Editoria ko: persi 1,8 miliardi di euro e 4200 posti di lavoro. Nel 2024 si chiude?

kover

TORNO su un tema a me caro.

Siamo in ritardo rispetto al resto del mondo.

Usiamo Twitter, email, Sms, Pinterest, Instagram e Facebook per comunicare. Ma neppure in questo riusciamo a stare alla pari con il resto dell’umanità. In Italia usa Internet solo il 33,5% della popolazione, meno della metà rispetto al 70% della media europea. Colpa del ritardo della banda larga, ma anche di una scarsa spinta verso la ricerca dell’informazione.

Informarsi è un diritto e una necessità. Ma da queste parti il concetto non passa.

Nel 1982 si vendevano otto milioni di quotidiani nel nostro Paese. Nel 2012 sono scesi a quattro e gli esperti dicono che entro il 2017 se ne venderanno appena due milioni. Se il trend è questo, la carta stampata scomparirà nel 2024.

E gli ultimi dati non incoraggiano certo all’ottimismo.

L’ultimo rapporto R&S Mediobanca fotografa con spietata precisione la triste e preoccupante realtà dell’editoria italiana.

Nel quinquennio 2009/2013 la pubblicità è calata del 31,3%, le copie vendute sono diminuite del 29% e i ricavi accessori sono scesi del 16,7%.

Hanno perso il posto di lavoro 4.200 dipendenti. Il colpo più forte l’hanno subito gli operai (-39,9%), poi i dirigenti (-24,4%) e infine i giornalisti (-13,1%).

Le perdite accumulate in questo periodo sono state stimate in 1.821 milioni di euro (il Gruppo L’Espresso, +116 milioni di euro, è l’unico a registrare profitti e non perdite). Il campione di riferimento per l’analisi dei dati è rappresentato dai sette gruppi editoriali più importanti: RCS, Mondadori, Sole 24 Ore, La Stampa, Monrif (Quotidiano Nazionale), L’Espresso, Caltagirone.

Tra questi solo la Stampa non è quotata in Borsa e solo Mondadori non pubblica quotidiani, ma settimanali.

Il Corriere della Sera è quello che ha accusato il colpo maggiore. È sceso dalle media giornaliera di 539.000 del 2009 a 386.000 del 2013 (-28,4%). Male anche Repubblica (-27,4%, da 485.000 a 352.000) e tutti gli altri quotidiani.

Non fanno certo eccezione i quotidiani sportivi.

2009:2014

Gli ultimi dati dell’ADS (Accertamento Diffusione Stampa, settembre 2013/settembre 2014) non danno segnali di speranza.

settembre

La tendenza è in forte perdita per i tre giornali di settore. La Gazzetta dello Sport è comunque riuscita a contenere in molti mesi dell’anno il calo in numeri a una cifra, mentre il Corriere dello Sport si è ormai stabilizzato su perdite medie a doppia cifra.

Il digitale sembra essere la grande via d’uscita nel resto del mondo. Le copie vendute online sono passate dagli 80 milioni del 2009 ai 1.753 milioni del 2013, un balzo in avanti di oltre venti volte la cifra iniziale.

In Italia si procede a rilento tranne alcune eccezioni.

Bene il Sole 24 Ore con una media annuale 2013 di 149.000 copie, reggono Corriere della Sera (99.000) e Repubblica (62.000). Poi c’è davvero poco.

Tra gli sportivi è ancora la Gazzetta dello Sport a staccarsi dal gruppo: 17.000 copie nell’ultimo rilievo di settembre 2014 contro le 2.200 del Corriere dello Sport e le 1.600 di Tuttosport. Questa la Top Ten bloccata a due mesi fa.

digitale2014

Siamo un popolo di sedentari. Costa fatica arrivare sino all’edicola, tirare fuori i soldi, tornare a casa, leggere il giornale. Meglio sedersi sul divano e accendere la televisione. Le statistiche dicono che si informa così l’80% degli italiani. E solo l’8% dei nostri connazionali ha Sky, questo vuol dire che la quasi totalità ha come unici punti di riferimento Rai, Mediaset o La7.

La pluralità dell’informazione rende il cittadino libero. Qui non si tratta solo di salvare i giornali, si tratta di salvare noi stessi.

La perduta credibilità e il distacco dal mondo reale hanno spesso accumunato quotidiani e politica. In aggiunta i giornalisti hanno lottato poco per la libertà di espressione e molto di più per la difesa dei privilegi. Da qualche tempo però una parte della stampa ha provato a cambiare inseguendo un’informazione più puntuale, a volte aggressiva. Il prossimo passo sarà quello di alzare ancora di più il livello qualitativo del prodotto, unico salvagente possibile per continuare a resistere.

I giornali hanno ancora mille difetti, ma senza di loro se ne andrebbe parte della nostra libertà. E ci consegneremmo totalmente a un’informazione televisiva imperniata su un bipolarismo Rai/Mediaset. Perché, ne sono quasi certo, i quotidiani online avranno un numero di utenti accettabile sino a quando saranno gratuiti. Poi faranno la stessa fine del cartaceo.

Dal 2024 saremo ancora meno liberi di quanto lo siamo adesso?

Non può essere questo il nostro futuro. Non voglio crederci.

 

 

 

 

 

 

 

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