Il caso Nibali: paura di amare…

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ER VICHINGO è basso, nero di capelli e di pelle, sopracciglie folte e barba ispida. L’hanno chiamato subito così, senza aspettare che si presentasse con il vero nome. Noi di Roma siamo gente strana, capaci per il gusto di una battuta di rovinare un’amicizia. Il paradosso, il contrasto estremo fanno parte del nostro modo di esprimerci. E così quel ragazzo che sfiora appena l’1.60 è diventato Er Vichingo. Non se l’è mai presa, è uomo di sport.

Gli piace il ciclismo e in questi giorni soffre.

Quando ne parliamo lui comincia sempre dallo stesso punto.

Il caso Nibali.

Le prime volte me ne stavo lì chiedendomi quale mai fosse questo “caso”, dal momento che Enzareddu come lo chiamano quelli di Messina e dintorni stava dominando il Tour de France. Nessun cedimento, nessuna polemica, nessuno screzio. Poi ho capito.

Er Vichingo aveva paura di innamorarsi.

Io gli dicevo di starsene tranquillo, di godere dell’invidia altrui. Gli ricordavo qualche verso della mitica “Bartali” di Paolo Conte.

E i francesi ci rispettano

che le balle ancora gli girano

Se proprio non riuscivo a farlo sorridere, andavo oltre.

Tra i francesi che s’incazzano

e i giornali che svolazzano

Tutto inutile. Er Vichingo se ne stava lì in silenzio.

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Poi, venerdì l’ho incontrato di nuovo. Era ancora più triste.

Che è successo, Vichingo?

Mi ha chiamato un amico dalla Francia e mi ha detto che due grandi giornali hanno cominciato a lanciare sospetti. Lo sapevo, non dovevo ricascarci. Non dovevo innamorarmi di nuovo del ciclismo.”

Lo saluto, torno a casa, mi informo.

Le Monde e Liberation hanno guidato la cordata. Il primo ha messo anche in rete un lungo articolo intitolato “Astana, passato riciclato”. Ha ricordato come il boss della squadra di Nibali abbia dei trascorsi da dimenticare: Alexander Vinokourov è stato espulso per doping al Tour del 2007. Il quotidiano ha tracciato un profilo pieno di ombre dell’Astana. Qualcun altro ha scritto che il debutto Vincenzo Nibali l’ha fatto con la Fossa Bortolo di Dario Frigo, che nel Tour del 2005 è stato addirittura fermato dalla polizia assieme alla moglie per essere stati trovati in possesso di Epo.
Chiamo il mio amico e provo a smorzare la tensione.

Vichingo, ascolta Paolo Conte. I francesi non sanno perdere, si incazzano e lanciano giù qualsiasi cosa.

Poi faccio appello al discorso tecnico. Mi atteggio a esperto e gli spiattello lì alcuni dati.

Nella scalata che andava da Ayros-Arboux a Hautacam, 13,6 chilometri con un dislivello di 1.064 metri e una pendenza del 7,8%, Nibali è arrivato su in 37’26”. Pensa che nel 1996 Riis aveva chiuso in 34’35” e nel 2000 Armstrong aveva impiegato 36’25”. Lo vedi? È la differenza che c’è fra un campione e uno scarso o, a vederla in altro modo, tra un dopato e uno pulito. Mettila come vuoi e falla finita di tormentarti.

So bene che non è così semplice. Il ciclismo è sport che regala emozioni forti, come la boxe sa arrivare al cuore, tocca i sentimenti. E così ti fai prendere e non stai più a pensare. È il bello dell’amore.

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Questo siciliano che viene da lontano è l’esaltazione della normalità. Uno che va all’attacco in salita, in discesa, sul pavè, in montagna e in pianura. Ma senza mai scomporsi, sempre col sedere attaccato sul sellino.

Ha gambe, testa e cuore. Ha imparato a vincere lentamente, dal 2007 in poi. È arrivato in vetta attraverso la sofferenza.

È in possesso di un carisma naturale, non ha bisogno di urlare per farsi sentire.

Enzareddu è uno di noi, ma è anche capace di fare cose fantastiche.

Ci piace perché non sta lì a calcolare col bilancino emozioni e rischi. Dà sempre tutto, rischiando in proprio.

Ma è proprio questa immagine dell’uomo che sfida il mondo a farci venire i brividi, a riempire la testa de Er Vichingo di dubbi.

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Abbiamo già dato in passato. E ci siamo ritrovati innamorati traditi. Correvamo con i campioni, soffrivamo per loro. E alla fine ci sentivamo felici, senza stare lì a farci tante domande. E abbiamo pagato queste cambiali d’affetto firmate in bianco. Abbiamo giurato che non ci saremmo mai più ricascati.

Così oggi abbiamo paura, paura di innamorarci di nuovo e siamo lì a tormentarci di mille domande.

Il “caso Nibali” è tutto qui.

Non ci sono sospetti, non ci sono segreti annunciati, non ci sono informatori dietro le quinte che confermino le incazzature dei francesi.

Sembra proprio che si possa fare festa senza temere un brusco risveglio.

Fidiamoci di Vincenzo Nibali, lo Squalo.

Non ce la faccio. Quando in amore ti scotti è difficile amare di nuovo senza avere paura.”

Er Vichingo ha lanciato l’ultima sentenza e io sto qui a chiedermi perché un tradimento passato sia così forte da pesare anche su chi in questo momento colpe non ne ha.

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