Bolelli-Fognini, la stampa e i fantasmi

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PRIMA di porre una domanda vorrei fare una premessa.

Mi sono entusiasmato per i successi in doppio di Errani-Vinci, sono felice per la conquista del primo Slam di Bolelli-Fognini, tifo per il tennis italiano e nel mondo del giornalismo di casa nostra questo rappresentava fino a qualche tempo fa una rarità o poco più.

Detto questo, vorrei chiedere all’intera stampa nazionale: come viene stabilita la valenza di un evento?

Apro i giornali di oggi e vedo paginate su paginate per il successo di Bolelli-Fognini in Australia. Leggo e penso. Giusto, complimenti meritati, hanno centrato un’impresa. Poi rifletto.

Il doppio tennistico è una competizione che non trova normalmente spazio neppure nel colonnino dei risultati. È uno sport carbonaro. Loro lo giocano e per i giornali non esistono. Sono fantasmi a volte anche noiosi. Penso alle parolacce lanciate contro i doppisti agli Internazionali di Roma. Arrivavano dagli organizzatori che erano obbligati a metterli in programma, a pagare il loro montepremi per un giochino che attirava al massimo una decina di spettatori.

Venivano confinati nel buio della sera, quando la gente tornava a casa e i singolaristi avevano finito il loro show.

Normalmente non meritano neppure una riga tra i risultati di qualsiasi torneo.

Poi Bolelli e Fognini vincono a Melbourne e la stampa italiana li esalta come se avessero conquistato il mondo sbaragliando nemici feroci.

Non sono mai stato al fianco dei colleghi che affossavano il doppio perché a giocarlo erano le seconde o le terze linee del tennis, non ero tra quelli che dicevano: se non ci sono Federer, Nadal, Djorkovic o Murray vuol dire che non conta nulla. Ho fatto paginate su Errani-Vinci. Questo per dire che non sono prevenuto, che non ho alcuna avversione nei confronti della specialità.

Solo che mi meraviglio che all’improvviso l’intero panorama giornalistico italiano si esalti per il successo in uno sport che ogni giorno finisce nel cestino di ogni redazione.

Qualcuno dirà: “Accadeva così anche quando Zoeggeler sullo slittino vinceva l’Olimpiade, Antonio Rossi e la sua canoa conquistavano Atlanta, Enrico Fabris stupiva tutti nel pagginaggio velocità a Torino.”

No, il doppio del tennis è un’entità ancora più sconosciuta nelle redazioni dei giornali. Slittino, canoa e pattinaggio velocità hanno diritto di cittadinanza nelle “brevi”. Il doppio neppure lì. Naviga ai margini delle pagine, fantasma che nessuno vuol frequentare.

E oggi scopriamo che siamo tutti innamorati, competenti, entusiasti per il successo di una specialità che (forse) non abbiamo mai visto nella nostra vita.

È la stampa bellezza.

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