Il misterioso caso di Paul Kitterman

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PAUL KITTERMAN è un 53enne di Kremmling, un paesone di 1.500 abitanti che si adagia sulle sponde del fiume Colorado. Giovedì 23 ottobre era andato al Mile High Stadium per vedere la partita dei Denver Broncos. Due ore di macchina, ma ne valeva la pena. Era la prima volta che Paul, che lavora come operaio edile, assisteva dal vivo a una gara della National Football League.

Con lui il figliastro Jarod Tonneson di 20 anni e una coppia di amici: Tia Bakke, 25 anni, che aveva trovato i biglietti, e il suo fidanzato Jay Yust di 30 (nella foto, da sinistra: Jay, Paul, Tia, Jarod).

Alla fine dei primi due quarti si erano dati appuntamento davanti al bar per bere qualcosa e scambiare due chiacchiere. Poi si erano salutati per rivedersi a fine partita. Jarod aveva lasciato il patrigno per andare un attimo in bagno.

Quando era tornato Paul Kitterman era scomparso.

L’avevano cercato fino all’1 di notte. Di lui nessuna traccia, se non la testimonianza di un addetto alla sorveglianza che giurava di aver parlato con quell’uomo alla fine del terzo quarto.

La famiglia faceva appelli alla radio, apriva immediatamente una pagina su Facebook: “Aiutateci a trovare Paul Kitterman”. La polizia cominciava a indagare con grande scrupolosità.

Il 25 veniva ritrovato un cadavere nei pressi dello stadio.

Panico, tentativo di riconoscimento. Non era lui, la tragedia si trasferiva in un’altra casa.

Fino a martedì 28 nessuna notizia di Kitterman.

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Temiamo il peggio, non è da Paul sparire in quel modo” dicevano i familiari.

Nulla di nuovo fino al tardo pomeriggio quando una coppia di amici chiamava il 911 per dire che loro avevano dato un passaggio a quell’uomo. L’avevano prelevato davanti agli uffici dell’Esercito della Salvezza e l’avevano portato in albergo al Roadway Inn. La cosa che creava qualche dubbio era che l’hotel si trovava a Pueblo, a 103 miglia o meglio 166 chilometri dallo stadio di Denver.

Due agenti si recavano sul posto. Il portiere dell’albergo diceva di aver parlato con quell’uomo, ma che al momento non sapeva dove fosse.

Un’altra chiamata al 911, stavolta da Benfatti Forniture, un negozio di mobili che appartiene alla famiglia Benfatti da oltre mezzo secolo. Anche loro l’avevano visto. Nuova corsa dei poliziotti, nuovo viaggio a vuoto. Frank non era lì.

Ma era bastata una piccola ricognizione in zona per trovarlo davanti al locale Kmart. Illeso, in ottime condizioni di salute e in grado di rispondere con logica a ogni domanda. Tranne due.

-Signor Kitterman, perché è andato via dallo stadio?

“Ne avevo abbastanza, questi giocatori della NFL continuavano a lanciarsi una cotenna di maiale e io mi ero stancato.”

-Cosa ha fatto?

“Sono uscito per una passeggiata, cercavo un bel posto caldo dove riflettere.”

-Come è arrivato fino a Pueblo?

Muto.

-Con quali soldi ha vissuto in questi cinque giorni?

Muto.

Due quesiti senza risposte.

La polizia continua ad indagare.

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I familiari hanno ripetuto più volte che il loro parente non è amante della tecnologia, non ha un telefonino, non possiede carte di credito. E viaggiava con soli 50 dollari in tasca.

Come è arrivato fino a Pueblo?

Cosa è accaduto a Frank Kitterman e perché?

La famiglia ha anche tenuto a sottolineare che l’uomo non soffre di nessuna malattia, né fisica né mentale, che non è solito bere e non fa assolutamente uso di droghe.

Il caso è ancora aperto.

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