Tre casi: Tavecchio, il calcio, i giornali

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NON SO come finirà questa storia.

L’unica certezza che ho me l’ha data ancora una volta il mondo del calcio: è sempre convinto di potersi permettere qualsiasi cosa.

Il candidato presidente, anzi colui che era dato per certo alla guida della FIGC, ha parlato di giocatori che oggi fanno i titolari nel nostro campionato e ieri mangiavano banane.

Carlo Tavecchio (foto) si è presentato così ai suoi elettori.

Pensavo che davanti a una frase di stampo razzista tutti avrebbero preso le distanze. Mi sono convinto di essere un inguaribile ottimista.

Andrea Abodi, presidente della Lega di serie B, ha commentato: “Per me il razzismo è una cosa seria. Quel passaggio è stato inopportuno, infelice e inaccettabile. Senza sensibilità e rispetto non si va da nessuna parte, ma attenzione: una frase non fa di una persona un razzista. Noi dirigenti abbiamo molti, ma molti più doveri dei tifosi. Dobbiamo prestare molta, ma molta più attenzione a comportamenti e linguaggi.

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Sostegno a Tavecchio anche dal presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta (foto): “Si registrano dichiarazioni che tendono a strumentalizzare per finalità diverse una battuta infelice, priva di qualsiasi connotazione razzista e per la quale il presidente Tavecchio si è prontamente scusato. La vita del presidente Tavecchio è una continua testimonianza di azioni contro ogni forma di discriminazione.

E voi volete un nuovo calcio, pensate che sia possibile con questi dirigenti?

A Beretta verrebbe voglia di chiedere perché “Oggi titolari quelli che ieri mangiavano banane” non sia una frase razzista. È forse pubblicità per il commercio ortofrutticolo?

Da Abodi mi piacerebbe sapere in maniera chiara e inequivocabile come la pensi. Gli equilibrismi non mi piacciono. Definisce la frase inopportuna, infelice, inaccettabile, senza sensibilità. Ma poi dice che una frase non fa di una persona un razzista.

Il fatto è che chi ha compiti istituzionali deve pensarci dieci volte prima di parlare. Le frasi razziste non possono essere perdonate, perché sono la punta dell’iceberg, esprimono un disagio profondo.

Signori del calcio, chiedetevi in piena onestà se Tavecchio sia davvero il nuovo che stavamo aspettando, l’uomo che riunirà tutti sotto una grande bandiera e condurrà lo sport più popolare d’Italia fuori dal pantano in cui è caduto.

Chiedetevelo e per favore non rispondete, meglio pensare che non abbiate capito la domanda.

Passato il polverone, dopo una lunga serie di distinguo e di precisazioni, il mondo del calcio voterà Carlo Tavecchio presidente della FIGC.

Mi viene il sospetto che molti frequentatori di questo mondo del pallone che supera ogni fantasia si difenderebbero così, senza stare tanto a pensarci su: “Noi non siamo razzisti, sono loro che sono negri.”

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L’unica speranza, pensate dove sono arrivato, la ripongo nella politica. Dopo le grida di condanna, dovrebbero passare ai fatti.

Magari Giovanni Malagò (foto), presidente del Coni, potrebbe consigliare a Tavecchio di fare un passo indietro, magari qualcosa si potrebbe ancora fare. Magari…

Anche perché non si tratta solo di una frase razzista, che già sarebbe sufficiente. Qui c’è il vecchio modo di pensare che un uomo di potere possa permettersi di dire tutto quello che gli passa per la testa senza pagarne le conseguenze. Spero che qualcuno si adoperi per un reale cambiamento, ma ci credo poco.

È il calcio, bellezza.

Lo so benissimo.

Un’ultima annotazione. Il giorno del fatto i tre giornali sportivi hanno dato pochissimo rilievo in prima pagina al “caso Tavecchio”. Dopo avere monitorato la ribellione del popolo del web per 24 ore, hanno cambiato rotta.

E ancora si chiedono perché perdono copie…

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One Comment Add yours

  1. Ma ci poniamo il problema? se un uomo di 71 anni fosse veramente stato il nuovo che avanza nel mondo del calcio non sarebbe stato sponsorizzato ed acclamato lla presentazione del sduo programma, da Carraro e Matarrese. Comunque il politico Carraro seguita a fare il burratinaio del mondo sportivo e non diciamo nulla!

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