Bundu sconfitto, ma merita rispetto

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IL RISULTATO più importante ottenuto da Leonard Bundu nella notte di Las Vegas è stato quello di ottenere il rispetto di Keith Thurman. Ne deve andare orgoglioso.

Ha perso netto il match, io avevo 11 punti per l’americano, ma l’ha fatto senza mai essere dominato. Sembrerebbe un controsenso, a me sembra solo la realtà. I round persi li ha ceduti tutti di misura, tranne il primo. Ha provato a dare il massimo, c’è riuscito.

Thurman è più giovane, più veloce e più potente. Ma questo non ha intimidito il nostro campione. Il giovanotto degli States ha boxato senza rischiare nulla. Ha pedalato all’indietro per poi partire con colpi lunghi, tenendosi sempre a distanza alle repliche del rivale.

Leo avrebbe preferito essere attaccato, boxare d’incontro. Non è stato possibile. È stato costretto a cercarlo e si è trovato davanti un uomo assai abile negli spostamenti, rapido di gambe, bravo nella scelta di tempo, veloce di braccia. Thurman ha tirato pochi colpi, ma non ne ha sprecato nessuno. Ed erano pugni pesanti.

Leonard Bundu esce comunque a testa alta dalla sfida. Sarebbe sbagliato dire che è stato un risultato positivo per il solo fatto che sia riuscito a rimanere in piedi davanti a uno che aveva steso 21 dei suoi precedenti 23 avversari. Sarebbe offensivo nei confronti del fiorentino della Sierra Leone che ha avuto altri meriti. Ha costretto il picchiatore americano a muoversi continuamente, a dare il massimo, a pedalare costantemente all’indietro, a rinunciare al terreno preferito di scontro dello sfidante, a non inseguire il colpo da knock out che lo ha reso popolare. In altre parole ha portato rispetto al valore del nostro pugile.

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È stata una sfida più mentale che fisica. Sempre giocata sul filo della tensione. Un pugilato fatto più di intenzioni che di sostanza. Ma è stato comunque un incontro in cui Leo si è lasciato dietro qualche buon ricordo.

La capacità di reagire allo shock del knock down in apertura. La tenuta fisica nonostante i quarant’anni. La voglia di scambiare dalla corta distanza. Qualche buon colpo messo a segno. Non è mai stato in grande sofferenza, anche se ha perso di misura quasi tutte le riprese. Forse se fosse arrivata qualche anno prima, avrebbe sfruttato meglio la grande occasione.

Ma sarebbe un errore guardare ai cartellini di ieri notte e pensare di avere capito sino in fondo il valore di Leo. È un ottimo pugile, uno che sa stare sul ring contro i migliori. Ha dovuto conquistarsi passo dopo passo tutto quello che ha ottenuto nella vita. Merita applausi anche dopo una sconfitta così netta.

Leonard Bundu from Italy smiles at the w

Non ce la faccio proprio ad applaudire invece la telecronaca di Italia 1. Alessandro Duran è stato preciso nell’analisi tecnica, ma l’altro mi ha fatto davvero innervosire. Ha messo in fila una serie di inesattezze da infastidirmi. Vedeva solo i colpi di Bundu. Al penultimo round l’ho ascoltato raccontare che sul suo cartellino aveva 4 punti per Thurman. Ma che match stava vedendo? Chi pensava di prendere in giro? Così si offende il pubblico della boxe, un pubblico competente.

E poi parla, parla, parla. Parla sulle presentazioni togliendo il fascino dell’introduzione del ring announcer, parla sul verdetto impedendoci di sentirlo (per poi dire che non l’hanno dato, ma ci faccia il piacere…). Parla durante l’intervista di Thurman anziché ascoltarla e tradurla, creando alla fine un’interpretazione diciamo personale delle parole del campione.

L’americano dice ai microfoni di Showtime: “Bundu was smart, he came to not get ko’d. It was hard to time him, but I was patient. It was a great learning experience.”  Ovvero: Bundu è stato  intelligente, è venuto per non finire ko. È stato difficile trovare il tempo giusto contro di lui, ma sono stato paziente. È stata una grande esperienza, un insegnamento.” L’intervistatore allora chiede: “Cosa hai imparato?” Lui risponde: “Che per trovare il ko devo venire più avanti, fare maggiore pressione, essere più aggressivo.” Il telecronista di Italia 1 traduce: “Cosa devo migliorare? Non devo essere legato solo al colpo da ko.” L’unico elemento in comune tra le parole dette e la traduzione è ko, un po’ poco…

Keith Thurman ha avuto rispetto per Leonard Bundu. Italia 1 ne ha per la boxe, tutti gli appassionati devono dire grazie a questa emittente che ci ha fatto vivere una notte d’altri tempi e ci regala ogni sabato sera un avvincente spettacolo dai ring di tutto il mondo. Putroppo il suo telecronista non ha rispetto per chiunque ami questo sport, nobile al punto da accettare una sconfitta pesante senza sentire il bisogno di ascoltare delle favole. Penso alle telecronache di Rino Tommasi e rabbrividisco…

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