Tra favole e barzellette il Milan va a fondo

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UNA SOLA azione pericolosa in 90 minuti (un gol divorato dal mitico Menez).

Un Milan dominato tatticamente, atleticamente e tecnicamente dal Genoa.

Eppure in settimana Berlusconi in visita pastorale a Milanello aveva raccontato favole meravigliose. Come quella che vorrebbe riportare a casa Ancelotti, Capello e Sacchi.

Quale dei tre?

Perché limitarsi, facciamo tutti e tre assieme!

Ho letto anche questo sui giornali.

FUSSBALL: TURNIER/100 JAHRE REAL MADRID, SPIEL UM PLATZ 3: AC MAILAND

A questo punto mi sembra opportuno tirare fuori un foglietto che porto sempre con me, quasi fosse un miracoloso talismano. Sopra ho scritto qualche tempo fa le formazioni con cui questi allenatori hanno comandato in Italia, Europa e anche nel mondo.
Il Milan di Sacchi: Galli; Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini; Donadoni, Ancelotti, Rijkard, Evani; Van Basten, Gullit.
Il Milan di Capello: Rossi; Panucci, Costacurta, Baresi, Maldini; Donadoni, Albertini, Desailly; Boban, Savicevic, Weah.
Il Milan di Ancelotti: Dida; Cafu, Nesta, Stam, Maldini; Gattuso, Pirlo, Seedorf; Kakà, Inzaghi, Shevchenko.

Eccole qui. Mi fa bene e male rileggere quei nomi. Ma è un esercizio indispensabile. Lo faccio sempre quando sento in giro storie che sanno più di fantacalcio che di realtà. Perché il Milan che ha perso giustamente a Genova schierava: Diego Lopez; Bonera, Mexes, Rami, Armero; Montolivo (Poli), de Jong, Bonaventura; Honda (Pazzini), El Shaarawy (Niang); Menez.

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Lì davanti a tutti c’era dunque quello che un buontempone come Carlo Pellegatti su Sport Mediaset ha glorificato con questa frase: “Un centravanti così, mai nella storia del Milan.”

Se la giudicassi un’affermazione seria, riproporrei i primi nomi che mi vengono a mente: Altafini, Inzaghi, Weah, Nordhal, Sormani, Bigon, Virdis, Papin, Bierhoff, Shevchenko, Gilardino. Non metterei in lista Ibrahimovic perché mi sembrerebbe offensivo per Zlatan. Non nominerei neppure Van Basten perché mi suonerebbe come un’autentica bestemmia calcistica.
Ma sono convinto che sia stata solo una barzelletta, parole messe lì per strapparci una risata, e allora mi fermo qui.

La verità è che il Milan oggi ha un organico da media classifica. Il posto che attualmente occupa. Situazione che renderebbe felici società che sono abituate al ruolo, non certo chi era solito frequentare il mondo del calcio da protagonista.

Il passato è sempre migliore del presente nei ricordi di ognuno di noi. Ma stavolta se solo paragonassi ieri e oggi rischierei una querela per diffamazione dagli eroi che hanno vinto tutto che si sentirebbero giustamenti offesi per essere confrontati con chi non vincerà niente.
Berlusconi parla di Coppa Campioni. Dopo quattordici giornate il Milan è già a 14 punti dalla Juventus e 11 dalla Roma, quindi (avendo davanti altre quattro squadre) è da ritenersi quanto mai improbabile una qualificazione diretta. Rimarrebbe l’accesso ai play off nel caso riuscisse a conquistare il terzo posto. Anche qui sembra dura perché il Milan è attualmente precedunto in classifica anche da Genoa, Napoli, Lazio e Sampdoria. E ha la Fiorentina a un punto.

La realtà è questa. La fantasia però si sa, non ne tiene conto.

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Il problema principale credo venga dal mancato reivestimento dei soldi arrivati da cessioni importanti. Tutto comincia lì. La campagna acquisti 2013-2014 è stata chiusa con un passivo di 11 milioni. Ma la precedente, comprensiva dell’arrivo di Balotelli, aveva riportato un attivo di 37 milioni derivanti soprattutto dalle cessioni di Thiago Silva (42 milioni), Ibra (20) e Pato (15). Una volta, i soldi presi il Milan li reinvestiva. In questa stagione ha intascato 20 milioni per la cessione di Balotelli al Liverpool, ha ceduto Emanuelson, SIlvestre, Taarabt, Kakà, RObinho, Birsa. Sono arrivati Menez a parametro zero e il trentaduenne Alex, oltre a Diego Lopez, Armero, Essien, Fernando Torres, Bonaventura e van Ginkel.

Il risultato finale è che in questo primo scorcio di campionato ho visto una squadra imbarazzante in difesa (solo le compagini nella parte bassa della classifica hanno un numero maggiore di gol subiti), priva di talento a centrocampo, laboriosa nel fare gioco in attacco. Con l’aggiunta del grande mistero Fernando Torres, non penso di essere il solo a chiedersi: perché?

Nel derby con l’Inter mi sembrava che avesse toccato il fondo del barile. Con il passare delle giornate mi sto convicendo che dovrò continuare a raschiare.

Essere milanista oggi è un atto di coraggio…

 

 

 

 

 

 

 

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