Stampa: i giovani, i vecchi, le quote rosa

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BEN ARRIVATO a Luigi Gubitosi, il direttore generale della Rai che guadagna (beato lui) 650.00 euro l’anno. Quello che prima di annunciare il nuovo piano editoriale a sindacati e consiglio di amministrazione, lo ha illustrato all’Espresso. Ci mancava solo lui nel gruppo di quelli che, cambiano le parole ma resta intatto il senso, si sono pronunciati sulla retorica del via i vecchi, servono giovani.

Il gruppo Rai ha un personale anziano: 860 sopra i 60 anni, solo 120 sotto i 31.”

E allora? È questo il Grande Male della televisione di Stato?

Mi dà profondamente fastidio l’espressione: “Serve gente giovane.” Allo stesso modo non sopporto: “C’è bisogno di più donne nei posti di comando” o “Il nostro Paese ha necessità di gente con maggiore esperienza.

Mi sembrano espressioni qualunquiste e credo che siano il frutto di un razzismo puro.

Sono convinto che nei posti chiave debbano andarci persone competenti, oneste e con molta voglia di impegnarsi. Non ha alcuna importanza la loro età o il loro sesso. Un giovane può essere un’autentica capra e un vecchio può essere un genio. Vale lo stesso concetto al contrario. Capra il vecchio, genio il giovane. L’età non è una discriminante, né a favore né contro.

Essere donna non garantisce efficienza. Come non la garantisce il fatto di essere uomo. Reputo le quote rosa un insulto al genere femminile. Non si dovrebbe entrare in un posto in cui si prendono decisioni importanti per il solo fatto di appartenere a un genere. Donne e uomini sono ugualmente dotati di intelletto, spirito di iniziativa e intraprendenza.

Non ho mai fatto distinzioni di razza e se proprio sono costretto a giudicare una persona la valuto per le sue capacità. Non sto lì a dire più posti ai neri, bianchi, gialli, rossi o a qualsiasi colore abbia la loro pelle.

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A questo punto sento già sollevarsi le accuse di machismo, di difesa dei privilegi acquisiti (in fondo con i miei 65 anni sono etichettabile senza dubbio tra i “vecchi”, mi si concedano almeno le virgolette), di salvaguardia dei parrucconi, di misogenia.

Lo so anch’io che oggi per un giovane è difficile trovare lavoro, figuratevi arrivare a un posto di comando. Lo so anch’io che una donna deve faticare più dell’uomo per imporsi nella società moderna e che in molti vorrebbero che ricoprisse più ruoli, all’interno e fuori della famiglia, mentre non si chiede lo stesso sacrificio agli uomini.

Ma lavorare tanto, faticare per ottenere qualcosa non significa ottenere automaticamente la patente di fenomeno.

Forse dovremmo farla finita di esprimerci per categorie.

I giovani, i vecchi, i rumeni, i filippini, quelli del nord, quelli del sud, le donne, gli uomini, i bianchi, i neri, i milanesi, i napoletani. Basta. Entriamo nel merito. Non facciamoci occupare il cervello da un codice a barre che ci dice per bocca di luoghi comuni imposti da altri quello che è giusto e quello che è sbagliato.

La testa è mia e la gestisco io.” Parafrasando uno slogan del femminismo militante in cui al posto della testa c’era qualche altra cosa, mi approprio del concetto. E vi invito a fare altrettanto.

Per carità, non venitemi a dire: non c’è lavoro, l’Italia è alla fame, i politici rubano, i ricchi non pagano le tasse, le donne sono discriminate, i giovani sono lasciati soli. Non volevo certo negare tutto questo. I problemi sono reali, quello che vorrei è che fossero affrontati e (possibilmente) risolti da persone capaci.

Me ne frego se saranno uomini, donne, giovani o vecchi.

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Altrimenti, tanto per restare in tema Rai, resterà sempre attuale la frase di un direttore di rete: “Ho assunto un giornalista di destra, uno di sinistra e uno di centro. Avrò pur diritto di assumere ogni tanto uno bravo, o no?

Montanelli, Biagi, Brera, tanto per citarne tre del passato. E oggi Gianni Clerici, Eugenio Scalfari. Li avreste fermati, li fermereste solo perché erano o sono abbondantemente over 70?

L’editoria vive un momento drammatico. Cominciato, a mio avviso, la prima volta che per mascherare un taglio di personale qualcuno si è inventato la frase “Tutti devono sapere fare tutto.” Era il paravento dentro il quale si nascondeva l’accorpamento delle mansioni, non per ottimizzare il servizio ma per fare guadagnare di più chi di quel giornale era il proprietario.

Il mondo è pieno di frasi ad effetto create per mascherare qualcosa. Quella del “serve gente giovane” è una delle tante che mi fa imbestialire. Ma io sono un vecchio e per di più pensionato, non ho diritto di protestare.

Permettetemi almeno di precisare che non sto dicendo di portare l’età pensionabile oltre il centesimo anno di età…

Sto solo cercando di dire che, nel rispetto delle leggi attuali che regolano l’uscita dall’attività, il lavoro dovrebbe essere assegnato secondo i meriti, non guardando l’anno di nascita o il genere di appartenenza.

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