La Diva non si stanca di tuffarsi nell’oro

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HA LE LABBRA carnose, un corpo flessuoso, lineamenti delicati. L’ho incontrata qualche anno fa. Sarò più preciso: abbiamo frequentato gli stessi dieci metri quadrati dello spazio interviste alla fine dell’ennesimo Mondiale che aveva dominato. Le ho addirittura parlato.

La Diva aveva due orecchini d’oro sul lobo destro. Piccoli ma preziosi. Proprio come lei. La natura aveva distribuito saggiamente i suoi 49 chili lungo 163 centimetri di altezza.

La faccia? Al primo impatto mi aveva dato l’impressione di un’attrice drammatica, ma quando l’avevo guardata meglio per collocarla nel giusto contesto avevo dovuto fare un salto indietro nel tempo. Ero tornato fino ai film di James Bond. Sarebbe stata perfetta per il ruolo di un’intrigante spia orienale.

Me la ricordo ancora a Roma, campionati del 2009. Aveva la febbre, sentiva freddo, aveva mal di gola. Ma le aveva messe tutte in fila, come le era quasi sempre capitato. Fossero Olimpiadi o Mondiali. Quattro ori ai Giochi, dieci titoli mondiali. Non era un caso che fosse una star da due milioni di dollari l’anno.

La Diva si chiama Guo Jingjing e quando si tuffava dai tre metri dovevi solo aspettare che entrasse nell’acqua per applaudirla. Batterla era impossibile.

Ma quello non le bastava. I soldi per lei erano gioia e dannazione.

Dopo gli ori di Atene 2004 erano arrivati gli sponsor americani: McDonald, Coca Cola, Budweiser e una ditta di cosmetici.

Era fidanzata con Liang Tian, tuffatore e vincitore in Grecia anche lui. Marciavano forte. Avevano anche aperto un centro commerciale a Hong Kong e si divertivano. I paparazzi li inseguivano ovunque, i giornali popolari avevano addirittura inventato una sua gravidanza. Li avevano fotografati in un Casinò di Macao e non sapevano di avere scattato l’ultima foto del loro amore. La Federazione non avrebbe mai perdonato quella ricchezza così sfacciatamente esibita.

lei

Guo è nata a Baoding, 140 chilometri a sud di Pechino, il 15 ottobre del 1981.

Avevano scoperto il suo talento quando ancora andava alle elementari. Il primo maestro era stato Lei Fang, morto per colpa di un palo del telefono che gli era caduto addosso. Poi c’era stato Yu Fen, il mentore di Fu Mingxia: la più grande tuffatrice di sempre, prima che arrivasse la Diva.

Guo Jingjing aveva esordito a 13 anni. Quinta ai Giochi di Atlanta 1996. Da quel momento al suo fianco aveva viaggiato una donna: Zhou Gjbong, era lei il nuovo coach. Allenamenti duri, fino a sei ore al giorno. Nessuna concessione al divertimento.

La Diva era dotata di classe luminosa. Elegante, in aria sembrava capace di qualsiasi acrobazia. Ma i tuffi per lei non erano solo uno sport, pensava di poterne trarre una sorta di filosofia.

Guo Jingjing of China competes in the 3-metre springboard diving final at the World Aquatics Championships in Melbourne

– Se dovesse rappresentare un tuffo come una persona, come lo farebbe?

Lei sono io, io sono lei.

– Quale è il momento più bello di un tuffo?

L’inizio e la fine.”

In che senso?

L’inizio è paragonabile al momento in cui un pittore toglie il pennello dal quadro e ammira il suo capolavoro. La fine è magica per la sensazione che provi sott’acqua. È l’intero corpo a dirti se il tuffo è riuscito, a quel punto ogni cosa ti sembra di una dolcezza infinita.
Filosofia. Ma poi c’erano i soldi. La Federazione cinese non era felice per quel “capitale” che non lasciava tracce nelle sue casse e l’aveva squalificata.
Pensa tropo al denaro, frequenta ambienti sbagliati e non fa vita d’atleta.”
Assieme a lei aveva squalificato anche l’ex fidanzato Liang Tiang. Lui aveva rinunciato a tutto e aveva sposato la vincitrice della versione cinese di X-Factor, una che qualche soldo in banca comunque l’aveva.
Lei aveva fatto pubblica ammenda, aveva riconosciuto i peccati promettendo di non ripeterli più.
Non ho operato secondo le istruzioni dei leader. Il mio Paese mi protegge ed io non gli concedo il giusto tempo. Prometto che farò del mio meglio per allenarmi ed essere d’esempio per le atlete più giovani.
Perdonata, era tornata in nazionale.
Troppo popolare per essere messa da parte. Cartelloni con la sua immagine avevano invaso Pechino durante l’Olimpiade del 2008. Vinceva e la gente l’amava.
Si era fidanzata con il playboy Kenneth Fok Kai-kong, il figlio più grande di Timoty: ricco petroliere di Hong Kong con un patrimonio stimato in 21 miliardi di dollari. Aveva vinto altri due ori, ma aveva anche perso la parola.
A Roma rispondeva a monosillabi a ogni domanda. Ogni tanto però tradiva la sua arroganza.
– Quali sono le rivali più forti?
Le cinesi e quella cicciona canadese.”
Blythe Hartley, la canadese che pesava 56 chili e si era meritata l’appellativo di “cicciona”, non si era divertita e ne era venuto fuori un caso internazionale.
La Diva era tornata.

famiglia

La vedevo mentre si lanciava dal trampolino, librarsi nell’aria, per poi entrare con magica precisione nell’acqua. Mi bastava guardarla passare per lasciami catturare dal suo fascino. Trasmetteva sensualità, leggerezza, elenganza. I suoi tuffi erano arte.
Era stato a quel punto che avevo capito che non dovevo giudicarla per il carattere, la voglia sconfinata di ricchezza, il desiderio di diventare sempre più Diva. Doveva bastarmi quello che faceva quando si staccava dal trampolino e volteggiava nell’aria. L’ingresso in acqua era poesia. Inimitabile. E il resto? Non erano certo problemi miei.
Perché si sa, i soldi cambiano l’anima.

Guo Jingjing si è ritirata nel 2011, l’anno dopo ha sposato Kenneth Fok Kai-kong. Nell’estate del 2013 hanno avuto il loro primogenito, Huozhong Xi: Lawrence. La famiglia del marito ha donato al piccolo un assegno mensile di ottomila dollari.

La Diva non si stancherà mai di tuffarsi nell’oro.

Ieri nell’acqua, oggi nella vita.