Perin, portiere acrobata che sembra un fumetto

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GUARDO Matteo Perin e mi viene in mente Ed Warner, il portiere acrobata della serie manga “Holly e Benji”. I capelli sono lunghi e fini, scendono giù come un salice piangente. Matteo è forte, gioca su alti livelli quasi tutte le partite. Ma quando gli capita la giornata buona come è accaduto contro la Lazio, la Fiorentina o mercoledì sera con la Juventus, assume il ruolo di guerriero invincibile. Difende la porta come i cavalieri difendevano il castello, appare imbattibile.

Lo vedo e mi viene voglia di saperne di più su di lui.

Raccolgo una serie di informazioni, le metto assieme. Ne nasce una storia che sembra scritta da uno sceneggiatore fantasioso..

Quando era un giovane portiere Matteo è stato in prova per una settimana alla Fiorentina. Ed è stato scartato. Era bassino e, così pensavano i dirigenti viola, tale sarebbe rimasto. Un metro e sessantacinque, pochino per un portiere. Peccato che la crescita non si sia fermata e oggi Perin tocchi 1.88 di altezza.

Più lungimirante Nicola Melani, allenatore dei portieri alla Pistoiese. L’ha visto giocare a Latina ed ha subito deciso che sarebbe diventato un protagonista assoluto del nostro calcio.

In un recente passato è stato trattato da Milan e Juventus, oggi è richiesto dal Liverpool. Il suo procuratore, Matteo Roggi, dice che il ragazzo vale 20 milioni di euro.

Ne ha fatta di strada dal suo esordio in serie A, roba di tre anni fa. Era maggio del 2011 e il Genoa superava il Cesena per 3-2 con lui in porta nel finale di partita.

La prima volta che è stato convocato in Nazionale si è presentato ai cancelli di Coverciano accompagnato dal padre. Non volevano farlo entrare.

-Scusa ragazzo, qui non si puà passare

Sono Perin, sono stato chiamato da Prandelli.

-Sicuro?

Guardi nella lista.”

-Hai ragione, accomodati

Soccer: Serie A; Cagliari - Genoa

Con il papà ha un rapporto intenso, ma questo non gli impedisce di fargli scherzi tali da lasciarlo immobile sulla sedia. Come quella volta che si è presentato in casa, ha chiamato il genitore e gli ha fatto una confessione da rivoluzionare la vita.

Papà, ho messo incinta una ragazza.”

-Cosa? Come? Chi?

Era dicembre, faceva un gran freddo, ma il babbo aveva cominciato a sudare forte.

-Ma sei matto? Sei un ragazzo, perché mi fai questo?

Papà, ho sbagliato e ora devo riparare.”

Quando alla fine gli ha detto che era uno scherzo, il padre ha pianto dalla gioia.

Matteo compirà 22 anni il 10 novembre. Il futuro sembra proprio essere suo.

A Genova lo allena Gianluca Spinelli, un innovatore nel suo ruolo, uno che lavora con il presidente Preziosi da dodici anni e che da poco è arrivato anche in Nazionale. Con Perin ha portato avanta una sorta di sperimentazione. È stato uno dei primi a lavorare con la macchina sparapalloni: un camioncino con le rotelle che lancia palle con differenti velocità e angolazioni. E poi ha portato sui campi di calcio l’allenamento con le palline da tennis, lui le tira con la racchetta e il portiere di turno deve pararle. A Perin ha fatto anche irrobustire le gambe preparandolo con esercizi che simulano il terzo tempo nel basket.

Il lavoro paga.”

È la frase chiave che ha fatto di Matteo Perin uno dei migliori portieri d’Italia, nel suo ruolo rappresenta il futuro.

Gioca a calcio, ma ama il tennis. Ha letto “Open”, la biografia di Andrea Agassi, ma il suo tennista di riferimento è Roger Federer. Ora sta leggendo “Il gioco interiore nel tennis” di Timothy Gallwey.
È il sottotilo che lo ha affascinato.
Come usare la mente per raggiungere l’eccellenza.”
La concentrazione, la capacità di tenerla alta per l’intera durata della partita. E sì, perché per Matteo il tennista e il portiere hanno una cosa che li accomuna. In campo sono soli.
Ma almeno il tennista ha la possibilità di sfogarsi colpendo con la racchetta la pallina…
Lui quando vuole sfogari gioca con Taz, il bovaro del bernese, il suo amico cagnone.
Ora so qualcosa di più su Matteo Perin. Ragazzo di Latina che a Genova ha trovato la felicità. Facile oggi puntare su di lui, Nicola Melani l’ha fatto quando il giovanotto aveva solo 14 anni e gli altri dicevano che non sarebbe mai arrivato. Anche questa è classe.

P.S. Ringrazio Secolo XIX, Gazzetta dello Sport, Mail Online, Rai-Tv 2 per il contributo d’archivio. Alcune delle informazioni riportate in questa storia sono riprese da servizi apparsi sui due giornali, sul web o in Tv.

 

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