Blatter e un calcio senza regole

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SEPP Blatter nello stesso giorno mette a segno, come direbbero i bravi telecronisti, una doppietta personale. Cosa mai vorrà significare e perché non si possa più semplicemente dire doppietta qualcuno prima o poi me lo spiegherà? Mah.Torniamo al 78enne svizzero che annuncia la candidatura per il quinto mandato consecutivo e ci informa che il “rapporto Garcia”, che illustra la corruzione che ha inquinato le consultazioni per l’assegnazione dei mondiali 2018 in Russia e quelli del 2022 in Qatar, resterà segreto.“Fatti nostri, perché divulgarli?” È più o meno il Blatter pensiero.I Mondiali in Qatar, ricordate? Quelli del caldo atroce. La Fifa l’ha scoperto solo ad assegnazione avvenuta. E si è affannata a cercare una data alternativa. Mancano otto anni e già siamo alle smentite. Li avevano programmati dal 10 giugno al 10 luglio, poi qualcuno è stato folgorato sulla via di Zurigo. Non si sa se il merito sia di un’apparizione notturna che aveva le sembianze di un gigantesco pallone sudato oppure delle variazioni climatiche dell’ultima pazza estate. Fatto è che i geni del pallone si sono accorti che in quei giorni la temperatura media di quel Paese è di 41.5 gradi, con punte che toccano i 51. Il tutto accompagnato da forti venti caldi. Per non parlare dell’umidità che di giorno sfiora il 65% e la notte, grazie all’evaporazione delle acque del Golfo Persico tocca l’85% con temperature appena sotto i 40 gradi.
Solo a cose fatte i geni del dollaro hanno scoperto che laggiù faceva caldo. Il “rapporto Garcia” offre una visione meno fanciullesca dello scandalo. Ma per i signori della Fifa è un documento vietato, come la verità.

Non contento, lo svizzero ci riprova. E sarà eletto. Il suo unico potenziale antagonista, il francese Jerome Champagne, non ha i voti per contrastarlo. E Michel Platini se volesse azzardare un attacco avrebbe al suo fianco l’Europa. Blatter manderebbe in campo il mondo.

È il monarca del calcio dal 1998, resterà lì per almeno altri quattro anni.

Davanti a tutto questo ho smesso di chiedermi perché il calcio, oltre a non osservare a livello mondiale alcuna regola di trasparenza finanziaria, non si degni neppure di osservare il suo regolamento.

Ma non posso smettere di stupirmi.

Sabato e domenica scorsi, come ogni week end, ho guardato le partite alla televisione. E ho visto che nulla è cambiato. Non c’è un arbitro che faccia rispettare le regole, non c’è un direttore di gara in grado di impedire ai giocatori

  1. di protestare a ogni calcio di punizione fischiato.
  2. di muovere la mano come se stessero mostrando un cartellino ogni volta che si ritengano in credito di un giallo o un rosso contro i loro avversari.
  3. di urlare in faccia al malcapitato giudice di gara ogni violenza verbale possibile mostrando uno sguardo da killer.
    E allora mi sono chiesto se il regolamento non fosse cambiato e io non me ne fossi accorto.
    Sono andato a riprendere un vecchio articolo dell’anno scorso, un pezzo che avevo scritto dopo avere letto il sito dell’Associazione Italiana Arbitri ed avere scoperto alcune cose interessanti.

Riporto testualmente, in neretto e tra virgolette, le norme tuttora in vigore (sul senso delle cose tornerò in altra parte dell’articolo).

“Il capitano di una squadra ha il diritto di contestare le decisioni dell’arbitro?
No. Né il capitano, né gli altri calciatori hanno il diritto di protestare contro le decisioni dell’arbitro.”

Ma come, non c’è fischio che non sia seguito da urla, sceneggiate, spesso insulti da parte dei calciatori e nessuno dei direttori di gara è in grado di far rispettare questa semplice norma?

“Al portiere non è consentito mantenere il controllo del pallone tra le mani per più di sei secondi. Nei sei secondi sono compresi anche quelli in cui fa rimbalzare il pallone sul terreno o lo lancia in aria per calciarlo”

Pensate sia necessario prendere un cronometro per dimostrare come questa regola venga praticamente sempre disattesa?

 “L’arbitro lascia proseguire il gioco fino a quando il pallone cessa di essere in gioco se, a suo giudizio, un calciatore è solo lievemente infortunato”

Questa norma dovrebbero leggerla, stamparla e tenerla sul letto, sul comodino, in cucina e al bagno tutti i giocatori. Forse imparerebbero che è inutile, oltre che scorretto e punibile con sanzioni disciplinari, dare fuori da matti ogni volta che un loro compagno va giù e gli avversari non calciano il pallone oltre la linea del fallo laterale.

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“Un calciatore non è autorizzato a ricevere cure sul terreno di gioco;
dopo che l’arbitro ha autorizzato i sanitari ad entrare sul terreno di gioco, il calciatore deve uscire dal terreno di gioco in barella oppure a piedi; se un calciatore non rispetta le istruzioni dell’arbitro, deve essere ammonito per comportamento antisportivo;
Eccezioni a queste disposizioni sono ammesse solo in caso di:
• infortunio di un portiere;
• scontro tra un portiere ed un calciatore per i quali si rendano necessarie cure immediate;
• scontro tra calciatori della stessa squadra per i quali si rendano necessarie cure immediate;
• infortuni gravi”

Ripetizioni e uso della lingua italiana a parte, sarebbe la norma che sancirebbe la fine della “spugna magica” di una volta, dello “spray miracoloso di oggi”. Peccato che quasi nessuno la rispetti.

“Agli arbitri si rammenta di intervenire prontamente e con fermezza nei confronti dei calciatori che trattengono l’avversario, in particolare all’interno dell’area di rigore in occasione di calci d’angolo e di calci di punizione.
In queste situazioni l’arbitro deve:
• richiamare verbalmente ogni calciatore che trattiene un avversario prima che il pallone sia in gioco;
• ammonire il calciatore se continua a trattenere l’avversario prima che il pallone sia in gioco;
• accordare un calcio di punizione diretto o di rigore ed ammonire il calciatore se ciò avviene dopo che il pallone è in gioco.”

Se le cose andassero veramente così, non ci lamenteremmo per tutti i rigori subiti ogni volta che usciamo dai nostri confini.

“Se un difensore comincia a trattenere un avversario all’esterno dell’area di rigore e continua a trattenerlo all’interno dell’area di rigore, l’arbitro accorderà un calcio di rigore.”

Questa è una regola che dovrebbero tenere a mente soprattutto i giornalisti, i signori del “ma il fallo è cominciato fuori”.

Detto questo, so benissimo che pretendere l’osservanza del regolamento sia un’autentica utopia.

kover

Il calcio è uno sport dove tutto è mutabile. Dal rispetto del contratto da parte di un giocatore, al rispetto della dignità degli uomini da parte di un presidente.
Ormai in televisione è stato legittimato “il fallo tattico”, indicato come una dote figlia dell’esperienza; è stata esaltata la furbata, glorificando il giocatore famoso che al minimo tocco del rivale crolla sull’erba guadagnandosi punizione o rigore; è stato perdonato qualsiasi eccesso verbale, al punto da ignorarlo.

È avvilente vedere come ogni volta che la palla finisce fuori i giocatori più vicini, di entrambe le squadre!, alzino le braccia pretendendo che la rimessa sia a loro favore. È triste constatare che neppure la certezza di trenta telecamere e dieci moviole impedisca al randellatore di turno di alzare le braccia e fare la faccia da bimbo innocente prima che sia fischiata la punzione, per poi tramutare il proprio sguardo al punto da fare impallidire Jack lo Squartatore quando l’arbitro non torna sulla sua decisione.

La cosa che più mi avvilisce, ma non sorprende, è che ormai siamo assuefatti alla negazione del rispetto delle regole. Il fallo, la protesta, la bugia fanno parte della realtà e sono entrati di diritto in un mondo che mi sembra sempre più finto.

Del resto se il capo mondiale è uno che ritiene “cosa nostra” anche un rapporto ufficiale sulla corruzione, cosa ci si può aspettare scendendo di livello?

Il calcio è fuori da questo mondo. Da molto tempo non è più un gioco, da qualche tempo è anche più brutto.

Ma di questo parlerò un’altra volta.

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