I morti (per finta) su Twitter e Facebook

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UNA MORIA di personaggi famosi. Cadono attori, cantanti, sportivi, stilisti. Cosa sta accadendo nel mondo?

Ieri, verso le 11, è morto Christian De Sica.

Il 29 aprile 2013 era morto Dan Brown, lo annunciava Umberto Eco, in un incidente d’auto a Newark.

Lino Banfi è morto nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2010.

Owen Wilson dieci giorni dopo, in un incidente mentre sciava in Svizzera.

A settembre è morto Valentino Rossi, ad agosto Gerry Scotti.

Sylvester Stallone se ne è andato il 20 giugno, travolto sulla sua Lamborghini da un semirimorchio guidata da un ubriaco.

Giorgio Armani è morto almeno tre volte, l’ultima il 3 marzo scorso. L’annuncio era del ministro Per Carlo Padoan.

Pippo Baudo ci ha lasciati il 6 maggio del 2013. Ma ha fatto resistenza.

È assurdo, non sono morto. Che devo dire? Sono vivo, meglio che muoia altra gente.”

Christian De Sica ha accolto l’annuncio funebre da par suo.

Hug Hefner, l’editore di Playboy, è morto nel luglio del 2011.

Sono felice di sentire quante persone siano felici di sapere che non sono morto. Lo sono anch’io.”

Russel Crowe era stato altrettanto ironico.

Caduto in montagna in Austria, resto impossibilitato a rispondere ai tweet. Io stesso non so ancora come sono arrivato lì, ma i media hanno sempre ragione.”

Deceduto anche Jon Bon Jovi il 19 dicembre del 2011.

In Paradiso sembra di essere nel New Jersey.”

Twitter e Facebook sono i vettori delle morti annunciate e (fortunatamente) mai accadute. Autentiche, colossali bufale. Ma non sono degli scherzi innocenti, non nascono dalla voglia di scatenare il (macabro) burlone che si nasconde in ognuno di noi.

Le balle spaziali sono sparate per raccogliere “mi piace” (e sì, perché gli sciagurati frequentatori di questi spazi virtuali dicono mi piace anche davanti a un morto), per creare “traffico” e incamerare soldi ad ogni clic per accordi presi con qualche gestore di pubblicità.

È l’ennesima depravazione nata dall’uso distorto dei social network.

In questo caso non creati per stare assieme, ma per separarci da chi può regalare qualche modesto o ingente contributo grazie a quelle notizie che gli americani chiamano “fake”. False.

La deriva senza salvezza è il nostro futuro in un mondo che si divide in chi inganna e chi si fa ingannare senza neppure difendersi.

A proposito, io mi sento benissimo.

 

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