Crollo dei quotidiani, la ricetta di De Benedetti

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I giornali resisteranno, ma in una forma diversa da oggi: la tiratura sarà dimezzata e il prezzo raddoppierà. Nessuna notizia, ma approfondimenti”. Lo ha detto Carlo De Benedetti, presidente del gruppo L’Espresso, intervistato da Federico Rampini al Festival della tv e dei nuovi media a Dogliani. (ANSA, 8 maggio 2015)

Un messaggio di ottimismo, viste le cifre che raccontano di una diffusione in continuo calo. Fenomeno che coinvolge anche e soprattutto i quotidiani sportivi.

I dati di marzo dell’ADS (accertamento diffusione stampa) non predispongono all’allegria, confrontati con un periodo di crisi come marzo 2014 ci infliggono un’ulteriore botta di pessimismo.

Perdono tutti, in maniera imbarazzante l’edizione del lunedì di Tuttosport (-24,9%). Oramai fisso in doppia cifra il calo del Corriere dello Sport-Stadio notevolmente in ritardo rispetto alla Gazzetta dello Sport soprattutto sulle vendite del giornale digitale: 1.500 contro 12.000.

Impietoso anche il confronto con marzo 2013 per il quotidiano romano: -21,2% per i numeri settimanali, -24,6% per quello del lunedì.

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Cala anche la pubblicità globale della stampa: -6,4% rispetto a marzo 2014. Sono proprio i quotidiani a soffrirne di più (-7% per quanto riguarda il fatturato: 165,7 milioni di euro contro 178,2), ancora una volta a pagare sono i quotidiani: da 71,6 a 64,7 milioni di euro. Un’indagine dell’Osservatorio Stampa Fcp evidenzia come siano diminuiti anche gli spazi pubblicitari, ma in maniera minore (-2,4%).

I costi per fare pubblicità sono più bassi rispetto al passato.

Tutto questo in un mese come marzo, da sempre importante sul totale dell’anno.

Gli unici a sorridere sono i media online. Il web guadagna +0,9 in pubblicità, boom dei tablet a +74,9.

Infine, una ricerca dell’Agcom ci informa come sia diminuita l’autonomia editoriale dei giornalisti, ma anche il tempo a disposizione per approfondimenti, ricerche e verifiche. Mentre nel contempo sono aumentate le ore di lavoro e l’interazione con i lettori.

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Il quadro è avvilente. Continuo a pensare che se non saranno trovate in fretta delle soluzioni, la fine non sia più lontana dell’anno 2014 (basta guardare il trend costantemente in discesa del 98% della stampa nazionale per arrivare a questa conclusione catastrofica).

Carlo De Benedetti dice che il cambiamento che può salvare il prodotto è quello che porta a un raddoppio del prezzo (quindi quotidiani a 3 euro), al dimezzamento delle tirature (giornali sempre più a connotazione locale), con tanti approfondimenti e poco/niente notizie, evidentemente superate sul tempo dal web.

Non sono del tutto convinto che sia la chiave giusta per uscire dal tunnel. I giornali a 3 euro non porterebbero solo a dimezzare le copie vendute, ma le ridurrebbere a di un ulteriore 20%. Tanto per fare un esempio, i tre sportivi si ritroverebbero con questa diffusione: Gazzetta dello Sport 50.000 copie, Corriere dello Sport 28.000, Tuttosport 16.000.

Riuscirebbero con questi numeri a salvarsi attraverso la pubblicità? E quale dovrebbe essere il loro organico redazionale rapportato agli introiti? Ci sono solo domande senza risposte nel futuro dei quotidiani italiani.

Ma chi sono io per contestare un esperto come De Benedetti?

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