L’Italia e i grandi eventi. Un disastro

soldi-buttati

MOLTI ITALIANI appoggiano la candidatura di Roma per i Giochi del 2024.

Io non penso sia una buona scelta..

Ho spiegato le mie ragioni in un precedente articolo, ma forse non sono stato abbastanza chiaro. Si è discusso molto di speranza nel futuro, di fiducia nel fatto che le cose possano cambiare. Poi sono stati fatti raffronti con altre sedi olimpiche, è stato analizzato come queste abbiano gestito l’evento. Credo che prima di fare qualsiasi discorso si debba tenere a mente una grande verità. L’Italia è un caso a parte (e qui considero solo le manifestazioni sportive, perché se dovessimo parlare di Expo 2015 o del progetto del Mose sprofonderemmo nella tragedia). La fiducia deve prima mostrare di meritarla, poi potrà spingersi verso nuove avventure. A questo proposito vorrei qui ricordare cosa è stata capace di fare quando le è stata affidata la gestione di un grande evento.

Prima di addentrarmi nelle cifre, vi racconto la storia di un campo da polo. È una vicenda che mi sembra emblematica del modo in cui nel nostro Paese si considerino lo sport e i soldi. La costruzione dell’impianto era cominciata nel 1984 dopo che il comune di Giarre, dove il polo come si sa è sport popolarissimo, aveva ottenuto dal Coni l’assegnazione dei fondi pubblici destinati alla promozione di questo sport.

Quando lo stadio (da seimila posti!) era stato quasi realizzato si sono accorti che le tribune erano in pendenza, insomma gli spalti erano ripidi e gli spettatori rischiavano di cadere di sotto. È così stato chiuso per problemi di sicurezza.

Partite di polo a Giarre non ne sono mai state (ovviamente) giocate, in compenso l’impresa è costata 4 milioni di euro.

E veniamo agli sprechi dei grandi eventi.

Parto dai Mondiali di Italia ’90. Stando alle cifre ufficiali, convertite le lire in euro e rivalutata la somma dall’Istat sono costati 7,5 miliardi. Più di Sudafrica 2010, nettamente di più di Usa ’94. L’85% oltre il budget preventivo.

Sono stati spesi 226 miliardi di lire per lo Stadio delle Alpi a Torino. Chiuso nel 2006 e demolito nel 2009.

Il terzo anello dello stadio di Napoli, costruito per l’occasione, è stato chiuso perché genera onde sismiche pericolose per gli edifici circostanti.

Lo stadio di Bari è una cattedarale nel deserto ed è anche scarsamente resistente agli eventi atmosferici, soprattutto al vento.

Il Bilancio di previsione di Palazzo Chigi 2014 ha in conto i mutui accesi per la costruzione degli stadi mondiali di 24 anni fa: 61,2 milioni di euro.

farneto

Tra le infrastrutture più sfortunate credo meriti un posto di rispetto la Stazione Ferroviaria Farneto. È stata utilizzata solo quattro giorni. Chiusa nell’ottobre 1990 e mai più riaperta per l’uso per cui era stata edificata. Spesa 15 miliardi di lire.

Il Terminal Ostiense che doveva collegare Roma all’Aeroporto di Fiumicino è stato chiuso nel 2003, dopo essere stato a lungo sottoutilizzato. È stato riaperto nel 2012 per altro uso, vi ha sede Eataly dell’imprenditore Oscar Farinetti.

L’Olimpiade di Torino 2006 ha costruito impianti rimasti abbandonati subito dopo la fine delle competizioni. Un miliardi di euro di perdita solo per le spese legate agli appalti.

I Giochi del Mediterraneo di Pescara sembra abbiano chiuso con un buco di 37 milioni di euro e pesino ancora sulle spalle degli italiani, dal momento che 12 milioni di contributi a quell’edizione dei Giochi erano presenti nella Legge di Stabilità dello scorso dicembre.

I Mondiali di Nuoto a Roma nel 2009 hanno nella Cittadella dello Sport di Tor Vergata il grande buco nero. Budget iniziale 120 milioni di euro per quella che avrebbe dovuto essere la sede della manifestazione con un Palasport da 8.000 posti, una piscina per la pallanuoto da 4.000, una piscina all’aperto per il nuoto da 3.000 e una pista di atletica. Nel settembre 2006 erano diventati 240, nel 2007 erano saliti a 323, il 25 gennaio 2009 sembrava che ne servissero 600. I Mondiali di nuoto si sono svolti al Foro Italico. È di questi giorni la notizia che per completare la Cittadella occorrano altri 500 milioni. Sto parlando di un budget totale di 1,1 miliardi di euro. Quasi dieci volte quello iniziale.

cittadella

E tutto questo senza ancora toccare la Roma attuale.

Scrive Federico Fubini su Repubblica.it: “L’operazione di salvataggio per ora ha fallito nel suo obiettivo più importante: voltare pagina. Quattro miliardi di aiuti in cinque anni da parte di tutti gli italiani non sono bastati alla città di Roma per iniziare a bruciare meno denaro pubblico e a offrire servizi più efficienti. Per liberare l’amministrazione di Roma dall’assillo dei suoi debiti, dal 2009 al 2012 i contribuenti italiani si sono accollati oneri da 580 milioni di euro l’anno. Durante lo stesso periodo, hanno trasferito a Roma Capitale – la nuova entità libera dai debiti partita nel 2008 – altri 885 milioni di euro solo perché l’amministrazione potesse continuare a funzionare. Infine nel 2013 i contribuenti di tutto il Paese, attraverso governo e parlamento, hanno mandato alla città di Roma altri 485 milioni di euro e si sono accollati debiti per ulteriori 115 milioni nella gestione commissariale che funziona ormai da bad bank della città eterna.Tra i casi più estremi indicati nel rapporto della Ragioneria risaltano alcuni grandi appalti e la gestione della grandi controllate al 100%, a partire dalla società di trasporto locale Atac.

L’Olimpiade del 2024 è un’idea che non mi piace, mi fa sprofondare negli incubi. Sognare è un lusso che non posso permettermi.

fonti: La Repubblica, L’Espresso, Corriere dello Sport, Il Tempo, Il Fatto Quotidiano, Il Sole24 Ore, Corriere della Sera.

 

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