bastonate sulla faccia. Mettici almeno un po’ d’orgoglio. Quello non è neppure degno di stare sullo stesso ring con te».

Silenzio.

«Tu sei senza speranza. Vai e cerca di finire velocemente a terra, voglio tornare presto a casa».

Ancora silenzio.

Angel si gira verso il pubblico delle prime file. Tira su le spalle, alza le sopracciglia verso l’alto e fa addirittura in tempo ad aprire la bocca in un mezzo sorriso triste prima che il coach gliela chiuda con il paradenti.

Torromeo1Sul ring Angel si muove come una pantera. Ha classe. Qualcuno molto tempo fa ha cominciato a chiamarlo Robinson. Come il mitico Sugar Ray. Quel soprannome gli è rimasto appiccicato addosso per sempre.

Angel Robinson Garcia è un grande, ma ancora più grande è la sua dipendenza dal sesso. Non c’è giorno che non faccia l’amore. Con una o più donne. Non può farne a meno, il sesso è come il cibo. A volte un’esigenza, sempre un piacere.

Gli piace boxare, ma la cosa che gli piace di più è l’amore. Quello fisico.

Ama il contatto dei corpi, la notte consumata in un’esplosione dei sensi, il piacere dato e ricevuto.

Sesso, sesso e ancora sesso.

E non sta certo lì a porsi dei limiti sul dove o sul quando.

Prima di salire sul ring, dopo il peso, a fine match, durante gli allenamenti. Il sesso è per lui quello che l’aria è per noi.

Indispensabile per vivere.

Angel picchia duro, ma l’altro gli restituisce ogni colpo con gli interessi.

Ha incassato e portato a casa per quasi tutto il round, poi negli ultimi trenta secondi è stato lui a trasformarsi in attaccante. Mazzate che si sono abbattute sul fisico di Garcia debilitato dallo sforzo fatto a inizio ripresa.

«Metti il gancio sinistro!»

«Entra col montante!»

«La testa, arbitro! Che, non lo vedi? La testa!»

Urlano i tifosi di Angel.

L’altro è una furia. Diretti, ganci, montanti. Ma Angel incassa qualsiasi cosa. E restituisce con gli interessi. Le ultime due riprese sono sue. Poi, l’intervallo. Il match è in equilibrio.

Robinson Garcia non scherza più, il vecchio maestro gli parla e lui sembra addirittura che stia ad ascoltarlo.

«Come va, Angel?»

«Quante riprese mancano?»

«Questa è l’ultima. Provaci, ma fallo una sola volta».

Silenzio.

«L’abbiamo studiato per un mese in palestra».

Silenzio.

«Butta il corpo in avanti, schiva il sinistro che lui tirerà cercando di colpirti di incontro. Entra con la testa nella sua guardia e spara il tuo gancio sinistro. Te la senti?»

Silenzio.

«Angel, cazzo! Mi senti?»

Lui piega leggermente la testa in avanti.

«E allora, vai».

Robinson esegue con magnifica precisione. Il gancio sinistro parte con scelta di tempo perfetta e chiude la corsa sulla mascella dell’avversario che va al tappeto.

Giù, vittima di un capolavoro.

L’arbitro comincia il conteggio.

«Uno, due, tre, quattro…»

All’angolo il vecchio coach sorride.

Robinson Garcia sente di avere ritrovato energie che non pensava di avere. La gente urla pazza di felicità.

«An-gel, An-gel, An-gel!»

Al “cinque” l’altro prova a rimettersi in piedi. Quando ripiomba al tappeto non si meraviglia nessuno. Angel Robinson Garcia ha appena portato a casa un’altra vittoria.

(stralci da “Angel Robinson Garcia, il vagabondo del sesso”, racconto inserito nel libro “Non fare il furbo, combatti”, Dario Torromeo per Absolutely Free editore. 260 pagine, 15 euro. Nelle migliori librerie)

 

 

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