I segreti di Hamilton. Amore, grinta e un pizzico di follia

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Lewis Hamilton ha vinto con la Mercedes il secondo mondiale. Il primo l’aveva conquistato nel 2008 con la McLaren. Forte in pista, a volte folle fuori dal circuito. Come quando ha speso venti milioni di dollari per l’acquisto di un Bombardier CL 600 solo per rendere più semplice il rapporto con Nicole Scherzinger, fidanzata e cantante del gruppo Pussycat Dolls. O come quando è stato fermato dalla polizia mentre correva a quasi 200 khm su una strada francese. Cerchiamo di conoscere meglio il nuovo padrone della F.1.

«Il momento più bello non è quando hai vinto e tutti ti abbracciano. Il momento più bello è la mattina della gara quando ti svegli e te la fai sotto. Quella sensazione di aver fatto tutto il possibile e di essere pronto. Una sensazione che chi gioca sporco non potrà mai provare.»

LEWIS Carl Davidson Hamilton aveva appena dieci anni quando si è trovato nello stesso salone delle feste con Ron Dennis. Erano lì per una premiazione organizzata dalla rivista Autosport. Il ragazzino era già diventato campione nazionale di karting. Il più giovane nella storia britannica. Con lo stesso coraggio con cui affrontava le gare, si era presentato al boss della McLaren.

«Mi chiamo Lewis Hamilton e voglio farle sapere che mi piacerebbe guidare una sua macchina in futuro.»

Tre anni dopo Ron Dennis entrava in casa Hamilton e faceva firmare a padre e figlio un contratto con cui legava il ragazzo alla McLaren. Nel 2007 esordiva in Formula 1.

Si è subito parlato tanto di questo pilota. Soprattutto perchè è di pelle nera, ereditata dal nonno paterno che negli anni Cinquanta è emigrato dalle Isole Grenadine (Caraibi) a Londra. Lewis è stato il primo in questo sport ad arrivare così in alto. Un altro nero aveva già guidato una Formula 1. Lo statunitense Willy Ribbs nel 1986 aveva provato con la Brabham all’Estoril. La cosa però non aveva avuto un seguito.

Ha avuto un’infanzia dura Hamilton. E’ cresciuto in una famiglia borghese, accanto al fratello Nicolas che è anche il suo migliore amico e soffre di disturbi cerebrali, per questo ha continuo bisogno di cure.

Campione britannico di Formula Renault, campione europeo di Formula 3, vincitore di due serie nel GP2. La fila dei successi è lunga. Li ha meritati tutti. E’ un pilota di talento, ma è anche un uomo che sa tenere la scena diventandone un naturale protagonista. Nei modi e nelle parole, Lewis ci ricorda i grandi incantatori dello sport. Una sorta di Muhammad Ali, ma con quel pizzico di modestia che al Più Grande mancava anche agli inizi di carriera.

Damon Hill, l’ultimo britannico campione del mondo, aveva detto: «Troppe pressioni su di lui. Gli do sei mesi di tempo. Se non dovesse cogliere successi in questo periodo si sentirà un fallito.» Lui gli aveva risposto: «Sei mesi mi serviranno per imparare a non sbagliare, per imparare a vincere.»

In molti avevano avanzato dei dubbi. Per uno che non conosceva il mondo della Formula 1 tutto poteva diventare incredibilmente difficile.

«So come diventare il migliore. Ho solo bisogno di tempo.»

Sorridevano in molti davanti alle provocazioni di Ali quando ancora si chiamava Cassius Clay. Col tempo avevano imparato ad ascoltarlo.

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Un giorno hanno chiesto ad Hamilton: «Se avessi tre desideri, cosa chiederesti?».

Lui ha risposto come solo un grande sa fare.

«Per prima cosa chiederei più desideri, poi vorrei salute e ricchezza per la mia famiglia, infine chiederei di poter fare qualcosa di positivo per chi è stato meno fortunato di me.»

Il mitico Jackie Stewart ha sempre creduto in questo ragazzo, fin dalla prima gara.

«Lewis ha tutte le qualità per diventare un pilota di successo. Sono convinto del suo grande talento. E’ l’esordiente più preparato mai apparso in Formula 1.»

Non ha sbagliato giudizio.

C’era tanta curiosità, un po’ di scetticismo e molta passione attorno all’esordio di un uomo che aveva sempre creduto in se stesso. Il talento regala fiducia, ma serve anche una personalità forte che sappia accompagnarlo nei momenti di difficoltà.

«Sono pronto a realizzare i miei sogni.»

Quando nel 2007 è apparso a Melbourne in F. 1 il mondo si è subito accordo di questo ragazzo.

Lewis Hamilton voleva diventare il più grande e l’ha gridato forte.

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UN CAFFE’ a Parigi, anche se all’epoca viveva a Londra. Dicono che, non molto tempo fa, Lewis Hamilton sia salito in macchina nella City ed abbia guidato fino alla capitale francese solo per far visita alla sua ragazza (all’epoca non era ancora Nicole Scherzinger, foto sopra). Due ore a Parigi, poi di nuovo a Londra. Di quel viaggio la coppia ha conservato un romantico ricordo e il gusto di un caffè parigino.

E’ un tipo tosto il ragazzo. Aveva subito cominciato nella maniera giusta. Esordio in Formula 1, primo podio dopo essere stato a lungo davanti al campione del mondo Fernando Alonso. Il mondo della F. 1 era impazzito.

«E’ fantastico. Fino allo scorso anno questi piloti li guardavo in Tv, e adesso eccomi qui accanto a loro. Ma c’è tanto lavoro dietro questo risultato. Sono felice di essere rimasto così a lungo davanti al due volte campione del mondo. Non è cosa da tutti i giorni. Appena sceso dalla macchina mi sono chiesto: ma cosa ho fatto? Non credevo di essere davvero riuscito a realizzare quello che sognavo.»

Il primo che aveva incrociato dopo l’arrivo era stato Anthony, il papà. Una lunga risata liberatoria per celebrare un terzo posto che valeva un trionfo.

«Sono estasiato. Credo sia la parola migliore per esprimere quello che provo. Per qualcuno sarò una sorpresa. Ma io sapevo di potercela fare. Ho lavorato per questo. Fernando (Alonso) è un pilota molto veloce, ma io ho provato a stargli davanti. E ci riproverò ancora. Essere in squadra con un campione del mondo, mi esalta. Perchè ogni volta che riesco a fare qualcosa di buono, prendo fiducia. E’ vero, mi sento dentro un sogno. Siamo solo all’inizio, ma è un inizio meraviglioso. Sono andato più forte di quanto qualcuno pensasse, sono andato contro le scommesse. Ma io sono fatto così. So cosa devo fare e so come farlo.»

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C’è sempre stato Anthony, il papà, accanto a lui. Il nonno si chiamava Davidson e nel 1954 era emigrato dalle Isole Grenadine a Londra. Sono neri, ma Lewis dice di non essere mai stato vittima, se non qualche volta da piccolo, di episodi di razzismo.

L’UOMO nuovo della Formula 1 ha sfiorato il mondiale nell’anno dell’esordio, l’ha vinto nella stagione successiva. Adesso, dopo aver tagliato il traguardo per primo in 33 Gran Premi, si è ripetuto. E ad accoglierlo ha trovato il regalo più bello. L’intera famiglia era lì ad applaudirlo. La sera prima della gara aveva sentito il papà al telefono.

Mi piacerebbe avervi qui, so che avete deciso di non venire perché pensate sia meglio non distrarmi, non togliere nulla alla mia concentrazione. Ma sappiate che vi porterò nel cuore anche in corsa.”

Quando domenica, li ha visti tutti fidanzata compresa, ha pianto. Lei lo ha salutato con un bacio sul casco.

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Famiglia borghese, infanzia difficile. I genitori hanno divorziato quando lui aveva solo due anni. E’ cresciuto col papà, Anthony di 50 anni, ma va spesso a trovare la mamma Carmen Lockhart che lavora in una Casa di Salute a Londra.

Il giorno che in televisione hanno annunciato ufficialmente il suo ingaggio da parte della McLaren di Formula 1, il papà era davanti al teleschermo. E’ esploso di felicità, ha fatto un salto incredibile. Si è stirato un muscolo del polpaccio e si è dovuto far ricoverare in ospedale.

In gara Lewis ha quasi sempre usato un casco giallo, lo fa da quando correva con i kart. E’ stato il padre a volerlo. Così lo poteva riconoscere subito. E’ un tipo precoce il giovanotto. A 6 anni ha fatto la prima esibizione in televisione nello spettacolo per bambini “Blue Peter” guidando una macchina radiocomandata.

Ha lasciato Londra per andare a vivere nel villaggio di Tewin, nello Hertfordshire. Una chiesa e due pub. Poi si è trasferito a Montecarlo. A spingerlo in entrambe le occasioni è stato il sistema fiscale del posto, non certo il panorama.

Il più caro amico è il fratello Nicolas, di 14 anni. È il suo punto di riferimento.

«Nicolas è un fantastico ragazzo. E’ un’ispirazione per me. Ha sempre un sorriso, è sempre positivo, non si lamenta mai per quello che ha. Tiene semplicemente il mento su. Ogni volta che credo di avere un problema, penso a quanti problemi più grandi riempiono la sua vita. Averlo come fratello migliora il mio modo di affrontare il mondo.»

Il primo contratto con la McLaren aveva una clausola particolare: la casa inglese poteva sostituirlo senza pagare una penale se Hamilton non si fosse dimostrato abbastanza veloce.

Non c’è stato bisogno.

Lewis Hamilton non ha mai deluso e di mondiali ne ha vinti già due.

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